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La settimana politica
LO STATO DELLA GIUSTIZIA IN IRPINIA E LA SOPPRESSIONE DEI TRIBUNALI DI SANT’ANGELO DEI LOMBARDI E DI ARIANO IRPINO.

di Nino Lanzetta

Dalla recente elezione del Consiglio direttivo dell’Ordine degli avvocati di Avellino due dati colpiscono l’attenzione. Il primo è la larga partecipazione allo scrutinio, superiore a quella delle normali elezioni politico- amministrative; il secondo sono i circa duemila avvocati iscritti all’albo ai quali si devono aggiungere i circa 500 delle circoscrizioni di Ariano Irpino e di Sant’Angelo dei Lombardi. Se si vogliono analizzare le cause dello stato della giustizia nella nostra provincia non si può prescindere da questi dati. Le riflessioni per così dire spontanee, sono da una parte che partecipazione diventa maggiore e più attiva quando si tratta di esercitare e difendere, in maniera concreta e diretta, diritti individuali e di categoria, dall’altra l’esorbitante numero di avvocati della nostra provincia. I quali avvocati, che costituiscono indubbiamente una casta potente e corporativa e, nelle regioni meridionali, più legata alla casta dei politici con i quali hanno interessi comuni, per il predominio sul territorio, sono già da tempo sul piede di guerra per la ventilata soppressione dei Tribunali di Ariano e di Sant’Angelo. Tribunali che, guarda caso, con linguaggio comune, qualificano servizi sul territorio e presidi di legalità. Linguaggio e metodi da vecchia politica che si limita, ormai da tempo inveterato, a difendere la stratificazione sul territorio di assetti politico-amministrativi consolidati e poggiati su strutture e servizi da anni oggetto del loro potere e controllo.

Eppure i dati sulla sicurezza, certificati dalla relazione del Presidente Bonajuto alla recente apertura dell’anno giudiziario, indicano, nella nostra provincia, una diminuzione di reati che rientrano nella fisiologia di una città di provincia, seppur circondata da territori nei quali la camorra e la piccola criminalità sono quasi connaturali all’ambiente. I soli reati in aumento, nel capoluogo e nel suo hinterland, sono quelli per droga e per contraffazione di marchi ed etichette, tipici dell’economia camorrista, e quelli di rapine e furti legati alla crescente povertà. Solo tre omicidi nel 2011 e 4 nel 2010. Per il resto ordinaria amministrazione. Il contenzioso civile, quello che si rivolge soprattutto agli Enti Previdenziali, alla sanità ed alle assicurazioni si mantiene a livelli elevati proprio a causa del costume, anch’esso inveterato, di cercare di lucrare benefici, dalla Pubblica amministrazione con un vero e proprio assalto alla diligenza che vede alleati clienti ed avvocati. Da questo l’invito alla mobilitazione contro la soppressione dei Tribunali di Sant’Angelo e di Ariano.

La revisione delle circoscrizioni, create alla fine dell’ottocento, quando si viaggiava con i calessi, invece, che non rispondono più alle esigenze della società come oggi si è venuta ristrutturando è una necessità resa obbligatoria dalla crisi che costringe ad una riduzione drastica della spesa pubblica. Lo sostengono, da almeno un decennio, molti esperti e magistrati. Il giudice, nostro concittadino Gerardo D’Ambrosio, già nel 204 scriveva nel suo volume “La giustizia ingiusta”: “ Un effetto positivo, invece, avrebbe la revisione delle circoscrizioni che, con la soppressione degli Uffici giudiziari meno produttivi o non funzionali per l’inadeguatezza dell’organico alle numerose incompatibilità stabilite dall’ultima riforma, metterebbe a disposizione degli uffici, oberati ormai da una mole di lavoro intollerabile, risorse non indifferenti in termini di mezzi e personale. Tale revisione è però di difficile attuazione tanto che, pur messa in programma da quasi tutti i governi, non è mai stata attuata. E ciò per le forti resistenze locali o, se così si vuol dire, campanilistiche.” E il Vice presidente del CSM Vietti, sempre alla cerimonia dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario ha, tra l’altro, detto: “ Non possiamo più permetterci una geografia giudiziaria risalente a due secoli fa perché duemila Uffici giudiziari ospitati in tremila edifici rappresentano un costo insostenibile”.

Del resto i tribunali di Sant’Angelo e di Ariano, con meno di dieci giudici a testa, non saranno mai in grado di funzionale. Meglio un solo Tribunale nel Capoluogo, del resto facilmente raggiungibile, rafforzato, meglio organizzato e funzionale, che tre tribunali, incompleti e mal funzionanti. La lotta agli sprechi ed ai privilegi, insieme alla lotta all’evasione fiscale ed al lavoro nero sono i presupposti necessari e, talvolta dolorosi, per uscire dalla crisi. E sprechi sono quelli dei tribunali, pletorici o non in grado di funzionare, e conservazione di privilegi come quelli degli avvocati che vogliono conservare le prerogative sul territorio e che antepongono al bene comune il loro “particulare” e l’inveterato clientelismo dei politici che vedono nella spartizione dei servizi sul territorio la fonte del loro controllo e conquista del consenso. Per questo i politici, che sono anche peggio, fanno loro facilmente sponda, invece di non dormire la notte per pensare a come rilanciare l’agricoltura, quella di qualità, che resta ancora una delle ricchezze non sfruttate di questo territorio.

NINO LANZETTA



Domenica 26 Febbraio,2012 Ore: 07:06
 
 
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