MESSAGGIO EVANGELICO E ANNO SACERDOTALE (2009-2010). Ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi, invece di dire "abbiamo", "noi", "dobbiamo", "abbiamo", Papa Ratzinger scrive: "Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di cị davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente" (Lettera, pf. 7)!!!
UNA CRISI DELL'INTERO ORDINE SACERDOTALE E UNA "LETTERA PASTORALE" CHE PRENDE CON POCO CORAGGIO E MOLTA FURBIZIA (COME "TRADIZIONE" COMANDA) LE DISTANZE DA CRIMINI ABNORMI E DAL LAVORO DI INSABBIAMENTO ISTITUZIONALE. Una breve rassegna stampa sulle reazioni

Il Papa si sente «tradito». Ma non si scusa per le violenze. Le gerarchie ecclesiastiche approvano, ma le le associazione delle vittime chiedono anche una condanna dell'insabbiamento. In Germania, nuove accuse a Ratzinger e Zollitsch. Abusi anche in Italia. Per i preti pedofili saremmo secondi solo al Belgio e all’Irlanda


a cura di Federico La Sala

 

 
Presentata ieri la «lettera pastorale» di Benedetto XVI alle vittime dei preti pedofili in Irlanda, ai colpevoli e ai loro vescovi. Conferma «tolleranza zero» e piena collaborazione della Chiesa con la magistratura.

Il Papa si sente «tradito». Ma non si scusa per le violenze



La lettera: I colpevoli rispondano a Dio e ai tribunali. Padre Lombardi: gesto inusuale
Benedetto XVI incontrerà le vittime: «Nulla cancellerà il vostro dolore»



di Roberto Monteforte (l’Unità, 21.03.2010)

«Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo con cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati». È con questa presa di posizione, netta e senza equivoci, che papa Benedetto XVI si rivolge alle vittime di abusi sessuali da parte del clero nella sua «lettera apostolica» indirizzata a tutti i cattolici del paese cattolico, in primo luogo alle vittime e alle loro famiglie, ma anche ai sacerdoti colpevoli, ai vescovi, ai giovani, al clero «incolpevole». L’atteso documento è stato ieri presentato dal direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi. È una lettera indirizzata all’Irlanda, che tiene conto delle specificità di quella situazione, che è solo «un primo passo» di un cammino non semplice di assunzione i responsabilità e di recupero di credibilità di quella Chiesa e di quell’episcopato, ma che per alcune indicazioni può avere anche un valore più generale. Soprattutto per l’invito rivolto ai colpevoli.

COLLABORARE CON LA GIUSTIZIA

Chi ha sbagliato deve pagare. I preti e religiosi colpevoli di abusi sessuali verso giovani devono rispondere dei loro peccati e dei loro crimini, non solo davanti a Dio, ma anche davanti ai «tribunali debitamente costituiti». Per loro Ratzinger ha parole durissime. «Avete perso la stima della gente d’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Avete violato la santità del sacerdozio creando grave danno alla Chiesa» scrive, invitandoli ad assumersi la responsabilità dei peccati commessi. Chiede «pentimento sincero» e di render conto delle proprie azioni «senza nascondere nulla». «Riconoscete apertamente la vostra colpa sottomettendovi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio» è il suo invito. Non è un «mea culpa», ma sicuramente un’esplicita assunzione di responsabilità anche per quei vescovi e quei «superiori» che non hanno vigilato abbastanza, che hanno sottovaluto e coperto i responsabili. «Alcuni di voi e dei vostri precedessori afferma rivolgendosi all’episcopato irlandese avete mancato, a volte gravemente, nell’applicare le norme del diritto canonico circa i crimini di abusi di ragazzi». «Seri errori aggiunge furono commessi nel trattare le accuse». Vi sono state «mancanze di governo» che hanno seriamente minato la credibilità ed efficacia dell’azione della Chiesa. Nella lettera non si parla di dimissioni da accogliere. Ai vescovi il Papa chiede però di «mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico» e soprattutto «di cooperare con le autorità civili». Non vi possono più essere incertezze. Invita a seguire «un approccio chiaro e coerente» nell’applicare le norme stabilite a tutela dei ragazzi». Vi saranno «visite apostoliche» nelle diocesi per fare chiarezza sulle situazioni specifiche.

IL BUON NOME DELLA CHIESA

Come rimediare? Il Papa indica dove intervenire e non solo per la Chiesa d’Irlanda. Oltre alle «procedure inadeguate» nella selezione dei sacerdoti e alla «insufficiente formazione umana, morale, intellettuale e spirituale nei seminari» aggiunge la «tendenza a favorire il clero e altre figure in autorità» e «una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare scandali» che hanno portato alla «mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità della persona». L’effetto è stato che le conseguenze negative per la Chiesa sono state superiori a secoli di persecuzioni. Con la sua lettera personale, «gesto inusuale» come ha sottolineato padre Lombardi il Papa intende «contribuire a riparare, risanare, rinnovare» ha espresso la sua vicinanza personale alle vittime che è pronto ad incontrare ad incontrare e ascoltare così come è avvenuto in America, in Australia e anche a Roma.

Qualcuno resterà deluso. Anche perché restano in ombra le responsabilità antiche e recenti della Santa Sede. Tutto pare scaricarsi su preti e vescovi. Padre Lombardi ha sottolineato «la coerenza e la chiarezza nell’azione» di papa Ratzinger anche quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. nel «contrastare atteggiamenti di copertura o nascondimento». La «Lettera», ha chiarito, è un documento pastorale e dunque non si sofferma su provvedimenti amministrativi e giuridici riguardanti eventuali dimissioni di presuli irlandesi. Sono decisioni che spettano al Papa. C’è chi assicura che arriveranno a breve.


Abusi anche in Italia, li racconta «Il peccato nascosto»
Per i preti pedofili saremmo secondi solo al Belgio e all’Irlanda
Omertà e sottovalutazione hanno nascosto l’ampiezza della pedofilia in canonica anche nel nostro paese. I casi eclatanti e la denuncia dell’avvocato Marazzita

di R. M. (l’Unità, 21.03.2010)

Una pubblicazione tempestiva e utile Il peccato nascosto (casa editrice Nutrimenti. 12 euro pagg. 178). Soprattutto per il grande pubblico che vuole capire qualcosa in più sullo scandalo dei preti pedofili e soprattutto sui «silenzi della Chiesa», quelli sui quali ieri Benedetto XVI ha avuto parole di inequivocabile condanna. L’autore ha voluto restare anonimo. Il libro è stato curato dal giornalista Luigi Irdi. Si parte da ampi stralci dei documenti della commissione d’inchiesta sui casi irlandesi, per poi fornire un quadro delle storie «italiane dimenticate da giornali e tg». Storie aberranti e drammatiche di pedofilia consumate nelle canoniche.

Tutto parte dal dicembre del 2009 quando la commissione Murphy ha reso pubblico il suo rapporto d’indagine sugli abusi sessuali commessi dai preti della Chiesa irlandese nei confronti di minori: sono stati presi in esame, nella sola diocesi di Dublino, i casi di 46 sacerdoti che, dal 1975 al 2004, hanno fatto 320 vittime. Le conclusioni che gli inquirenti irlandesi traggono sono chiarissime. Per molti anni l’unica preoccupazione delle gerarchie ecclesiastiche chiamate a misurarsi con questo problema è stata quella di tutelare, ben prima delle vittime degli abusi, il buon nome della Chiesa, la sua reputazione. Il nodo sarebbe il documento De delictis gravioribus, un aggiornamento del Crimen sollicitationis (1962) con le nuove istruzioni rivolte ai preti sui casi di pedofilia nel 2001 dallo stesso Joseph Ratzinger allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per gli autori il documento forniva un’indicazione molto chiara: «Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio». Un’interpretazione sbagliata? Forse, ma ha giustificato una scarsa collaborazione della Chiesa con la magistratura. Anche in Italia. Secondo l’avvocato Nino Marazzita, presidente dell’associazione antipedofilia «La Caramella buona» che ha collaborato alla realizzazione del libro, in Europa per gli abusi di preti pedofili saremmo secondi solo al Belgio e all’Irlanda. L’avvocato denuncia il clima di omertà, la logica di insabbiamento, ma sarebbero decine i casi affrontati nelle aule di giustizia. Per rompere questo clima Il peccato nascosto dà conto di alcuni, emblematici. Racconta della piccola Alice (nome di fantasia) e di don Giorgio Carli, a Bolzano, ricorda il caso di don Piero Gelmini, il «prete antidroga» ed i casi di abuso denunciati all’Istituto Valsalice dei salesiani a Torino, di don Mauro Stefanoni a Como e di don Ruggero Conti a Roma. Lo fa senza compiacimento. Sottolineando, però, quanto le coperture della gerarchia abbiano nuociuto alla verità e alla credibilità della stessa Chiesa.


«Io, bimbo violentato arrivai a odiare me stesso»

In prima pagina sull’Independent il racconto di una vittima: il Papa si assuma la responsabilità di insabbiamenti e connivenze.
E parli a chi ha perso la fede

di Colm O’Gorman (l’Unità, 21.03.2010)

Non fu la violenza subitadaunpretea14anni a mandare in frantumi la mia fede; fu rendermi conto che la Chiesa Cattolica mi aveva volontariamente e consapevolmente abbandonato, fu venire a sapere che avevano ordinato sacerdote il prete che mi aveva abusato pur sapendo che era un pedofilo e che lo lasciavano fare impunemente ignorando le lamentele. Quindi è difficile non essere cinici riguardo alla lettera pastorale di Benedetto XVI.

Tanto per cominciare la lettera è diretta alla «fedele Irlanda». Il Papa non scriverà a quanti sono scappati o hanno lasciato la Chiesa traumatizzati o furibondi a causa degli atti di depravazione e delle complicità, ma a quanti, malgrado tutto, conservano la fede.
So benissimo perché ho perso la fede nella Chiesa Cattolica Romana. Ero un bravo cattolico, nato in una società dove essere irlandese voleva dire essere cattolico. Da bambino alla sera mi inginocchiavo insieme alla mia famiglia per recitare il rosario e divenni chierichetto perché da giovane per me aveva un enorme significato servire il Dio di cui parlavano i miei genitori. La mia fede per me contava molto; era giunta a me dalle generazioni passate e mi dava un forte senso di identità e mi faceva capire quale era il mio posto nel mondo.

La fede era forte abbastanza da non essere spazzata via dall’abuso. Padre Sean Fortune fece leva sulla mia fedeltà per attirarmi nella sua parrocchia di campagna e violentarmi. Ma la mia fede era talmente forte e la mia necessità di credere nella bontà della Chiesa e dei suoi preti talmente potente mini, introiettando dentro di me l’odio per quel gesto di violenza e lì, nel mio animo, l’odio per decenni mi avvelenò. Era svanita la fede in me stesso, ma non quella nella Chiesa. Nel corso degli anni andai a messa la domenica sempre meno, ma continuai a stimare la Chiesa fin quando fui colpito dalla dolorosa consapevolezza di quanto grande era stata la rete di connivenze, silenzi e complicità non solo nel mio caso, ma anche nel caso di molti altri.

Il Vaticano, in primo luogo, non deve mai tentare di dare ad altri la colpa dei fallimenti della Chiesa. Papa Benedetto XVI non deve dire che
le rivelazioni dei reati commessi dai sacerdoti e gli insabbiamenti fanno parte di un complotto mediatico come ha fatto in precedenza. Non deve cercare di attribuire la responsabilità alla decadenza della società occidentale, alla rivoluzione sessuale, ai gay, alla secolarizzazione o persino al diavolo come hanno affermato nel corso degli anni alti prelati.

Inoltre deve andare ben oltre le espressioni di angoscia e dolore per le rivelazioni degli ultimi anni. Nella sua qualità di capo della Congregazione della Dottrina della Fede, è stato responsabile per oltre venti anni della gestione dei casi di abusi sessuali sui bambini. Il Papa sa, più di chiunque altro, quali sono le dimensioni del problema in seno alla Chiesa Cattolica.

Non deve farci la paternale dicendoci quello che tutti sanno e cioè che gli abusi sessuali nei confronti dei bambini sono «crimini efferati». Non deve esprimere il suo rammarico per le azioni di alcuni o magari di molti. Né il Pontefice né l’istituzione che rappresenta sono mai stati considerati direttamente responsabili delle azioni di singoli sacerdoti.

Il Papa deve porre fine alla negazione e al rifiuto di affrontare in maniera adeguata l’accusa di insabbiamenti e connivenze. Al cospetto di casi ormai accertati in Irlanda, Stati Uniti, Australia e Canada, che hanno sollevato il tema della corruzione della stessa istituzione, comportarsi diversamente vorrebbe dire continuare a coprire gli scandali e rifiutarsi di affrontarli.

Si assuma la responsabilità degli insabbiamenti e delle connivenze e chieda scusa. In quanto capo supremo della Chiesa Cattolica, deve usare il suo potere per fare in modo che i bambini siano tutelati in seno alla Chiesa. Inoltre deve dire con chiarezza che quanti verranno meno al dovere di proteggere i bambini saranno chiamati a risponderne.

Da bambino mi insegnarono l’importanza della verità e della giustizia. Mi insegnarono che dovevo avere il coraggio di assumermi la responsabilità del male eventualmente fatto ad altri. Mi insegnarono che il primo passo su questa strada consisteva nel confessare i miei errori. Non mi aspetto nulla di meno dal capo della Chiesa che ha predicato a me questi valori.

L’autore dell’articolo è promotore di un movimento di tutela delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e ha scritto «Beyond Belief», storia di un bambino che ha fatto causa al Papa.

© The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


 Le reazioni
 
Le gerarchie ecclesiastiche approvano, ma le associazione delle vittime chiedono anche una condanna dell'insabbiamento

Delusione in Irlanda: "Il mea culpa non basta"

di Enrico Franceschini (la Repubblica, 21.03.2010)

LONDRA - «Profonda delusione» da parte delle associazioni che riuniscono le vittime degli abusi sessuali perpetrati da preti e suore. Speranza in una svolta che permetta «la rinascita e il rinnovamento» della Chiesa d'Irlanda, da parte delle autorità ecclesiastiche di Dublino. Reazioni contrapposte ha dunque suscitato la lettera pastorale di papa Benedetto XVI nell'Isola di Smeraldo, teatro per decenni di stupri, sevizie e violenze ad opera di sacerdoti pedofili e monache perverse. Le vittime, ma anche molti rappresentanti della popolazione, incluso il maggiore partito irlandese, si aspettavano di più dal pontefice, volevano un mea culpa più netto, che comprendesse una richiesta di scuse non solo per gli abusi nei confronti di migliaia di bambini ma anche per il cover-up, per l'insabbiamento di cui la chiesa irlandese siè resa responsabile, nascondendo i misfatti per proteggere preti e suore dalla giustizia civile.

Il cardinale Sean Brady, primate della chiesa cattolica in tutta l'Irlanda ha letto la lettera del papa durante una messa nella cattedrale di San Patrizio a Dublino, esprimendo il suo sostegno alle parole di Benedetto XVI senza fare alcun riferimento alla possibilità di dare le dimissioni per il ruolo che lui stesso ebbe nel non denunciare alla polizia gli abusi sessuali commessi da un noto prete pedofilo negli anni '70.
Ben diverse le reazioni delle vittime: «Sono profondamente delusa», dice Maeve Lewis, direttrice di One in Four, uno dei gruppi dei superstiti degli abusi e anche lei una ex-vittima. «Il papa ha sprecato una grande occasione». Una delle vittime, Christine Buckley, pure lei delusa, prende lo spunto per rilanciare la polemica sul celibato: «Il voto di castità ha avuto un peso enorme in questa vicenda», dice. E chiede che il papa si rechi in Irlanda «a incontrare le vittimee chiedere loro scusa di persona».


"I boy scout hanno un archivio segreto" (la Repubblica, 21.03.2010)

WASHINGTON - I Boy Scouts d'America, l'associazione a cui fanno capo decine di migliaia di gruppi legati negli Usa a varie chiese, hanno tenuto per anni un archivio segreto circa gli abusi sessuali accaduti all'interno dei loro gruppi. L'archivio è registrato come «perversion files». A denunciarlo è un avvocato americano, Kelly Clark, nel processo in cui difende un uomo di 37 anni che accusa un ex capo scout di averlo molestato sessualmente all'inizio degli Anni Ottanta, quando era un ragazzo.


La Germania sotto shock
 
"Messaggio anche per noi"

Nuove accuse a Ratzinger e Zollitsch

di Andrea Tarquini (la Repubblica, 21.03.2010)

BERLINO - «Nella lettera del Pontefice non è spesa neanche una parola sui molti, gravissimi casi di abusi in Germania». Le durissime parole di Christian Weisner, leader e portavoce di " Wir sind Kirche" ("La Chiesa siamo noi", l'associazione di base dei fedeli) la dicono tutta sulla delusione e sulle ore drammatiche che vivono i cristiani del paese natale di papa Benedetto XVI. «La lettera è un monito di anche per noi in Germania», afferma il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitsch.

Ma "La Chiesa siamo noi" accusa Zollitsch stesso di aver insabbiato un caso anni addietro, non denunciando nella sua diocesi un prete colpevole di abusi. Zollitsch smentisce di aver insabbiato coscientemente, ma chiede perdono. E Spiegel online lancia altre accuse: l'episcopato di Essen avrebbe inviato alla diocesi di Monaco, quando Joseph Ratzinger ne era vescovo, documenti e avvertimenti chiari sulle tendenze pedofile apparentemente inguaribili di padre Peter Hullermann, il sacerdote trasferito da là alla Baviera di Ratzinger. Accuse a cui risponde arriva subito la replica da Oltretevere: «Il Vaticano non ha mai negato che Ratzinger sapesse del sacerdote pedofilo proveniente da Essen, tanto che lo autorizzò a curarsi ma gli proibì qualunque attività pastorale». Divieto che però, nota l' Osservatore Romano, dopo la partenza di Ratzinger per Roma venne disatteso.

Per la Germania credente e cattolica, per le gerarchie ecclesiastiche tedesche, per la società e i media, è un giorno «che presenta luci e ombre», riassume Weisner. Il messaggio papale è importante, dice, e affronta il problema.

Ma non spende una parola sui numerosi, gravissimi casi nella Repubblica federale. «Casi che al momento, contando quelli denunciati, sono trecento, ma potrebbero essere venti volte superiori». E non è finita: il Pontefice non entra nel merito della questione della morale sessuale della Chiesa, e ciò rende ambivalente il documento. E la lettera, prosegue il leader dei cattolici del dissenso, non menziona mai le vere cause, che «secondo noi risiedono anche nei dettami cattolici sul sesso e sull'obbligo del celibato per i sacerdoti». Benedetto XVI, criticano ancora i dissidenti, «sottolinea ancora una volta l'immagine tradizionale del prete, che secondo noi non è adeguata ad affrontare il grave problema degli abusi pedofili negli ambienti cattolici».

Su questo sfondo di delusione emergono le accuse a monsignor Zollitsch. Avrebbe trasferito, ma non denunciato, un sacerdote accusato con prove di aver abusato di almeno 17 minori nella sua diocesi. Zollitsch ha negato con forza di aver insabbiato volutamente il caso, allora. Ma chiedendo perdono, ha ammesso che oggi si sarebbe comportato diversamente, «cercando e ascoltando vittime e testimoni in maniera più coerente e con maggior vigore».


Domenica 21 Marzo,2010 Ore: 15:03