il Kossovo

A due anni dalla guerra in Kossovo del 1999

PER NON DIMENTICARE

«Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio».(Matteo 5,9)

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INDICE

PERCHÉ QUESTE PAGINE

Queste pagine sono nate dalla seguente lettera che abbiamo ricevuto il 24-6-2002

Da: kosovo_crocifisso@altavista.it A: redazione@ildialogo.org

Segnaliamo il sito: http://digilander.iol.it/kosovocrocifisso/

Frutto dell’idea nata in una scuola superiore di Schio (VI), il sito riproduce, con ricchezza di documentazione, la situazione tragica dei fratelli Serbi ortodossi del Kosovo.

Credete opportuno inserirlo tra i vostri links?

Grazie per l'attenzione!


Abbiamo così pensato ri pubblicare alcuni articoli sulla guerra del Kossovo del 1999 per non dimenticare ciò che successe quell'anno e dare così un contributo ad una vera educazione alla pace. Ai ragazzi della scuola superiore di Schio abbiamo subito risposto così:

Cari amici,

ho visitato il vostro sito. Pur non conoscendovi lo inseriremo fra i Link. Non è una cosa facile fare una scelta simile con chi non si conosce. Come regola generale non si dovrebbe inserire un link con un sito di cui non si conoscono gli autori, ma la problematica che voi sollevate è importante. Appena possibile contiamo di mettere in rete quello che abbiamo scritto sulla guerra in Kossovo quando questa è stata combattuta nel 1999. Quello che possiamo dirvi però, fin d'ora, è che nessuno deve usare le atrocità commesse durante le guerre, che certo non sono pranzi di gala, per stimolare altro odio in una spirale che non finisce mai. Le atrocità e le violenze devono anzi spingerci a dire un basta deciso a tutte le guerre. A risentirci

Giovanni Sarubbi - Direttore de Il Dialogo


LE DOMANDE SENZA RISPOSTA

Cominciamo il nostro ricordo con le domande di un'intervista ad uno dei massimi esponenti della politica militare italiana del 1999 a cui non ci è stata data alcuna risposta. A distanza di due anni crediamo possano servire come un buon inizio per una riflessione sulla guerra.

DOMANDE

1. Non vi è stato secolo privo di guerre. Atrocità, nazionalismo, razzismo, appelli in “difesa della patria aggredita”, sono tutti elementi che si riscontrano costantemente lungo i secoli e fino ai nostri giorni, in tutte le guerre. Il medioevo non è ancora finito?

2. Oggi vi sono armi in grado di distruggere 3-4 volte l'intero pianeta. Ha più senso la guerra? Da chi deve difendersi l'uomo?

3. "La guerra è la prosecuzione della politica con mezzi violenti". Così si esprimeva Von Klausewitz, un teorico militare del secolo scorso. Anche oggi, stando al dibattito parlamentare, questa sembra essere la tesi prevalente. Oggi come all'età della pietra. Possibile che le scelte politiche debbano essere ancora guidate da concezioni così primitive?

4. Quali possono essere i motivi per scatenare una guerra, visto che oggi la scienza e la tecnologia sono in grado di garantire a tutta l'umanità il necessario per vivere, se solo le nazioni e i loro governanti decidessero di porre la parola fine alla costruzione di armi di qualsiasi tipo e si riconoscessero i fondamentali diritti dell’uomo?

5. Il più grande fisico di questo secolo, Albert Einstein, diceva: "Non so con quale arma si combatterà la terza guerra mondiale. Conosco quella con cui si combatterà la quarta: le pietre". La terza guerra mondiale, diceva in sostanza Einstein, distruggerà tutto. I sopravvissuti, se ve ne saranno, potranno combattersi con quello che rimarrà, cioè solo pietre e macerie. Pessimismo cosmico di Einstein o triste prospettiva dell’umanità? E' questo quello che c'è dietro l'angolo?

Quale via per la pace?



"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
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