PER NON CEDERE ALLA RASSEGNAZIONE:
31009. LA RIOJA-ADISTA. C'erano più di tremila
pellegrini e 11 vescovi provenienti da tutta l'Argentina a commemorare il 25.mo
anniversario del martirio del vescovo Enrique Angelelli, assassinato il 4 agosto
del 1976, durante la dittatura militare del generale Jorge Videla. Sono andati in
pellegrinaggio a Punta de los Llanos, nella regione de La Rioja, dove il vescovo fu
assassinato con un colpo in testa mentre agonizzava dopo l'incidente provocato alla sua
auto. Dopo il golpe del 24 marzo '76 i militari avevano proibito la diffusione pubblica
delle omelie di Angelelli, il "vescovo rosso" come era etichettato dai
conservatori, e due sacerdoti "disobbedienti", Gabriel Longueville e Carlos
de Dios Murias, erano stati assassinati a El Chamical. Proprio da questa città stava
tornando Angelelli il giorno dell'assassinio portando con sé una cartella con documenti
che compromettevano i militari nell'omicidio dei due sacerdoti. Informazioni successive
hanno permesso di ricostruire che la cartella posseduta dal vescovo il giorno della sua
morte fu vista pochi giorni dopo al dipartimento del generale Albano Harguindegu',
ministro dell'Interno durante la dittatura militare. Fino ad oggi il silenzio del governo
sulla vicenda è stato totale e la Chiesa non ha ancora riconosciuto ufficialmente la sua
condizione di martire. La sua figura però resta emblematica per tutti coloro che lottano
contro la povertà e l'ingiustizia, singoli cittadini ed associazioni dei diritti umani,
ma anche i settori di base e quelli più progressisti della Chiesa cattolica, non solo
argentina.
Durante l'omelia, celebrata domenica 5 agosto nella Cattedrale di La Rioja, il vescovo Fabriciano
Sigampa ha letto una preghiera scritta da Angelelli nel 1971 nella quale chiedeva alla
Vergine Maria di "non lasciare soli gli argentini": "aiutaci ad
interpretare lucidamente i dolorosi fatti attuali", e rivolto ai suoi connazionali:
"dobbiamo purificarci di molti peccati pubblici e privati".
Di seguito pubblichiamo un appello lanciato da 80 sacerdoti diocesani e religiosi di
differenti regioni del Paese al popolo argentino e alle comunità cristiane, per la
commemorazione di mons. Angelelli.
"Noi, 80 sacerdoti diocesani e religiosi di
differenti regioni del Paese, abbiamo ricordato il vescovo di La Rioja, Enrique Angelelli,
a 25 anni dal suo assassinio. La sua memoria ci anima e il suo martirio ci insegna a
trovare cammini di speranza in questi tempi di angustia e di dolore. Di fronte alla dura
realtà che colpisce tante e tanti, vogliamo riportare le seguenti riflessioni nate dalla
solidarietà con quelli che soffrono e illuminati dall'insegnamento dei nostri martiri.
Constatiamo come la maggioranza dei governanti appaia dedita soprattutto a cibarsi della
carne del suo popolo (Ez 34), popolo da cui è sempre più distante nei suoi discorsi e
nella sua testimonianza, e come tradisca giorno dopo giorno le sue promesse elettorali,
con parole sempre più vuote di contenuto, e faccia comunione, veneri e si prostri ai
piedi del potere e del denaro. Mentre la voce dei testimoni si impegna a "vivere ed
agire con la sovrana libertà che caratterizza chi possiede l'amore come unica forza
determinante" (J. Novak, vescovo di Quilmes). Noi, come servitori del Popolo di Dio,
vogliamo rinnovare il nostro impegno a seguire l'esempio dell'Unico Pastore, cercando la
vita, di fronte a questo modello che crocifigge l'umanità e impoverisce il gregge.
Constatiamo
come ci si obblighi ad arrenderci ai dettami del "dio mercato" che pretende di
sacrificare i lavoratori, gli anziani e i poveri come se questa fosse l'unica via
possibile, in un cammino attraverso il quale si punisce e si svende all'asta la felicità
del popolo. Di contro, ci interpella il grido dei nostri martiri che dice che "la
gloria di Dio è il povero che vive" (mons. Oscar Romero, vescovo di El Salvador).
Come cristiani vogliamo lavorare "perché abbiano vita e l'abbiano in
abbondanza" (Gv 10,10) di fronte a questo modello che esclude ed emargina.
Constatiamo come quotidianamente la vita, il lavoro e la salute del popolo siano messi a
repentaglio dal cosiddetto "rischio Paese", un termine nato nei centri
finanziari che altro non è se non un ricatto che specula sull'obiettivo di continuare ad
arricchirsi a costo della nostra povertà. E ascoltiamo la voce dei testimoni della nostra
fede che ci dicono che "non possiamo predicare la rassegnazione" (Angelelli).
Come pastori sappiamo di avere la grave responsabilità di non essere complici di questo
sistema assassino e genocida che provoca vittime.
Oggi la memoria di Angelelli ci spinge a non incrociare le braccia, a resistere con la
parola, l'organizzazione e l'azione. Vogliamo rinnovare il nostro impegno di animare,
sostenere ed accompagnare coloro che lottano, coloro che immaginano vie d'uscita, coloro
che propongono alternative, coloro che non si rassegnano, e chiediamo perdono per le volte
che non lo abbiamo fatto. Ci uniamo alle lotte del nostro popolo espresse nelle
organizzazioni popolari, negli spazi di resistenza; alle loro parole d'ordine, proteste e
convinzioni che nascono dalla loro dignità di esseri umani e di figli di Dio. Oggi, molti
di loro esprimono con decisione il clamore popolare di coloro che non ce la fanno più.
Vogliamo essere portatori della Buona Novella di Gesù, sempre presente nella storia dei
martiri: Buona Novella che denuncia ogni idolatria, oggi specialmente quella economica;
Buona Novella che annuncia come sia possibile che ci sia abbondanza di pane su tutte le
mense; Buona Novella con la quale rinnoviamo giorno per giorno il nostro impegno e il
nostro ministero, perché sappiamo che "bisogna continuare ad andare avanti. Niente
di più" (Angelelli)".
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