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www.ildialogo.org LE RELIGIOSE AMERICANE, UN VIVAIO DI INIZIATIVE, E IL SOCIOLOGO CHARLES TAYLOR AGGIOGATO AL CARRO DEL VATICANO. Una sua intervista a "la Croix", tradotta e tradita dal giornale dei Vescovi. Una nota di "Fine Settimana",a c. di Federico La Sala

IL GIORNALE DEI VESCOVI E LA CHIESA DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!
LE RELIGIOSE AMERICANE, UN VIVAIO DI INIZIATIVE, E IL SOCIOLOGO CHARLES TAYLOR AGGIOGATO AL CARRO DEL VATICANO. Una sua intervista a "la Croix", tradotta e tradita dal giornale dei Vescovi. Una nota di "Fine Settimana"

Ottimista, gioviale, Charles Taylor è un uomo che guarda alla vita. Del resto, quando gli si chiede quale brano della Bibbia gli piaccia meditare, cita il racconto della Resurrezione in Luca, con la domanda rivolta ai discepoli: «Perché cercate il Vivente tra i morti?». «È un interrogativo liberatorio, di un’incredibile profondità».


a c. di Federico La Sala

SINODO DEI VESCOVI 2008. L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO: AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?!

OBBEDIENZA CIECA: TUTTI, PRETI, VESCOVI, E CARDINALI AGGIOGATI ALLA "PAROLA" DI PAPA RATZINGER ("DEUS CARITAS EST", 2006). Materiali per riflettere


Taylor: non c’è Chiesa senza agape

di Élodie Maurot (Avvenire, 26 luglio 2012) *

Nonostante il caldo, Charles Taylor per dissetarsi ha scelto un bicchiere di bordeaux rosso intenso. Seduto in un bistrot parigino, il filosofo canadese assapora il piacere di ritrovare Parigi «che amo enormemente» - e un po’ di riposo, dopo una giornata di incontri maratona organizzati sul suo ultimo libro L’età secolare dall’Istituto del mondo anglofono della Sorbona.

Paradossalmente, quasi non si è sentita una parola d’inglese in tutta la giornata! Il filosofo del Québec, figura di spicco dell’università McGill di Montréal, si esprime in un francese perfetto, senza accento. Ma forse nella nostra Francia laica bisognava passare da un istituto ’anglofono’ per invitare un pensatore che s’interessa alla religione, alla secolarizzazione e alla loro ricomposizione nella modernità. Tanto più se è apertamente cattolico.

Da parecchi decenni Charles Taylor apporta un contributo notevole alla comprensione della modernità. In Radici dell’io sviluppava magistralmente la genealogia della soggettività moderna, da sant’Agostino alla Riforma, da Montaigne a Cartesio, dai Lumi al romanticismo. In L’età secolare, vasto tomo di oltre mille pagine apparso in francese l’anno scorso, studia il progressivo emergere di una società in cui la fede, anche per il credente più incrollabile, è diventata ’una possibilità fra tante’.

La sua opera è di quelle che rendono le cose più complesse. Con lui non c’è ’una’ ma ci sono ’più’ modernità, che intrecciano la diversità delle loro radici, anche religiose. E gli individui si mostrano più ricchi di quanto dicano le scienze umane, soprattutto quando si lasciano contaminare dal modello delle scienze naturali. Lontana dalle ’cause oggettive’ e dai ’determinismi’ che si crede spieghino l’uomo, la sua filosofia preferisce passare attraverso la storia, il linguaggio, il corpo, le sensibilità e gli immaginari, guidata da quelli che furono i suoi maestri, il filosofo francese Merleau-Ponty e il grande filosofo tedesco Hegel.

Questa sensibilità alla diversità Charles Taylor l’ha acquisita durante l’infanzia. Cresciuto in Québec da padre anglicano anglofono e madre cattolica francofona, il ragazzo non ha mai visto il mondo sotto l’aspetto dell’uniformità. «Nella mia famiglia c’erano sempre spiegazioni in corso - ricorda con un sorriso - La diversità era considerata normale, proprio mentre la società del Québec viveva in un’uniformità religiosa opprimente. Di conseguenza, ho sempre accettato di scaldarmi a differenti legni...».

La sua vicenda biografica ha dato vita a uno stile filosofico che è anche un modo d’essere: un gusto per il dialogo che ricorda il filosofo francese Paul Ricoeur, di cui Charles Taylor fu amico. «Ci siamo riconosciuti, lui protestante e io cattolico - sintetizza - L’ho stimato enormemente». Per lui, l’arte della filosofia consiste nel trovare «linguaggi più sottili» per suscitare conversazioni. «È un imperativo morale cercare di comprendersi».

Non c’è dubbio che la sua ultima opera, L’età secolare, partecipi di questo sentire. Apre a un dialogo inedito tra credenti e non credenti a partire dal tema della secolarizzazione. Con Taylor, questa non è affatto la «storia di una sottrazione», dove la religione indietreggerebbe sotto i colpi della scienza. È invece una profonda trasformazione degli immaginari e delle sensibilità, che rende possibile «l’umanesimo autosufficiente» ma non invalida la religione. «Bisogna distruggere le facili compiacenze», conclude. «Disfare le sufficienze di certi cristiani nei confronti dei non cristiani, di certi atei nei confronti dei cristiani».

Il filosofo non nasconde di essere un credente e un cristiano. «Non sono cresciuto in un’atmosfera molto religiosa, ma fin dall’adolescenza sono sensibile a quello che oggi descriverei come il potere di Dio, un potere di trasformazione e di resurrezione, che il Nuovo Testamento designa con il termine agapê, l’amore di Dio per gli uomini».

Charles Taylor è stato un cattolico del Vaticano II, ante litteram, dice. Negli anni ’50 incontra il pensiero personalista e la rivista Esprit, edita da Emmanuel Mounier. Nel circolo ristretto della rivista in Québec, legge i teologi Yves Congar e Henri de Lubac, «allora estremamente marginali». Deve proprio a Congar di avere guardato alla modernità come a «una nuova era della soggettività»: «Ho ripreso quest’idea quando ho descritto la nostra epoca attraverso l’etica dell’autenticità». Vivrà con entusiasmo l’apertura del Concilio Vaticano II, nel 1962: «Era come la caduta del muro di Gerico», ricorda.

Tuttavia la Chiesa cattolica non ha finito di «combattere la tentazione della cristianità»*: «Nella nostra Chiesa c’è sempre il pericolo di ricondurre a un numero limitato la diversità delle vocazioni, dei modi di vivere. Si ricerca sempre la formula giusta, utile, definitiva. È un errore». Lui ha il gusto di abbeverarsi a più fonti: san Francesco d’Assisi, ma anche la spiritualità francese del XVII secolo - «tanto presente in Québec» - con Maria dell’Incarnazione e Francesco di Sales. Gli piace immaginare la Chiesa come «un vivaio di iniziative», che fa irraggiare l’agapê nel mondo, «come oggi fanno i religiosi americani»**. Sempre immerso nei libri, il filosofo ama anche i boschi, le camminate e lo sci di fondo.

A 80 anni passati, i duri inverni canadesi non sembrano scalfirlo. Ottimista, gioviale, Charles Taylor è un uomo che guarda alla vita. Del resto, quando gli si chiede quale brano della Bibbia gli piaccia meditare, cita il racconto della Resurrezione in Luca, con la domanda rivolta ai discepoli: «Perché cercate il Vivente tra i morti?». «È un interrogativo liberatorio, di un’incredibile profondità».

(traduzione di Anna Maria Brogi; su gentile concessione del quotidiano «la Croix»)

 

* Redazione di "Fine Settimana": Il testo francese originale di questa frase è stato censurato (ndr)

** Il testo originale francese di questa frase è stato mal tradotto e tradito. Vedi al proposito nostro articolo redazionale (ndr)



Venerdì 27 Luglio,2012 Ore: 12:20
 
 
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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 27/7/2012 13.12
Titolo:Religiose americane: dall’inchiesta all’intervento ...
Religiose americane: dall’inchiesta all’intervento

di Massimo Faggioli

in “Il Regno” di maggio 2012


Il 18 aprile 2012 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato un “Doctrinal Assessment” circa la maggiore organizzazione delle religiose statunitensi, la LCWR (Leadership Conference of Women Religious, che rappresenta circa l’80% delle 57.000 suore americane).

In questo documento di otto pagine pubblicato in inglese la Congregazione denuncia “seri problemi dottrinali in molti che vivono la vita consacrata” all’interno di ordini religiosi membri della LCWR.
La CDF individua tre ambiti critici: i discorsi tenuti da alcuni invitati alle assemblee della LCWR (si fa riferimento al discorso tenuto da suor Laurie Brink a un’assemblea del 2007[1]); una “politica
di dissenso collettivo” rispetto agli insegnamenti del magistero della chiesa in particolare negli ambiti della sessualità, dell’omosessualità e sul sacerdozio femminile (Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II); la presenza nella cultura della LCWR di temi tipici del “femminismo radicale”.


Le suore americane erano finite sotto osservazione già nel 2008-2011, con una visita apostolica iniziata col cardinale prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Rodè (in
seguito ad una segnalazione ricevuta dall’ala più conservatrice delle religiose americane, che non fanno parte della LCWR): la visita apostolica si era conclusa alla fine del 2011 con un rapporto
presentato alla Santa Sede che non aveva evidenziato problemi urgenti[2]. Il documento dell’aprile 2012 riguarda invece una “indagine dottrinale” e ricorda che la decisione della CDF di procedere a questa indagine sulla LCWR era iniziata anch’essa nel 2008 ed era stata comunicata dal cardinale Levada alle indagate nell’aprile 2008. L’indagine della CDF è durata tre anni, e i risultati del rapporto dottrinale erano stati presentati al papa già nel gennaio 2011: quindi è da oltre un anno che le religiose americane sono nei dossier della CDF per un’azione di “riforma della LCWR” a cui la Santa Sede vuole procedere ricorrendo “alle varie forme di intevento canonico disponibili”.

La decisione annunciata il 18 aprile 2012 prefigura un’azione in più punti: rivedere gli statuti della LCWR, rivedere i programmi della LCWR, creare nuovi programmi di formazione per provvedere ad una più profonda comprensione della dottrina della chiesa, offrire sostegno
nell’applicazione dei testi e delle norme in materia liturgica, rivedere i legami di LCWR con organizzazioni affiliate.

La CDF, guidata dall’americano cardinale Levada, ha nominato una
commissione di tre vescovi degli Stati Uniti guidata dall’arcivescovo di Seattle, Sartain e composta dal vescovo di Toledo, Blair, e dal vescovo Paprocki di Springfield (Illinois).

Se i canonisti americani hanno reagito alla notizia notando che l’iniziativa prefigura, dal punto di vista giuridico, l’alternativa tra adeguarsi alle direttive vaticane o affrontare la perdita del carattere di organizzazione di religiose riconosciuta dal Vaticano, dal canto suo la LCWR si è detta “sbalordita” dalle conclusioni del rapporto. La notizia ha avuto grande impatto nella chiesa americana e ha sollecitato una presa di posizione in favore delle suore da parte di tutta la stampa cattolica liberal, ma anche di figure di “teologi pubblici” noti per la loro moderazione (da James Martin SJ di America Magazine a R. Scott Appleby dell’Università di Notre Dame)[3].

La questione ha raggiunto anche la grande stampa laica, inclusa la New York Review of Books, con la penna del noto intellettuale cattolico Garry Wills[4].


Dal punto di vista ecclesiale non è chiaro quale tipo di supporto l’ultima iniziativa della CDF incontrerà, se si tiene conto della freddezza che la visita apostolica del 2009-2010 aveva incontrato presso i vescovi americani. Ma negli ultimi tre anni il clima è cambiato: la leadership dei vescovi è passata all’energico cardinale di New York Dolan, è aumentato l’attivismo dei vescovi sul piano interno ecclesiale come sul piano del confronto con la politica (e con l’amministrazione democratica di Obama specialmente) ed è cresciuta la consonanza con Roma (anche grazie ad una serie di recenti nomine episcopali di grande rilievo ecclesiale e politico, tra cui New York, Los Angeles, Philadelphia, Baltimora).

C’è da chiedersi quale ruolo giochi, in questo giudizio dottrinale
sulla LCWR, la lotta interna alla chiesa cattolica sull’approvazione della riforma sanitaria di Obama, pubblicamente appoggiata dalle suore americane e fieramente combattuta dai vescovi perché non abbastanza pro-life. Ma non vi è dubbio che agli occhi della gran parte del laicato cattolico (specialmente di quello che ebbe la fortuna di frequentare le scuole cattoliche gestite dalle suore) questa azione della CDF non è altro che l’ultima puntata di una serie di iniziative volte a disciplinare le donne nelle chiesa: il caso della teologa Elizabeth Johnson nel 2011[5], la battaglia contro la contraccezione, la posizione del magistero sul sacerdozio femminile.

Quello che invece ha colpito maggiormente l’opinione pubblica in generale è stata l’accusa rivolta alla LCWR di rivolgere troppa attenzione alle questioni di giustizia sociale e di non impegnarsi adeguatamente per la difesa del magistero sulle questioni di morale sessuale e di difesa della vita.

È un capo d’accusa, questo, che a suo modo rappresenta in modo veritiero la scelta di un campo d’azione compiuta dalle religiose americane dal concilio Vaticano II a questa parte, e che rende le suore americane care e preziose agli occhi di molti cattolici e non solo. Ma in America il cattolicesimo è diventato parte integrante (se non il motore principale) della “culture war” attorno ai “valori”, e questa azione disciplinare proveniente da Roma non ha fatto altro che rinsaldare i due fronti, ecclesiali e politici: in un anno in cui la cosiddetta “war on women” è una delle questioni della campagna e della matematica elettorale per le presidenziali del novembre prossimo.


[1] Per il testo di quel discorso di Laurie Brink e due accurate analisi da parte di M. Wilson O’Reilly e di F.X. Clooney si vedano rispettivamente i blog di Commonweal
-http://www.commonwealmagazine.org/blog/?p=18612 e di America Magazine
-http://www.americamagazine.org/blog/entry.cfm?blog_id=2&entry_id=5075.

[2] Cfr. Regno-att. 16,2009,534 e 20,2009,667-669. Per il rapporto finale della visita apostolica, pubblicato nel gennaio 2012, http://www.apostolicvisitation.org/en/materials/close.pdf

[3] Tra le eccezioni di rilievo, il National Catholic Register, che non ha caso ha ricondotto la vicenda allo scontro del 2010 tra i vescovi americani e suor Carol Keehan, presidente della “Catholic Health Association of the United States”, in occasione della riforma sanitaria dell’amministrazione Obama.

[4] G. Wills, Bullying the Nuns http://www.nybooks.com/blogs/nyrblog/2012/apr/24/bullying-nuns/.

[5] Cfr. Regno-att. 8,2011,238.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 30/7/2012 11.07
Titolo:I VESCOVI USA E LA RIFORMA SANITARIA...
Accolto il ricorso dei Vescovi Usa
Rischia la riforma sanitaria di Obama

"È bastato un mese alla Chiesa cattolica americana per rispondere alla battaglia vinta da Obama di fronte alla Corte Suprema a difesa della sua riforma sanitaria.""Portano loro (i cattolici), oggi, la bandiera del primo emendamento: ispirano il conservatorismo americano; intravedono il trionfo contro Obama." (cit. da: Marco Ventura, Corriere della Sera, 30 luglio 2012)
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 30/7/2012 11.37
Titolo:L'AMERICA E IL SINODO DEI VESCOVI 2012: BENEDETTO XVI ALL'ATTACCO .....
La guerra che verrà. L’ultima offensiva di Roma contro il Vaticano II

di John Sivalon

da Adista Documenti n. 24 del 23/06/2012

DOC-2451. SCRANTON-ADISTA. Qual è la relazione tra il recente commissariamento, da parte del Vaticano, del massimo organismo di rappresentanza delle religiose statunitensi (Lcwr, v. Adista Notizie n. 16/2012) e la “barricata” che papa Ratzinger sembra ergere da tempo, nella Chiesa, contro il Concilio Vaticano II?

A collegare i vari punti del disegno è p. John C. Sivalon, ex superiore generale della Congregazione religiosa di Maryknoll ed attualmente docente di teologia presso l’Università di Scranton (Pennsylvania), in un articolo pubblicato il 27 maggio sul sito di sostegno alle religiose www.istandwiththesisters.org. Per Sivalon, in realtà, il peggio deve ancora venire: l’attacco più forte allo spirito del Vaticano II arriverà il prossimo ottobre, con l’apertura del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Riportiamo l’articolo, intitolato «Il Vaticano dichiara l’Anno dell’attacco» in una nostra traduzione dall’inglese. (l. e.)


L’ANNO DELL’ATTACCO

di John Sivalon

Sotto il pretesto di un “Anno della Fede”, il Vaticano ha lanciato un attacco frontale contro qualunque teologia o interpretazione del Vaticano II basata su quella che viene definita come “ermeneutica della rottura”. Tale attacco teologico viene articolato nel documento di Benedetto XVI noto come Porta Fidei (la lettera apostolica con cui è indetto l’Anno della Fede, ndt) e si precisa ulteriormente nella “Nota con indicazioni pastorali per l’Anno della Fede” elaborata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Entrambi i documenti sono citati dal card. Levada nella sua Valutazione dottrinale della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr). La logica di questa valutazione come di altre misure punitive messe a punto negli ultimi mesi (Caritas Internationalis, istituti educativi, ragazze scout) va intesa nel contesto più ampio di questo speciale “Anno dell’Attacco”.

Il vero nodo della questione, secondo la Nota, è quello di una «corretta assimilazione» del Vaticano II contro «interpretazioni erronee». Secondo Benedetto XVI tali interpretazioni sarebbero basate su un’“ermeneutica della discontinuità”, in contrasto con l’“ermeneutica del rinnovamento” su cui si basa invece la sua interpretazione. In realtà, tali ermeneutiche andrebbero meglio definite, rispettivamente, come “ermeneutica della missione” e come “ermeneutica del trinceramento”.

L’ermeneutica della missione individua nei documenti del Vaticano II un tentativo da parte della Chiesa di riscoprire nel suo passato nuclei di nuove comprensioni e di nuove strutture ecclesiali che rispondano in maniera più autentica e rilevante a quello che il Concilio ha chiamato mondo moderno. A tale ermeneutica appartiene l’affermazione, da parte dei Padri Conciliari, della tradizione come fondamento sul quale la fede può costruire e crescere continuamente in un contesto che cambia. E la visione della presenza continua di Dio nella storia e nella cultura, che generosamente offre nuove percezioni per comprendere e interpretare la pienezza della rivelazione.

L’ermeneutica del trinceramento, al contrario, vede nei documenti del Vaticano II la riaffermazione di dottrine fossilizzate in un linguaggio che possa essere inteso dal mondo moderno. L’ermeneutica del trinceramento si riferisce alla tradizione come un baluardo contro comprensioni erronee. E tende anche a leggere negativamente la modernità, definendola in termini di secolarismo, relativismo o pluralismo. Come afferma Benedetto XVI, «mentre, nel passato, era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, ampiamente condiviso nel suo appellarsi ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi pare che non sia più così in grandi settori della società...». L’ermeneutica del trinceramento, pertanto, rimpiange il passato, un’epoca idealizzata della cristianità.

Così, il provvedimento contro la Lcwr e le altre misure nei confronti di voci leali di cristiani fedeli, aperti al discernimento della saggezza di Dio nella cultura moderna, devono essere considerate delle incursioni iniziali per spaventare e ammorbidire le aree più forti di resistenza, prima che il vero attacco abbia inizio. Questa grande offensiva è prevista per ottobre del 2012, in occasione dell’apertura del Sinodo dei vescovi sulla “Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. I Lineamenta di questo sinodo stabiliscono chiaramente il bersaglio della “Nuova Evangelizzazione”, che è chiaramente la cultura moderna. Secondo il documento, il mondo moderno è espresso da una cultura del relativismo, che si è infiltrato fin nella stessa vita cristiana e nelle comunità ecclesiali. Gli autori affermano che le sue «gravi implicazioni antropologiche (...) mettono in discussione la stessa esperienza elementare umana, come la relazione uomo-donna, il senso della generazione e della morte». Associato a questo fenomeno, afferma il documento, vi è l’enorme mescolanza di culture, che si traduce in «forme di contaminazione e di sgretolamento dei riferimenti fondamentali della vita, dei valori per cui spendersi, degli stessi legami attraverso i quali i singoli strutturano le loro identità e accedono al senso della vita». Benedetto XVI ha definito tutto questo, in altre occasioni, come pluralismo, completando così la sua trilogia del demoniaco: secolarismo, relativismo e pluralismo, a fronte del sogno di una cultura dell’Europa medioevale recuperata e romanticizzata.

Gli istituti religiosi femminili, invece, esemplificano in maniera forte l’ermeneutica della missione: le suore hanno superato lo stile di separazione dal mondo; affrontano la sfida di abbracciare la presenza di Dio nella cultura moderna; lottano fedelmente per essere un segno autentico e chiaro dell’amore di Dio per il mondo. La Valutazione dottrinale è oltraggiosa per l’arroganza paternalista e patriarcale che esprime. Ma è chiaro che ha a che vedere con molto di più: la crepa drammatica all’interno della Chiesa Cattolica Romana in relazione all’interpretazione del Vaticano II e alla presenza o meno di Dio nella cultura moderna.

Quello che è più pernicioso in questo attacco, al di là degli effetti sulle vite delle persone che ne sono immediatamente e drammaticamente vittime, è l’appropriazione di concetti sviluppati da quanti operano a partire da un’ermeneutica della missione da parte di coloro che difendono un’ermeneutica del trinceramento, i quali ridefiniscono e utilizzano tali concetti in funzione della loro offensiva. Tre rapidi esempi si incontrano nella Valutazione dottrinale della Lcwr del card. Levada.

Per prima cosa, Levada afferma che l’obiettivo principale della Valutazione è quello di contribuire a realizzare un’“ecclesiologia di comunione”. I teologi che hanno sviluppato tale ecclesiologia hanno basato le proprie riflessioni sull’enfasi posta dal Vaticano II sulla Chiesa come Popolo di Dio, come Corpo di Cristo o come Popolo Pellegrino. Tutte queste immagini sono state utilizzate dal Vaticano II per ampliare la comprensione della Chiesa al di là della gerarchia. E nessuna immagina l’unità come qualcosa di costruito per mezzo della forza o dell’obbedienza alla dottrina. Al contrario, l’unità è vista come frutto del dialogo e del discernimento comune laddove il Popolo di Dio lotta unito per essere testimone fedele e autentico dell’Amore che spoglia se stesso. Chi più di questi istituti religiosi femminili riassume la comunione fondata sulla fede e vissuta come autospoliazione?

In secondo luogo, la Valutazione dottrinale sulla Lcwr definisce il carattere sacramentale della Chiesa quasi esclusivamente come gerarchia patriarcale. Di nuovo, il documento usurpa una comprensione della Chiesa del Vaticano II come sacramento e la riformula. Il Vaticano II, al contrario, postula la Chiesa nella sua interezza come sacramento del Regno di Dio.

Nel post-Vaticano II, molti teologi di varie parti del mondo hanno elaborato l’immagine della Chiesa come Profeta, fondando tale visione sull’opzione preferenziale per i poveri, sulla fede nella salvezza come liberazione e sulla necessità di denuncia nei confronti non solo delle strutture del mondo ma anche di quelle della Chiesa stessa e del suo ruolo di supporto a situazioni di oppressione e di negazione dei diritti. Al contrario, la Valutazione nega qualunque possibilità di profezia nei confronti della gerarchia della Chiesa o qualunque presenza profetica separata da tale gerarchia. Questa aberrante mancanza di considerazione per i profeti biblici e per la loro forte presa di posizione contro sacerdoti, re e rituali di fede svuotati non è colta come una rottura con il passato o con la tradizione da parte di coloro che operano a partire da questa ermeneutica del trinceramento.

Nel momento in cui si celebra il 50º anniversario dell’apertura del Vaticano II, entriamo in un nuovo capitolo della storia della Chiesa. Il Concilio convocato per aprire le finestre è ora reinterpretato con le persiane chiuse, per proteggere la Chiesa dai venti di tempesta di un mondo in cerca di autenticità spirituale. Per quanto lo si presenti come un momento di rinnovamento, l’Anno della Fede è realmente dedicato all’idolatria della dottrina, del potere e della gerarchia. Le suore che, nel loro servizio alla Chiesa e al mondo, non si limitato al voto di povertà, ma lo vivono realmente senza privilegi, status o accumulazione di ricchezze, sono in forte e profetico contrasto con l’inautenticità di un trinceramento mascherato da rigenerazione.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 10/8/2012 13.30
Titolo:SUORE USA: RICHIAMO ALL'ORDINE RESPINTO. ...
- Suore Usa a conclave
- Piegarsi o no a Roma?

- di Massimo Gaggi (Corriere della Sera, 10 agosto 2012)

Intonano canti folk religiosi, danzano agitando sciarpe colorate, indossano gonne e pantaloni, invitano sul podio, per il discorso d’apertura, Barbara Marx Hubbard, una futurologa che cattolica non è: una sostenitrice dell’«evoluzionismo coscienzioso» apprezzata più dai discepoli della filosofia New Age che dalle gerarchie ecclesiastiche. La «Leadership conference of women religious», l’organizzazione riconosciuta dalla Chiesa di Roma che raduna l’80% delle 57 mila suore americane, ha vissuto così, con apparente leggerezza, il momento più difficile e angoscioso della sua storia: il meeting, in corso da tre giorni in un albergo di St. Louis, in Missouri, per decidere la risposta da dare al Vaticano che le accusa di aver commesso gravi trasgressioni dottrinarie e chiede un atto di sottomissione alla gerarchia ecclesiastica.

Un caso che si trascina da mesi: da quando la Congregazione per la dottrina della fede imputò loro di non opporsi alla contraccezione e ai matrimoni gay e di non impegnarsi con sufficiente determinazione contro l’aborto, mentre tutte le loro energie erano concentrate sull’aiuto ai poveri. Una requisitoria durissima, condita con l’accusa di essersi fatte infettare dalle posizioni del «femminismo radicale».

Un richiamo all’ordine respinto dalle suore che considerano legittimo fare riferimento ai valori sociali esaltati dal Concilio Vaticano Secondo. Prive di carte da giocare, almeno sul terreno del diritto canonico che mantiene le suore in una posizione subordinata rispetto al resto del clero, le religiose hanno comunque ribattuto colpo su colpo, forti del sostegno di molti fedeli americani che le hanno conosciute e apprezzate come infermiere negli ospedali, insegnanti nelle scuole cattoliche, amministratrici di parrocchie. Un paio di mesi fa un gruppo di loro ha addirittura dato vita a un tour battezzato «Nuns on the bus»: suore americane on the road per spiegare attraverso nove Stati Usa le ragioni della loro ribellione al diktat di Roma.

Al culmine della polemica, lo scontro ha rischiato addirittura di acquistare il sapore di una contrapposizione politica: le suore impegnate nel sociale e liberal sui temi etici accomunate a Obama, il community organizer arrivato alla Casa Bianca, mentre la gerarchia ecclesiastica carica a testa bassa il partito del presidente per le unioni omosessuali, la riforma sanitaria e altro ancora. Qualche giorno fa la nuova richiesta del Vaticano: tornate su una linea più aderente alla dottrina della Chiesa e accettate il controllo di tre vescovi. Da martedì sera 900 suore, in rappresentanza delle congregazioni maggiori, sono riunite a St. Louis per decidere cosa fare.

Comunicheranno le loro scelte stasera, alla fine di quella che è già considerata la riunione più cruciale mai tenuta da un organismo cattolico americano. A giudicare dalle dichiarazioni di madre Patt Farrell, la suora dell’Iowa che guida il movimento, atti di sottomissione non ce ne saranno. Ma, probabilmente, nemmeno gesti irrimediabili di rottura.

Le suore non hanno alcuna voglia di farsi espellere e adesso si sentono più forti, anche perché il tentativo di isolarle è fallito: per loro è arrivata la solidarietà dell’ordine francescano d’America, a St. Louis hanno avuto il caldo benvenuto del vescovo della città e perfino il cardinale di New York Timothy Dolan, che è anche presidente della Conferenza dei vescovi Usa e che nella Chiesa passa per un duro, si è lasciato andare a un «noi cattolici amiamo le nostre sorelle». Parole forse dette per scongiurare una rottura irreparabile in un periodo nel quale la gerarchia ecclesiastica Usa, scossa dagli scandali dei preti pedofili, deve già fronteggiare una grave crisi d’immagine.

Ma il genio ormai sembra essere uscito dalla lampada: ieri è stato reso noto che le un tempo silenziosissime suore saranno le protagoniste di un pranzo - con annessa conferenza stampa - che si svolgerà il 16 agosto al National press club di Washington.

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