VISIONE ECOLOGICA E SOPRAVVIVENZA PLANETARIA

di Eatwot

Adista Documenti n. 30 del 01/09/2012


L’attuale sistema economico e produttivo mondiale e lo stile di vita proprio della civiltà capitalista costituiscono le cause principali della “sesta grande estinzione di vita” in questo pianeta. Se non cambiamo radicalmente, andremo incontro a una catastrofe ecologica planetaria e forse alla nostra stessa estinzione come specie vivente. A partire da questa visione che qui diamo per scontata – e i cui dati si incontrano ovunque – passiamo a giudicare teologicamente questa situazione.

La nostra tesi è che a questo destino di distruzione verso cui pare ci stiamo incamminando non potranno porre rimedio da soli né il capitale né la politica né le religioni istituzionali: potranno farlo solo se accompagnati da un cambiamento di mentalità religiosa, compito che è proprio della teologia.

Oggi la religione continua ad essere la più profonda fonte di ispirazione per la popolazione mondiale. Neppure quanti si dichiarano estranei alle religioni istituzionali sono liberi da una visione religiosa di base che condiziona in maniera essenziale il loro modo di vedere il mondo e di vedere se stessi. Quello che sosteniamo è che solo un cambiamento di questo modo “profondo” (religioso) di vedere, solo un cambiamento di questa “visione”, può permettere la sopravvivenza dell’umanità, perché smetteremo di distruggere la natura solo quando scopriremo la sua dimensione divina e il nostro carattere naturale. Ci spieghiamo meglio.

I. È STATA UNA VISIONE RELIGIOSA TRADIZIONALE QUELLA CHE HA PERMESSO DI GIUNGERE A TALE SITUAZIONE

a) L’immagine del mondo-cosmo che abbiamo tradizionalmente avuto è stata un’immagine “piccola”, a causa della nostra mancanza di conoscenza scientifica (supplivamo alla nostra ignoranza con l’immaginazione e il pensiero mitico) e ha contemplato la natura come un mero “scenario” per la rappresentazione del dramma umano.

- La religione (che è una relazione dell’essere umano con Dio) è stata concepita e vissuta alle spalle della natura.

- La materia è stata considerata tradizionalmente qualcosa di inferiore, di inerte, carente per se stessa di vita, sostenuta nell’essere solo da Dio, privata di per sé di ogni valore che non fosse quello dato da Dio ed è stata ritenuta l’ambito ontologicamente inferiore, luogo dell’imperfezione, del male, della “carne”, del peccato…; oggetto di una visione dualista che l’ha separata e privata di ogni relazione intrinseca con lo spirituale e con il divino.

b) L’immagine tradizionale che abbiamo avuto di noi stessi ci ha presentato come esseri superiori al resto della natura.

In realtà, non ci siamo considerati realmente naturali, ma “soprannaturali”, dotati di una vita superiore che sarebbe la nostra principale essenza (l’“immagine e somiglianza di Dio” a cui siamo stati creati, il fatto di essere figli e figlie di Dio – solo noi, in modo eminente -, la grazia di Dio sulle nostre anime...).

Non apparterremmo in realtà a questo mondo, a questa Terra, perché saremmo stati creati a parte, quando già era pronto tutto lo scenario, direttamente da Dio, il che significa che non verremmo da questa Terra, ma da sopra e da fuori… e non ci sentiamo in questo mondo come nella nostra casa, perché qui saremmo solo di passaggio, in cammino verso la vita eterna celestiale...

Questa disparità e questa opposizione tanto radicali tra noi e la natura hanno fatto sì che ponessimo l’umano al di sopra di tutto il resto: è l’antropocentrismo, grazie a cui tutta la realtà naturale è stata vista in funzione dell’essere umano. Lynn White lo ha denunciato con una frase lapidaria: la religione giudaico-cristiana è quella più antropocentrica.

Saremmo i protagonisti della storia, la specie eletta, l’unica da tenere in considerazione, quella che tutte le altre devono servire (specismo).

Per questo, abbiamo considerato la natura come qualcosa da dominare (dominio a cui lo stesso Dio della Genesi ci ha invitato), come un contenitore di risorse ritenute infinite e inesauribili.

c) Quanto all’immagine tradizionale di Dio, pare che dal neolitico la civiltà agraria abbia trasformato la propria percezione della divinità

- distinguendola e separandola dalla natura, spogliando quest’ultima di ogni sacralità e spingendo la divinità verso la trascendenza,

- ponendola nel mondo delle idee (Platone), il mondo vero, perfetto, superiore, situato al di sopra del nostro, da cui dipenderemmo,

- e configurandola come theos, una divinità dominatrice, maschile, guerriera, patriarcale...

Anche qui il dualismo ha impregnato tutto: due piani della realtà, due poli completamente squilibrati (un dualismo in realtà “monista”, perché dei due poli soltanto uno concentra tutto l’essere e tutte le potenzialità, essendo l’altro pura passività, ricettività, negatività).

L’immagine trascendente di Dio – puro spirito, Creatore totale, completamente distinto dal cosmo, Signore, Kyrios... – ha condotto gli esseri umani, creati a sua immagine e somiglianza, a condividere qualcosa della sua trascendenza e tutta la sua signoria sulla natura. Non era questa l’immagine di Dio propria dell’essere umano paleolitico, il quale viveva in una profonda armonia con una Natura considerata divina, Pachamama, Grande Dea Madre, nutrice rispettata e venerata. In quale momento della nostra storia abbiamo deviato dal nostro cammino e imboccato la strada sbagliata? Oggi gli esperti sembrano concordare: abbiamo intrapreso il cammino errato a partire dalla rivoluzione agraria e oggi è arrivato il momento di riprendere la strada giusta.

Ebbene, è questa visione religiosa, tradizionale ed egemonica in Occidente nel corso di millenni, che ha reso possibile la nascita e il consolidamento di un sistema di civiltà predatore, nemico della Natura, responsabile del disastro ecologico verso cui ci stiamo incamminando.

La causa principale non è stata la cattività volontà di alcune persone o di alcuni popoli, ma l’insieme di elementi teorici (religione, credenze, teologie...) che hanno permesso e giustificato tale concezione dispregiativa, sfruttatrice e predatoria nei confronti della natura.

Tale atteggiamento negativo ha visto moltiplicare i propri effetti nocivi con l’aumento vertiginoso della popolazione umana sul pianeta e con lo sviluppo esponenziale da parte dell’essere umano delle sue capacità tecnologiche, poste quasi esclusivamente a servizio del lucro. Quello che nei secoli passati costituiva un danno facilmente assimilabile dal pianeta oggi sta diventando, in verità, un “eco-cidio”: sono molti gli esperti che concordano sul fatto che questa civiltà e la sua opzione per l’attuale modello di sviluppo sono diventati incompatibili con la sopravvivenza del pianeta e di noi stessi. Siamo realmente, letteralmente, in via di autoestinzione.

Per tutto ciò, smetteremo di distruggere la natura – e con ciò di distruggere noi stessi – solo quando deporremo questa visione dannosa che ci è stata inoculata attraverso la religione. Finché manterremo la vecchia visione, le migliori tecnologie continueranno a servire il lucro e a depredare la natura. Solo con una visione nuova si potrà porre rimedio – se riusciremo ad arrivare in tempo – all’ecocidio. E niente come la religione, che ha educato generazioni e generazioni inculcando in esse le immagini e le visioni più essenziali, può sostituire più efficacemente la vecchia visione con una nuova. Niente come la religione ha tante responsabilità per la situazione attuale e tante potenzialità per superarla.

Ma qual è questa nuova visione? È quella che è venuta forgiandosi nel corso degli ultimi tempi.

II. LA NUOVA VISIONE CHE PUÒ PERMETTERE LA SOPRAVVIVENZA DELLA VITA SUL PIANETA

Abbiamo bisogno di:

a) Una nuova immagine del mondo

La nuova cosmologia sta rivoluzionando l’immagine che avevamo del mondo, che ora vediamo come un cosmo non quieto ma in movimento totale, in espansione continua, in un processo di evoluzione, con salti qualitativi, autopoiesi, apparizione di proprietà emergenti.

La nuova fisica ci rivela che la materia non è inerte, che materia ed energia sono convertibili, che la materia ha un’interiorità, che è dalla materia (non da sopra né da fuori, ma da dentro) che nasce la vita, che la vita tende continuamente a farsi più complessa, a ricrearsi e a reinventare se stessa.

Una nuova comprensione ci mostra l’errore in cui siamo incorsi considerando la natura come un’immanenza sprovvista di trascendenza, di sacralità, di divinità... Tali dimensioni non possono essere espatriate verso una “trascendenza” astratta e metafisica come quella che abbiamo immaginato. L’unica trascendenza che oggi possiamo accettare è profondamente immanente.

Dio non può stare al di fuori né prima della realtà cosmica, ma in essa. Il cosmo, in qualche modo, è come il corpo dello Spirito. Non esistono soprannaturalità e sacralità se non nell’interiorità della realtà: la realtà stessa è sacra, è divina, è la «Santa Materia» (Teilhard de Chardin).

Salvando le differenze, oggi dobbiamo invertire il processo di desacralizzazione e di perdita di incanto a cui abbiamo piegato la natura attraverso la via della razionalizzazione e dello scientismo, spogliandola della sacralità e del divino con cui la nostra stessa specie l’ha venerata per millenni (Paleolitico) e continua a venerarla in molti popoli le cui culture si oppongono al razionalismo e allo scientismo. La nuova visione del mondo supera radicalmente il dualismo tra immanenza e trascendenza.

b) Una nuova immagine di noi stessi

Siamo consapevoli del fatto che non veniamo “né da sopra né da fuori”, ma “da dentro e dal basso”. La nostra età è di 13.730 milioni di anni. Siamo tutti nati con il big bang. Da allora, ogni fase, ogni passaggio dell’evoluzione del cosmo, fa parte della nostra “storia sacra cosmica”, che è una Grazia ancestrale...

Non siamo stati “creati dal nulla” da un dio-theos separato dal cosmo, che ci avrebbe posti in uno scenario terrestre “creato in cinque giorni”, destinati a rappresentare il dramma della “storia della salvezza (umana)” per sottoporci a una prova e passare ad un’altra vita distinta. Questa immagine tanto tradizionale e radicata è falsa e ci danneggia...

Siamo - letteralmente e non metaforicamente - “polvere di stelle”, formata dall’esplosione di una supernova. Siamo concretamente Terra, Terra-Mater-ia, autorganizzata, che ha preso vita ed è arrivata ad avere coscienza, a sentire, a pensare...

Siamo una “specie emergente” che riunisce in sé i tre cervelli animali - quello primario del rettile, quello più elaborato dei mammiferi e la corteccia cerebrale che ci caratterizza – e tutto lo sforzo autopoietico dell’evoluzione della vita.

Siamo una specie tra le altre, anche se molto peculiare, una specie che non ha il diritto di disprezzare gli altri esseri viventi, senzienti e intelligenti a loro modo, ma deve, in ragione della sua maggiore conoscenza, farsi carico di alimentare con la sua intelligenza l’armonia, il buen vivir e il buen convivir di tutti gli esseri viventi di questo pianeta.

Non siamo allora una realtà distinta, essenzialmente spirituale, superiore, aliena a questa Terra. Siamo pienamente tellurici, profondamente naturali, ultimo e più recente - per il momento - sviluppo dell’evoluzione in questo angolo del cosmo, evoluzione che ora, in noi, ha operato un salto ed è diventata culturale, assumendo una qualità profonda...

Da questo punto di vista, l’essere umano non ha più quel carattere assoluto attribuitogli orgogliosamente (dalla Dottrina sociale della Chiesa). Siamo interconnessi con tutto, in una rete assolutamente interdipendente. Distruggendo la natura, distruggiamo la nostra casa, la nostra nutrice, noi stessi.

c) Una nuova visione della divinità

Il dio-theos patriarcale, spirituale, immateriale, acosmico, onnipotente, signore, kyrios... non solo non è più credibile per molte persone, ma è un’immagine che ci ha fatto e continua a farci molto danno, perché ha giustificato il disprezzo e la devastazione della natura.

L’immagine corretta di Dio non possiamo incontrarla solo nelle Rivelazioni, il «secondo libro» (sant’Agostino) scritto da Dio, ma nel primo libro, nella realtà, nel cosmo, libro che negli ultimi 300 anni si è aperto ai nostri occhi in un modo inimmaginabile, con un autentico «valore rivelatorio» (Thomas Berry).

Un errore sul cosmo si traduce in un errore su Dio (Tommaso d’Aquino): gli errori enormi e la profonda mancanza di conoscenza relativi al cosmo, alla materia e alla vita si sono necessariamente tradotti in grandi errori sulla divinità. Oggi possiamo intuire in modo molto più corretto il volto divino del cosmo, la sua anima divina, un nuovo volto di Dio che anima tutto.

Oggi scopriamo che il Dio-theos-kyrios che ci ha accompagnato in maniera tanto autoritaria per millenni è semplicemente un “modello” in cui abbiamo tentato di cogliere l’intuizione della sacralità, dibattendoci oscuramente con il Mistero, e confondendo spesso le credenze, i simboli e le mappe con descrizioni realiste di un secondo piano...

Per un numero crescente di persone, il teismo (un theos là sopra, là fuori) non solo non risulta credibile, ma è sempre più indicato come la causa della desacralizzazione del mondo (l’espatrio della divinità verso una trascendenza meta-fisica), della divinizzazione dell’essere umano, della sua sovra/de-naturalizzazione e della sua trasformazione nel peggiore nemico attuale della vita sul pianeta.

Il teismo (e ugualmente l’ateismo) deve cedere il passo ad un certo atteggiamento post-teista. La divinità della realtà o la Realtà Ultima non devono più essere concepite secondo il modello del theos, né secondo il nostro stesso modello (teismo antropomorfico); possono forse essere contemplate per un certo tempo secondo il modello della vita, biomorfico: quello che vediamo nel mistero evolutivo della vita ci rivela in qualche modo qualche tratto reale della Divinità.

Il panenteismo (letteralmente «Dio in tutto, tutto in Dio») è accettato oggi – nella consapevolezza che non c’è nessun nuovo dogma, né un’interpretazione definitiva – come il modello più accettabile per questa era ecozoica (Berry) o antropoceno (Boff e altri). Una divinità che non sta al di fuori, che non è un qualcuno come noi, né un Signore... ma la Realtà ultima che anima il corpo del cosmo, la Realtà stessa vista a partire dal mistero di sacralità che avvolge da dentro... Una divinità, pertanto, che non incontriamo più per separarci dalla materia, dalla terra o dalla vita, ma che ci spinge a incontrarla appassionatamente in esse.

CONCLUSIONE

La sopravvivenza nostra e delle molte specie di questo pianeta è a rischio, e il pericolo diventa sempre più vicino. In sostanza, è stata una determinata visione religiosa a condurci fin qui ed è stata la stessa visione religiosa a rendere possibile il capitalismo, oggi egemonico nel sistema economico globalizzato.

È indispensabile un’altra visione religiosa che ci distolga dal nostro attuale cammino verso il disastro. Sono le religioni, e più concretamente la teologia, ad avere la maggiore responsabilità riguardo al passato, e al tempo stesso la capacità di affrontare l’urgente compito di cambiare visione.

Smetteremo di distruggere la natura e di autodistruggerci solo quando ci doteremo di una nuova visione che ci renda coscienti della dimensione divina della natura e del nostro carattere pienamente e inevitabilmente naturale.

E tutto questo è un compito urgente di educazione teologica planetaria.

Articolo tratto da
ADISTA
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Giovedý 06 Settembre,2012 Ore: 17:25