Cooperativa Sociale l’Approdo
Quando il lavoro è fatto per l’uomo e non l’uomo per il lavoro

di Giovanni Sarubbi

La coltivazione dei frutti di bosco della cooperativa l'Approdo

Il nome farebbe pensare ad un’impresa come le altre, ma in realtà esse non potrebbero esistere senza tanto volontariato. Parliamo delle "cooperative sociali" nelle quali è presente sia la figura del volontario, di colui che cioè mette a disposizione gratuitamente il suo tempo e la sua capacità professionale, sia quella del lavoratore retribuito. In Irpinia, sulla carta, ce ne sono molte ma solo alcune sono riuscite ad avviarsi concretamente. Una di queste è la Cooperativa sociale l’Approdo di Avellino, nota ai cittadini soprattutto per i cassonetti gialli per il recupero degli abiti usati. E’ formata da 14 soci. Sette volontari e sette soci lavoratori di cui il trenta per cento devono essere persone che la lagge 381/91, quella che ha istituito questo tipo di cooperative, definisce "svantaggiate", quali detenuti, tossicodipendenti o disabili che le imprese cosiddette "normali" di solito rifiutano. Il presidente, l’ing. Nicola Melchionne, che insegna all’istituto Amatucci, è un socio volontario. E’ lui che si occupa di tutti i progetti della cooperativa. Volontario è anche Massimo Maietta, psicologo, che si occupa della formazione. Un altro volontario è Nicola De Rogatis, diacono permanente, che cura i rapporti con la struttura del carcere per tutti quei soci lavoratori della cooperativa che usufruiscono dei benefici previsti dalla legge quali la semilibertà o l’affidamento ai servizi sociali. Altro volontario è l’avv. Alberto Serino, che è il presidente dei Sindaci revisori e quindi ha la responsabilità della correttezza finanziaria della cooperativa la cui gestione è affidata ad un’altra volontaria, la commercialista Giovanna Molettieri. Sempre volontario è Maurizio Petrillo, agronomo, che è il responsabile dell’azienda agricola che l’Approdo è riuscita a mettere su. C’è, infine, Carlo Mele, vicedirettore della Caritas diocesana di Avellino che della cooperativa l’Approdo è stata la promotrice.
Questi sette volontari stanno consentendo ad altre nove persone, sette soci e due assunti, di avere un lavoro. Fra essi tre detenuti che così hanno la possibilità di rifarsi una vita. Responsabile operativo della cooperativa è un socio lavoratore, Maurizio De Pascale, disoccupato di lungo periodo. Ma nella cooperativa non c’è chi da ordini e chi li esegue. Tutti sono allo stesso tempo dirigenti e lavoratori in una impresa che per legge ha il solo scopo di garantire lavoro ai soci e reinvestire nell’impresa stessa tutti gli utili. Le cooperative sociali sono poi classificate come Onlus e quindi ogni donazione a tali imprese può essere detratta dalla dichiarazione dei redditi.
Tre le principali attività in cui è impegnata l’Approdo: la raccolta degli abiti usati; i servizi di archiviazione per enti quali la Camera di Commercio; l’azienda Agricola sita a Pratola Serra la cui produzione attuale riguarda frutti di bosco e ortaggi e dove il prossimo anno ci sarà la prima vendemmia di Fiano di Avellino DOC.
Un progetto importante del 2003 è quello relativo alla formazione di un consistente numero di extracomunitari provenienti dai paesi dell’est. L’idea è di dare a queste persone la formazione necessaria a consentire loro di sviluppare il lavoro nel proprio paese di origine. Anche così si da una mano a risolvere il problema della immigrazione di cui tanto si discute.




Sono molte le storie che si vivono in una cooperativa sociale. Ci sono le storie personali delle persone cosiddette svantaggiate per raccontare le quali non basterebbe un libro per ognuna di esse. "Qui - ci dice uno di essi - ci sentiamo a casa e trattati come persone". Ci sono le storie che riguardano le difficoltà dei rapporti con gli enti statali accentuate in Campania, unico caso in Italia, dal fatto che essa non ha una propria legge regionale, prevista espressamente dalla legge nazionale che disciplini il settore. "La burocrazia e le difficoltà legislative - è l’appello di Nicola Melchionne - sono per strutture come la nostra che rifiutano la logica del profitto ad ogni costo e dell’arricchimento individuale, una vera e propria palla al piede. Ultimo caso quello del credito di imposta che, dalla sera alla mattina, tutte le imprese del sud sono state costrette a rimborsare perché i fondi previsti dalla finanziaria scorsa sono finiti". Ma in una cooperativa come l’approdo ci sono anche storie di rapporto continuo con la gente in particolare per quanto riguarda la raccolta degli abiti usati, con venti cassonetti disposti ad Avellino ed altrettanti in altri comuni della provincia. "La gente - dice Maurizio De Pascale - ha risposto positivamente. C’è la consapevolezza di fare una cosa buona nel donare gli abiti usati alla cooperativa. Piace a tutti sapere dove vanno a finire questi abiti prima raccolti da organizzazioni non meglio identificate". E in questa raccolta non mancano le cose divertenti, quali quello di aver trovato un pollo vivo in un cassonetto, ma anche cose che sottolineano l’importanza del rapporto umano, quale quello di una signora che si è vista restituire un abito che il marito aveva per sbaglio buttato nel cassonetto. Una lite familiare evitata.



Per prendere contatti con la cooperativa l’Approdo si può telefonare al Tel/Fax 0825/26640 dal lunedì al venerdì’ dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. La sede operativa è situata al Campo Genova. Oltre che il deposito nei cassonetti, è li che si può portare direttamente gli abiti usati o concordare il ritiro a domicilio di grossi quantitativi. Sempre alla cooperativa l’Approdo è possibile rivolgersi per attività di pulizia dei giardini privati che è un’altra attività da poco messa in cantiere.



Mercoledì, 18 settembre 2002