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www.ildialogo.org L’essenziale dell’ecumenismo,di Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia di Roma

L’essenziale dell’ecumenismo

di Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Un confronto ecumenico centrato su ciò che è essenziale: questa una possibile chiave di lettura degli interventi di Benedetto XVI a Erfurt, dove, nel quadro della sua visita in Germania, egli ha incontrato il presidente della Chiesa evangelica di quel paese, Nikolaus Schneider, e altri esponenti protestanti.

Riferendosi a Lutero, il pontefice ne ha messo in rilievo l’appassionata ricerca di “un Dio misericordioso”, proponendola come esemplare e contrapponendola all’indifferentismo contemporaneo, a volte condiviso anche da chi si considera cristiano. Davvero quella passione, la passione per Dio, per la sua parola, per una grazia infinitamente cercata, ma che alla fine ci può solo trovare, parla attraverso i secoli e al di là delle barriere confessionali. Nella meditazione su Gv. 17,20 (“Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola”), poi, il papa ha ricordato la condivisione della fede nel Dio trinitario, un patrimonio comune rispetto al quale, in effetti, le pur importanti differenze tra le confessioni passano in secondo piano. Il dialogo ecumenico, ha proseguito Benedetto XVI, non va pensato in analogia agli accordi politici: si tratta invece di un incontro di fede e di preghiera, condotto in nome della responsabilità di fronte a Dio e al mondo nel quale le chiese sono invitate ad annunciare l’evangelo.

Altri passaggi degli interventi papali sono parsi più convenzionali: la lamentela sulla secolarizzazione, l’elenco dei disastri del mondo, che sarebbe più breve se Dio non fosse dimenticato, eccetera. Per quanto posso vedere, tuttavia, il cuore del messaggio è nella sottolineatura di ciò che conta veramente di fronte a Dio. Il riferimento a Lutero, in questo contesto, va al di là della pur ovvia cortesia dell’ospite: ci ricorda che qui si tratta, di Dio, della grazia, del peccato, dell’umanità di fronte alla santità del Creatore. Questi temi ci uniscono.

Persino l’immancabile filippica contro la secolarizzazione, in questo contesto, ha un suo relativo diritto. In primo luogo, essa è collegata a un’essenziale nota autocritica (anche noi siamo esposti al rischio di dimenticare Dio); ma soprattutto, questo mondo che crede di essere adulto ha bisogno di sentirsi annunciare, a tempo e fuor di tempo, la grande notizia dell’amore di Dio in Gesù Cristo. Come avrebbe affermato lo stesso Lutero: se il papa dice questo, evviva!

Quello che mi risulta difficile capire è perché, se le cose stanno così, il dialogo ecumenico corrente parla invece di tutt’altro: del “giusto” episcopato, del primato “petrino” (che con Pietro c’entra poco: è quello del papa) e faccende del genere, come minimo secondarie, rispetto a ciò che, secondo Benedetto XVI, lo unisce a Lutero. Non capisco perché, se le cose stanno così, la comunione reale, piena, tra le chiese non sia riconosciuta nell’unica realtà che conta: che cioè i credenti e le credenti sono una comunità di peccatori perduti, ma perdonati dall’infinita e sorprendente (non scontata: questo il papa lo sa e lo dice, bene anche) bontà del Dio di Gesù. Non capisco perché, anziché gioire, insieme, di questo regalo intorno alla cena del Signore, siamo costretti a perdere tempo in discussioni di infinita povertà sulla “pienezza dei mezzi di salvezza”, che il papa e i suoi “rivendicano” (mai verbo fu più scellerato, in questo contesto) per sé.

Come evangelico, vorrei rivolgere alle mie sorelle e ai miei fratelli questo invito: prendiamo sul serio le parole del papa, più di quanto, mi permetto di dire, non sembri fare la sua chiesa. E quando ci vengono a dire che no, che il problema è il ministero del vescovo, potremo citare Benedetto XVI e replicare: ma è questo che conta in definitiva di fronte a Dio? E’ su questo che verremo giudicati? Ed è perché un tuo vescovo non mi ha imposto le mani che quella celebrata da me non è la festa dei peccatori perdonati? Osi dire questo, fratello cattolico? Pensaci bene, perché, se le parole del tuo papa dicono la verità, la faccenda è un po’ diversa.

Lo so che il papa stesso non la pensa così. E poiché non posso credere che il suo dire non sia sentito con autenticità, il fatto che le conseguenze non siano tratte mi lascia stupito. E se a qualcuno ciò appare ingenuo, rivendico la mia ingenuità. (nev-notizie evangeliche n. 38/2011)



Venerdì 30 Settembre,2011 Ore: 15:53
 
 
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