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www.ildialogo.org Thomas Wipf: “Liberi per il futuro”,a cura di Gaëlle Courtens

INTERVISTA
Thomas Wipf: “Liberi per il futuro”

a cura di Gaëlle Courtens

Da Agenzia NEV del 19/09/2012


Roma (NEV), 19 settembre 2012 - Si apre domani a Firenze la VII Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE) che riunirà 250 persone tra delegati, osservatori e staff provenienti da una trentina di paesi e appartenenti a 106 chiese riformate, luterane, unite e metodiste. Numerose le questioni sul tappeto, dall'ecumenismo al pluralismo religioso in Europa, dalla crisi economica ai rapporti tra generazioni nelle chiese e nella società. Cosa significa essere protestanti oggi in Europa? Ne abbiamo parlato alla vigilia dell'assise della CCPE con il pastore riformato svizzero Thomas Wipf, presidente uscente della CCPE.

Il tema dell'Assemblea è "Liberi per il futuro". Perché parlare di libertà in un momento storico segnato da una grave crisi economica e finanziaria del Continente? Le chiese non dovrebbero preoccuparsi di giustizia sociale, lotta contro la povertà, sfruttamento, disoccupazione?

Si tratta di un motto molto protestante. Riprende quanto riscoperto già al tempo della Riforma, vale a dire il fatto che per mezzo di Dio siamo degli uomini e delle donne liberati dal peccato e aperti al mondo nuovo dell’evangelo; resi capaci di vivere con dignità ogni situazione dell’esistenza. Ma siamo resi liberi anche al fine di permettere una vita solidale e di servizio verso il prossimo, un concetto tipicamente protestante che caratterizzerà anche questa Assemblea. E' proprio un buon motto, invece, quello scelto, anche e soprattutto in riferimento alla grave crisi che sta attraversando l'Europa.

Nello specifico, sul tema della crisi, la presidenza e il consiglio della CCPE sottoporranno all'assemblea un documento sulla situazione attuale in Europa che non si limita alle sole questioni economiche e finanziarie, ma si interroga sulle implicazioni della crisi, per esempio, tra generazioni, o sulle conseguenze del nostro stile di vita. Le questioni da affrontare sono di fondo ma anche di natura etica, e crediamo, profondamente evangeliche.

I protestanti hanno bisogno di parlare a livello europeo con una sola voce? In questo contesto, la CCPE che ruolo ricopre? Quant'è realistica l'idea di un sinodo delle chiese protestanti europee?

La CCPE è una rete di chiese in tutta Europa. La collaborazione si costruisce dal basso verso l'alto. Il leggendario scetticismo dei protestanti nei confronti di qualsivoglia gerarchia, non fa eccezione nemmeno qui. Escludo che un giorno ci potrà essere una struttura centrale e decisionale forte del protestantesimo. Nella migliore tradizione evangelica, anche nella CCPE sono le singole chiese e le persone che le compongono a gestire la struttura, senza che ci sia una linea imposta dall'alto.

Ora, è vero che le ultime due assemblee a Belfast (2001) e Budapest (2006) hanno espresso la necessità che le voci - rigorosamente al plurale - del protestantesimo europeo, siano rese più forti, soprattutto in riferimento a certe determinate tematiche. In questi anni la CCPE si è in effetti espressa su una serie di questioni, non solo di natura sociale o economica, ma soprattutto teologiche, o per esempio, su questioni etiche, come l'accompagnamento dei morenti. Ma non per questo credo che ci sarà a breve un "sinodo europeo". Opterei più per una formula assembleare come quella che si riunirà a Firenze, magari ad intervalli più corti: un'assemblea di rappresentati di chiese protestanti europee che si confrontano, dibattono e riflettono periodicamente sulle sfide comuni.

Vari osservatori parlano di un dialogo privilegiato della chiesa cattolica con le chiese ortodosse o addirittura evangelicali, a scapito del dialogo con il protestantesimo storico. Condivide questa lettura dello stato del dialogo ecumenico?

E' possibile, in effetti, osservare come il Vaticano sia molto attento sul fronte del dialogo con le chiese ortodosse, un dialogo senza dubbio impegnativo e difficile, perché nonostante le molte somiglianze, ci sono anche grosse differenze tra queste due confessioni. Lo stesso vale per i dialoghi intrapresi con le chiese evangelicali o pentecostali. Ma non credo che noi protestanti ci dobbiamo lasciar intimidire o impressionare da questo. I dialoghi tra le diverse componenti del protestantesimo storico - riformato, luterano, metodista e altri - e la Chiesa cattolica romana ci sono. I contatti sono numerosi, tant'è che la CCPE stessa, il prossimo febbraio, inizierà con il Vaticano una serie di consultazioni sul concetto di chiesa. A dire il vero, sul fronte teologico non mi aspetto da questi incontri, e con questa gerarchia, grandi sviluppi.

La nostra priorità è comunque rivolta all'ecumenismo tra le diverse denominazioni protestanti, dove vedo importanti segnali di avvicinamento teologico. Un proficuo dialogo si è già instaurato con i battisti, i mennoniti, gli anglicani. Insomma, in questa ottica, organizzazioni come la CCPE, ricoprono un ruolo sempre più importante.

Con questa Assemblea termina il suo mandato di presidente della CCPE. Qualche bilancio sugli anni appena trascorsi?

In quanto svizzero riformato è stato per me un immenso privilegio poter servire il protestantesimo europeo in questa funzione, anche perché sono convinto che la concezione protestante dell'essere cristiani è un modello per il futuro, un modello che si adatta anche a situazioni e società sempre più secolarizzate. Come protestanti cerchiamo di dare il nostro contributo sia nella chiesa che nella società, perché siamo uomini e donne liberi, nel senso di persone liberate attraverso Dio, con cui abbiamo un rapporto diretto, senza mediazioni. Siamo anche convinti che la chiesa sia una organizzazione della fraternità e non gerarchica, un dato che oggi apprezzano in molti. Oggi la percezione esterna e la visibilità della CCPE senza dubbio sono accresciute, tuttavia, molto resta ancora da fare.

E cosa le riserva il futuro?

Prosegue il mio impegno nel dialogo con le altre religioni: da qualche mese, infatti, presiedo il Consiglio europeo dei leader religiosi. Credo che la collaborazione tra culture e religioni sia oggi la vera grande sfida, e lo sarà anche in futuro. Una sfida non facile, e anche qui: molto lavoro resta ancora da fare.



Giovedì 20 Settembre,2012 Ore: 16:05
 
 
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