Nell'immagine distruzioni della guerra del Kossovo

Educare alla pace

IL DECENNIO PER SCONFIGGERE LA VIOLENZA

Iniziativa del Consiglio ecumenico della chiese (CEC)

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Genesi di un Decennio. Il 4 febbraio 2001 il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha lanciato ufficialmente a Berlino il suo secondo "decennio" ecumenico: il "Decennio per sconfiggere la violenza - le Chiese alla ricerca della riconciliazione e della pace, 2001-2010". Le "radici" di questa iniziativa sono da un lato nel precedente Decennio promosso dal CEC, il "Decennio ecumenico delle chiese in solidarietà con le donne, 1988- 1998", da cui il problema della violenza nelle sue varie forme è emerso come una delle priorità su cui proseguire l'impegno delle chiese. D'altro lato, nel 1994 il CEC aveva lanciato un programma specifico sul superamento della violenza ("Programme to Overcome Violence"), centrato particolarmente su una iniziativa ("Peace to the city") volta ad affrontare il problema della crescente violenza urbana nelle grandi metropoli del pianeta. Il nuovo Decennio, inoltre, si richiama esplicitamente all'iniziativa dell'UNESCO, che ha proposto per lo stesso periodo 2001-2010 un "Decennio per una cultura della pace e della nonviolenza per i bambini del mondo".

"Filosofia" e obbiettivi. La "filosofia" del "Decennio per superare la violenza" è ben sintetizzata nell'introduzione al culto inaugurale del 4 febbraio, svoltosi nella Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche di Berlino (un tempio protestante dedicato alla pace e alla riconciliazione): "Il Decennio per sconfiggere la violenza si rivolge a tutti e chiama ciascuno: a non tollerare più la violenza distruttrice; a trovare il coraggio di chiedersi in quale misura le nostre parole e i nostri atti favoriscono la violenza; a manifestare segni che indichino come si può vivere insieme in modo nonviolento nelle chiese, nei movimenti e nei gruppi; a sperimentare metodi che permettano di risolvere i conflitti in modo nonviolento; a impegnarsi attivamente al servizio della pace, del dialogo interculturale e dell'intesa tra i popoli".

Gli obbiettivi del "Decennio" vengono precisati in un documento di lavoro sul Decennio adottato dal Comitato Centrale del CEC nel 1999:

I. Affrontare con una visione "olistica" l'ampia varietà di forme di violenza, sia diretta che strutturale;

II. Sfidare le chiese a sconfiggere lo spirito, la logica e la pratica della violenza, ad abbandonare ogni giustificazione teologica della violenza, a riaffermare la spiritualità della riconciliazione e della nonviolenza attiva;

III. Creare una nuova comprensione della sicurezza in termini di cooperazione e spirito civico, anziché in termini di dominio e competizione;

IV. Lavorare con le altre fedi per la pace e riflettere sul costante abuso dell'identità religiosa ed etnica nei conflitti;

V. Sfidare la crescente militarizzazione del nostro mondo, specialmente la proliferazione di armi leggere.

Metodologia di lavoro. Per quanto riguarda la metodologia di lavoro del "Decennio", dallo stesso documento si possono ricavare quattro aspetti:

I. Lavorare "in rete". Diversamente dal precedente Decennio, qui non si tratta di un programma direttamente guidato e gestito dal CEC, quanto piuttosto di una "rete interattiva" i cui contenuti specifici dovranno essere individuati dalle chiese a livello locale e nel loro collegarsi e scambiare esperienze. Le chiese sono dunque invitate ad analizzare la situazione in cui vivono e a decidere quali siano - nel loro contesto - le priorità su cui lavorare; la struttura del CEC servirà essenzialmente a facilitare la messa in rete, la comunicazione fra le diverse realtà nazionali e regionali, oltre a fornire materiali di studio, supporti didattici, materiale liturgico, e a lanciare alcune campagne specifiche.

II. Una violenza da superare. In secondo luogo, l'accento cade più sullo "sconfiggere", sul superare la violenza che sulla violenza stessa. Certamente, c'è bisogno di denunciare la violenza, c'è bisogno di analizzare le diverse espressioni della violenza, che "non è solo fisica, ma anche emotiva, intellettuale, strutturale", ma lo sforzo del Decennio vuol essere quello di valorizzare i piccoli "semi di pace" che di solito vengono ignorati dai mass-media proprio perché non fanno notizia: le realtà di dialogo paziente e radicato, gli sforzi di mediazione compiuti da chiese e comunità, la ricerca di metodologie alternative per la risoluzione dei conflitti, la diaconia che cerca di guarire le ferite materiali e spirituali della violenza, e così via.

III. La responsabilità delle chiese. Il terzo accento cade sulle chiese stesse, che devono interrogarsi sulla loro responsabilità nei confronti della violenza. Le chiese devono compiere un cammino di introspezione e confessione di peccato, per "purificarsi - come afferma il pastore Deenabandhu Manchala, luterano dell'India e coordinatore del Decennio - da tutte le tracce di violenza presenti al loro interno: nella loro teologia, nei valori che propongono, nelle regole di comportamento che richiedono dai fedeli, persino nella liturgia e nei simboli che adottano". Particolarmente importante, in questo contesto, l'approfondimento del dibattito sulla giustificazione teologica della violenza e il dialogo con le chiese pacifiste storiche (Quaccheri, Mennoniti, Brethren).

IV. Dialogo con le fedi e le culture. Il "Decennio", infine, propone alle chiese un impegno ecumenico ampio, che non solo vuole coinvolgere tutte le chiese cristiane, ma anche favorire la collaborazione con le altre fedi e con realtà laiche, mondo del volontariato, organizzazioni non governative, associazioni pacifiste.

Temi specifici e campagne. Per evitare di disperdere l'impegno delle chiese in mille rivoli, nell'arco dei dieci anni si cercherà di individuare, a partire dalle realtà locali e dal lavoro "in rete", i temi specifici su cui centrare l'attenzione. Dal canto suo il CEC continuerà a proporre alcune campagne specifiche come quella contro la proliferazione di piccole armi e armi leggere e il programma "Peace to the city" sulla violenza urbana. A livello europeo va ricordato il lavoro sulla violenza contro le donne e sulla tratta delle donne, che è uno degli impegni che le chiese si sono assunte all'Assemblea ecumenica europea di Graz (1997): su questo tema è attivo un programma della Conferenza delle chiese europee (KEK), a cui collabora anche il Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE). Il documento di lavoro del Decennio menziona poi, a titolo esemplificativo, una serie di aspetti specifici della violenza: da quella dei conflitti armati alla violenza socio-economica, alla violenza nella famiglia, alla violenza sessuale, a quella legata a pratiche religiose e culturali, alla violenza contro il creato, alla violenza che è frutto di razzismo e odio etnico.

Le chiese italiane e il Decennio. Le chiese evangeliche italiane hanno accolto con entusiasmo l'iniziativa lanciata dal CEC. La recente Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha riconosciuto l'importanza del Decennio, nella consapevolezza del fatto "che la violenza delle armi e la violenza sulle donne hanno la stessa radice". Il Consiglio FCEI ha recentemente nominato una Commissione per coordinare le iniziative nell'ambito del Decennio, tre delle quali sono già avviate: anzitutto l'opuscolo sul tema "Superare il conflitto", in occasione della tradizionale "Settimana della libertà" (12-18 febbraio); poi il "Progetto Ruth", un programma del Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI su prostituzione e tratta delle donne e infine un culto inaugurale del "Decennio" che si svolgerà il giorno dell'Ascensione (giovedì 24 maggio) nella Chiesa luterana di Roma.


"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

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