Testimoni  

Giuseppe Dossetti

Tra politica e contemplazione: un percorso profetico

Anna Carfora

TestimoniIl Dialogo Home PageScrivici

 

“Io non vedrei con orrore e con spavento un tempo di   purgatorio dei cattolici politici. Non delle singole personalità, ma della loro realtà aggressiva e della loro cultura stessa. C’è bisogno di molta sanazione” (G. Dossetti).

Dalla politica attiva alla vita contemplativa: un itinerario biografico, quello di Giuseppe Dossetti, che attraversa quasi interamente il Novecento e che,lungi dal costituire una parabola dell’allontanamento e del ripiegamento nell’interiorità, assume la fisionomia di un percorso profetico.

Dopo un’esperienza nell’Azione Cattolica giovanile, gli studi universitari di Giurisprudenza a Bologna e alla Cattolica, la specializzazione in Diritto Canonico e l’insegnamento di questa disciplina, durante la seconda guerra mondiale Dossetti entra nella Resistenza e fa parte del CLN.

Nell’immediato dopoguerra è attivo nella DC e membro del Consiglio Nazionale e della Direzione del partito.

Viene eletto all’Assemblea Costituente e vi svolge un ruolo di primissimo piano. A lui, come a La Pira, si deve l’impostazione centrata sulla persona e i suoi diritti e sul principio della solidarietà che si riscontrano in molti articoli della Costituzione. Dossetti contribuisce particolarmente alla stesura dell’art. 7 (relativo al Concordato) e degli articoli che riguardano i rapporti tra lo stato e le diverse confessioni religiose. E’ deputato al Parlamento fino al 1952.

Dossetti stesso, molti anni dopo, riassume così il senso della sua stagione politica: «Ho cercato la via di una democrazia reale, sostanziale, non nominalistica. Una democrazia che voleva che cosa? Che voleva innanzitutto cercare di mobilitare le energie profonde del nostro popolo e di indirizzarle in modo consapevole verso uno sviluppo democratico sostanziale, cioè in larga misura non solo favorente soprattutto il popolo, non nel senso di solo oggetto dell’opera politica, ma di soggetto consapevole dell’azione politica.

E pertanto la mia azione cosiddetta politica è stata essenzialmente azione educatrice. Educatrice nel concreto, nel transito stesso della vita politica» [ G. Dossetti, Conversazioni, Milano 1994, 12-13].                                                                                                                                                                                              

Dalla fine del ’46 si raccoglie attorno a Dossetti un gruppo politico denominato “sinistra dossettiana” a cui fanno variamente capo Lazzati, La Pira, Fanfani.

Dossetti si pronuncia contro l’ingresso dell’Italia nel Patto atlantico: «giungere a concordare con gli altri paesi europei una formula capace di dare inizio all’unità pacifica e costruttiva dell’Europa: e più precisamente secondo una formula graduale, da ricercarsi al di fuori di raggruppamenti di immediato carattere militare». Viene nominato vicesegretario politico e contribuisce significativamente alla riforma agraria, alla riforma tributaria, all’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. I dissensi si fanno, però, sempre più forti e nel 1951 dà le dimissioni.

«Condivideva quelle che La Pira chiamò, con insostituibile espressione, “le attese della povera gente”, che erano attese di una vita fatta più di umanità che di profitto. Questo spiega il seguito che Dossetti ebbe tra moltissimi, soprattutto giovani. Da qui anche il suo progressivo distacco dalla politica attiva nella misura in cui, alla fine dei lavori dell’Assemblea Costituente, le scelte delle alleanza politiche per il governo e quelle economiche da parte della DC e - ancor più - , sul piano internazionale, l’irrigidimento dei due blocchi ingabbiavano il mondo intero nell’assurdo gioco della guerra fredda, eliminando ogni spazio di rinnovamento» [G. Dossetti, Con Dio e con la storia (a cura di A. Alberigo e G. Alberigo), Genova 1986, 68].

Dirà nel 1994: «La mia stagione politica è durata sette anni, mettendoci anche il periodo della clandestinità. Nel ’52 era già finita. Finita, sì. Io ho deciso che fosse finita e ancora sono profondamente convinto che doveva finire e che sarebbe stato un grande errore proseguirla, perché non avrei raggiunto gli obiettivi che mi ripromettevo di raggiungere e comunque avrei ingannato, illuso troppa gente. La mia persona poteva essere copertura di cose che invece andavano tutte in senso contrario. Non è stato un dissenso personalistico: Non è stato nient’altro se non il fatto che la situazione bloccava tutto quello che erano le mie intenzionalità.

C’erano soprattutto due cose bloccanti, insuperabili. Quali? Prima di tutto la situazione politica internazionale, la divisione in due blocchi sempre più irrigidita e sempre più irrimediabile […]. La seconda cosa che mi ha bloccato è la coscienza che la nostra cristianità, la cristianità italiana non consentiva le cose che io auspicavo nel mio cuore […]. E non so se sia tanto evoluta la coscienza della cristianità italiana da poterle consentire oggi» [ G. Dossetti, Conversazioni…, 15].

E’ uno dei fondatori della rivista «Cronache sociali» (‘47-’51) che rappresenta il fenomeno culturale probabilmente più rilevante del laicato cattolico italiano di quel periodo.

Nel 1952 fonda L’Istituto per le Scienze Religiose di Bologna, un’istituzione, tuttora attiva, concepita come un centro scientifico di ricerca e di documentazione in spirito di forte rinnovamento, una sorta di comunità di ricerca.

Dietro richiesta dell’arcivescovo di Bologna, card. Lercaro, si candida nel 1956 al Comune di Bologna. Consigliere di minoranza, instaura un rapporto dialogico e costruttivo con la maggioranza di sinistra che governa la città. L’esperienza amministrativa si conclude nel ’58 quando decide di diventare sacerdote.

Già in gioventù (come Lazzati e La Pira) aveva fatto la scelta della laicità consacrata entrando prima nell’istituto del P. Gemelli e poi in quello fondato da Lazzati. Nel ’55 nasce la “Piccola famiglia dell’Annunziata”: vita monastica sulla base della tradizione sia occidentale che orientale, Scrittura, Eucaristia, preghiera, lavoro, povertà. La Piccola Famiglia si insedia a Monte Sole, dove fu trucidato nel ’44 don Umberto Melchioni, proprio sull’altare, e dove fu compiuta una crudele strage da parte delle S.S. Nel 1959 Dossetti viene ordinato sacerdote.

Dossetti ha un’acuta consapevolezza della criticità della situazione ecclesiale. Nel ’58 scrive: «Io ricomincio da zero muovendo da quelle due fondamentali convinzioni che erano alla base della mia posizione del 1940: la fondamentale catastroficità della situazione civile e la criticità del mondo ecclesiale e la convinzione che esistano dei rapporti tra i due termini». Il Vaticano II gli pare l’occasione per superare tale criticità. Partecipa direttamente al Concilio al fianco del card. Lercaro come suo perito ufficiale. I suoi contributi sono vari, in particolare in ambito ecclesiologico. Coinvolge nell’avventura conciliare l’Istituto per le Scienze Religiose di Bologna, la sua comunità monastica e il principale giornale cattolico di Bologna, «L’Avvenire d’Italia».

Esperienza politica e vocazione religiosa sono i due grandi tronconi dell’esperienza credente di Dossetti. Alla base del suo impegno politico vi è un bisogno di democrazia sostanziale e di educazione alla politica. L’impossibilità di raggiungere questi obiettivi conduce Dossetti all’abbandono della politica attiva. Le sue successive esperienze e scelte si configurano come un processo a ritroso: un riandare alle premesse, alle condizioni di possibilità, alle scaturigini di ogni impegno. Un ritornare al primato della preghiera. A partire da una presa d’atto incontrovertibile: la fine della “cristianità”.

«E non dobbiamo pensare con nostalgia ad essa – ribadirà in anni recenti -  e neppure dobbiamo ad ogni costo darci da fare per salvare qualche rottame della cristianità. Il sogno dello storico Eusebio di Cesarea è finito, irrimediabilmente finito. E’ finito dappertutto» [G. Dossetti, Conversazioni…, 19].

L’incapacità di esprimere una cultura autenticamente cristiana, di essere propositori di civiltà per gli uomini di questo tempo, è per Dossetti un’inevitabile notte che i cristiani devono attraversare. Si tratta di una «notte che va riconosciuta per notte». Una notte «delle persone» e «delle comunità». Ma proprio per questo, momento delle sentinelle, momento della vigilanza e dell’attesa dell’aurora, momento propizio per la conversione:

«Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino, e poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!» (Is, 21, 11-12).

[G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte?, Riflessione tenuta il 18 maggio 1994 in commemorazione di Giuseppe Lazzati, in Conversazioni…, 37]

 


"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996