Come funziona la "giustizia" negi USA
Appelli americani

di Claudio Giusti

30 giugno 2010
30 giugno 1905          E = mc2
Le reazioni seguite al rifiuto, da parte della Corte Suprema, di accettare il “certiorari” Vaticano mi fanno pensare che siano pochi gli italiani a conoscenza dei tortuosi meandri dell’appello americano. Senza entrare nei dettagli mi sembra importante far sapere che in quel paese l’appello non è un diritto costituzionale e che il primo grado conclude il procedimento sia civile che penale.
La quasi totalità dei condannati americani ha patteggiato la pena e perso il diritto all’appello, ma solo una parte piccolissima dei condannati da una giuria riesce a farsi ascoltare da una Corte d’Appello (dove ci sono) o da una delle Corti Supreme Statali e, nel raro caso vi riescano, questo non significa il rifacimento del processo, bensì la revisione formale del verbale del dibattimento.
Per i condannati a morte gli appelli possono diventare una messa cantata pluridecennale, ma per gli altri la cosa si conclude piuttosto in fretta, tanto che su 45 milioni di procedimenti giudiziari (civili e penali) in appello ve ne sono meno di 300 mila. Anche la United States Supreme Court (Scotus), al vertice del sistema federale e sopra le corti supreme statali, non ha l’obbligo di ascoltare ogni richiesta che giunge al suo cospetto ed è solita farlo senza perdersi in chiacchiere.
Il primo lunedì di ottobre è noto come “bloody monday” perché la Scotus inizia il suo “OT” annuale rigettando centinaia di “certiorari”, fra i quali vi sono moltissime richieste provenienti dal braccio della morte, arrivando a volte a seppellirne uno già accolto (DIGged: certiorari Dismissed as Improvidently Granted).
In definitiva, su 7-8 mila richieste d’appello la Scotus non emette più di 60-70 sentenze: il cosiddetto otto per mille della Corte Suprema. 
 
Dott. Claudio Giusti
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Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.


Giovedý 01 Luglio,2010 Ore: 16:37