Provocazione su celibato ecclesiastico e ordinazione di donne

di Angelo Fracchia

Ringraziamo Angelo Fracchia per averci consentito di pubblicare questa sua riflessione dalla lista di Noi Siamo Chiesa


Un paio di settimane fa ho potuto godere di un’interessante conversazione con un giovane prete (aperto e intelligente... per vantarmi un poco, ha anche frequentato un corso con me, ai tempi...) che mi rivolgeva alcune considerazioni interessanti in merito ad alcune istanze di Noi Siamo Chiesa. Confesso di essermi trovato a dargli in buona parte ragione, e giro qui alcune riflessioni comuni.

Lo scopo di tanto nostro agire, credo di poter dire, è quello di riuscire un giorno a vivere in una Chiesa meno gerarcocentrica e nella quale tutti i doni dello Spirito siano pienamente liberi di esprimersi. Una chiesa più laicale, in cui si tocchi e si viva che Chiesa è il corpo dei credenti in Cristo, tutti i credenti. In questa direzione a me era sempre parso convincente pensare ad un ministero presbiterale non vincolato al celibato nÚ al sesso del candidato. A mio parere avrebbe portato come conseguenza di inserire nella gerarchia sensibilità e attenzioni più ricche.

Vero è, però, che a breve e medio termine il rischio concretissimo è che, se tale possibilità ci fosse, i nuovi entrati finirebbero con il supplire alle carenze numeriche dei preti. Oltretutto, è tangibile la possibilità che ne farebbero richiesta in buona parte le persone già ora, da laici, più clericali. Non un ridimensionamento della gerarchia, dunque, ma un suo rafforzamento.

(Una piccola conferma a tale rischio e timore è nei nuovi diaconi permanenti, figura che, almeno nella Chiesa piemontese meridionale, che conosco meglio, è in via di reintroduzione in questi anni, e che vede presentarsi come candidati persone a volte escluse in passato dai seminari per tensioni psicologiche serie, spesso nostalgiche del prete del passato paternalisticamente vicino ai problemi dei suoi parrocchiani ma da quelli ben distinto e innamorate del ruolo sacrale della persona ordinata)

Non si può negare che uno dei motivi di perplessità della scelta della Chiesa anglicana di ordinare donne al presbiterato è nella motivazione, "per contrastare la carenza di vocazioni sacerdotali". Motivazione povera e inquietante. Più importante della qualità dei preti sarà dunque il loro numero? Dove ci fermeremo?

Forse proprio la carenza numerica dei preti, oggi, può essere un segno dei tempi, una pro-vocazione dello Spirito, per costringerci, con le cattive, a cambiare il ruolo del prete nella nostra Chiesa. Poi potranno venire anche preti sposati e donne prete. Ma probabilmente dopo.

Credo inoltre che rinnovare la priorità ad una piena valorizzazione del laicato nella Chiesa possa servire anche "strategicamente" per evitare atteggiamenti di contrapposizione totale e pregiudiziale contro posizioni che si avvertano come troppo lontane dalle proprie o dalla realtà. In fondo, invece, è il Concilio Vaticano II a sollecitare ad una maggiore responsabilizzazione dei laici.

Tutto ciò, s’intuisce, anche contro il mio personale interesse...

Angelo Fracchia
prete sposato



Lunedý, 29 agosto 2005