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L'inchiesta |
L'efferato omicidio di Novi Ligure pone interrogativi seri |
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Una riflessione della Chiesa Avventista del Settimo Giorno |
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Da Adventist News riportiamo l'editoriale del direttore e l'intervista con il pastore Lucio Altin, presidente dell'Unione delle Chiese avventiste e psicologo |
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Editoriale - E se Erika fosse stata di famiglia evangelica? È ancora vivo in noi il ricordo dei discorsi fatti in occasione del rapimento della piccola Angela Celentano. La sua famiglia, di fede evangelica, dopo aver subito quella terribile disgrazia, è stata oggetto di indagini che mettevano in relazione il fatto di cronaca con la fede professata. Sospetti, accuse, dubbi, supposizioni non solo sulla famiglia, ma anche sulla confessione di appartenenza hanno accompagnato la vicenda. Ora, disgraziatamente, è stata uccisa in maniera efferata una donna e il suo figlioletto con 97 pugnalate. I primi sospetti sono ricaduti sugli extracomunitari che, d'improvviso, avvedutamente, si sono dileguati dalla città perché sapevano che, anche se non ne avevano colpa, nessuno li avrebbe protetti da un linciaggio irrazionale. Le persone intervistate non avevano ombra di dubbio: erano stati loro e dovevano pagare. I mostri dovevano avere quello che si meritavano, e in questo erano anche sostenuti da forze politiche. Poi si è scoperto che le cose stavano diversamente: ad aver ucciso in maniera così efferata è stata la ragazzina di 17 anni, figlia e sorella delle vittime. D'incanto, tutto è diventato normale: la famiglia è una famiglia normale, la ragazzina è una ragazzina normale. Si fa a gara per non esprimere giudizi, anzi, alcuni dicono che bisogna abbracciarla e confortarla. Si dice anche che Erika potrebbe essere scarcerata in breve e non pagare per il suo gravissimo delitto. Lo stesso atteggiamento c'è stato nei confronti di Roberto che, la settimana prima, aveva ucciso con un coltellino l'ex fidanzatina, Monica. Dicevano che l'amava tanto e, per questo, non sopportando l'idea di vivere senza di lei, l'aveva uccisa. Quanta comprensione e giustificazioni! La Bibbia ci insegna sì a capire gli altri, ad accoglierli, ma non a giustificare il male. Esiste un codice interno ed esterno a noi stessi con il quale dobbiamo pur fare i conti. In caso contrario, cadiamo facilmente nell'anarchia e nella più totale deregulation. Ci insegna pure, la Bibbia, ad amare tutti: i colpevoli, le vittime, le possibili vittime, a cercare di arginare il male e anche a mantenere un sano equilibrio fra amore e giustizia. La vittima era una donna religiosa praticante, anche la ragazzina; per loro fortuna della religione di maggioranza. Ma cosa sarebbe successo se fossero stati di religione evangelica? Sarebbe ancora stata una famiglia 'normale'? Dio ci guardi dal fare due pesi e due misure! Dora Bognandi
Conflitto generazionale: il caso di Novi LigureDopo le vicende drammatiche della settimana appena trascorsa, abbiamo chiesto al past. Lucio Altin, presidente dell'Unione delle Chiese avventiste e psicologo, di rispondere ad alcune domande. Il caso di Novi Ligure ci interroga su quanto possano divenire drammatici i rapporti fra genitori e figli. Fermo restando che si tratti di un caso limite, quali errori grossolani ritieni che oggi i genitori commettono nei confronti dei figli? Giustamente la tragedia di Novi Ligure può essere definita come un "caso limite", ma contiene tutti gli ingredienti a rischio presenti in situazioni molto più vicine a noi, solamente in misura molto più destabilizzante. Tali elementi sono: l'eccessiva attenzione egocentrica, la facilità alla frustrazione quando i propri desideri non possono realizzarsi, la fragilità dei criteri di valore acquisiti troppo superficialmente, la mancanza di esperienze altruistiche significative, la poca conoscenza del mondo emotivo dei ragazzi per mancanza di strumenti psicologici nei genitori ed educatori, etc. Non abbiamo ancora superato il turbamento provocato dall'omicidio "accidentale" di una ex-fidanzatina con un coltellino a lama corta usato contro la gola! E ben poco rilievo era stato dato al fatto che la sera prima i due, apparentemente da buoni amici, erano andati insieme al cinema a vedere il film Hannibal che aveva sollevato parecchie critiche da molte parti per la sua cruda violenza. E mi sembra perlomeno interessante notare che nel film una persona viene uccisa proprio con un coltellino a lama corta usato contro la carotide. Ho fatto riferimento a questo nella rubrica "Emozioni Intelligenti" che curo per la rivista Vita e Salute. Poi ci sono musiche e parole "violente" di cantanti famosi che vengono assorbite dalle menti emozionalmente assetate di eccitazioni. Questo per quanto riguarda il caso precedente. Per il caso di Novi Ligure, si parla di una eredità ingente, come movente, e di premeditazione. Ma non rubiamo il mestiere ai giudici, ed analizziamo i problemi degli educatori. L'errore più frequente di noi genitori è il cercare di rendere la vita dei nostri figli il più piacevole possibile. Confondiamo due valori solo apparentemente simili. Il primo, legittimo, è il rifiuto della sofferenza inutile che spesso è retaggio del nostro passato personale, dove siamo stati forse umiliati ed offesi, e vorremmo risparmiare tutto ciò ai nostri figli. Il secondo, meno legittimo, è insegnare loro la strada più facile per ottenere quello che desiderano. Questo mi sembra un grave cancro che sta minando questa generazione più di altre, dove la fatica e l'impegno non sono più moneta corrente. Si viene a creare l'illusione di poter avere facilmente con la furbizia ciò che normalmente richiede "olio di gomito", come dicevano i nostri nonni. Il fatto è che l'addestramento all'auto-disciplina è l'unica strada per rafforzare i muscoli del carattere. Non esistono scorciatoie, ma spesso non ci vogliamo credere nemmeno noi adulti. La signora De Nardo era una donna di fede e, per lo meno, praticante. Una volta aveva frequentato i testimoni di Geova, ma poi è ritornata sui suoi passi e ha incominciato a insegnare catechismo. In che misura interviene la religione praticata sull'equilibrio dei nostri figli? Di solito ci accontentiamo di vedere che il comportamento dei nostri figli è secondo le nostre aspettative. Ma questo cambia a volte radicalmente con l'arrivo della pre-adolescenza. Bambini modello si trasformano, contestano, si irritano facilmente, etc. I loro compagni più smaliziati li provocano e li prendono in giro, se sono troppo obbedienti. Purtroppo i valori della religione vengono spesso ricevuti senza essere profondamente assimilati. Vengono vissuti nel contesto, ma quando questo cambia, si rivelano senza radici profonde. La religione deve avere una chiara applicazione pratica nella famiglia e nella scuola, per diventare criterio efficace per le nostre scelte. Diverse ricerche effettuate nel campo della psicologia religiosa indicano che è la religiosità intrinseca (interiorizzata) a produrre gli effetti più benefici, mentre quella estrinseca (esteriore) risulta di poco impatto sulla vita vera di relazione. In breve potremmo dire che non è la conoscenza di dogmi o la pratica dei sacramenti in quanto tali che modificano la nostra mappa individuale, quanto un rapporto personale e diretto con il Cristo attraverso la preghiera tradotta in stile di vita. Quali sono le spie che informano i genitori che il limite della soglia del disagio giovanile che i loro figli stanno attraversando rischia di essere oltrepassato, sfociando in reazioni difficilmente controllabili? Come intervenire praticamente? Quando la soglia del disagio sta per essere oltrepassata si presentano alcuni segnali di allarme: si interrompe il dialogo significativo tra genitori e figli, interviene un isolamento sempre maggiore con fuga ed immersione totale nella musica e/o nel gruppo di amici. L'adolescente esprime troppo violentemente le proprie emozioni o non le esprime affatto, aumenta l'uso (fino all'abuso) di alcolici e sigarette o altre sostanze, ed emerge la ricerca di eccitazioni estreme o marcata apatia. Tutti questi fattori sono presenti in qualche misura nelle normali crisi adolescenziali, ma l'intensità e l'effetto cumulativo denotano una situazione a rischio.Che cosa possono fare i genitori? Innanzitutto, riaprire il dialogo autentico per ascoltare prima di giudicare. Ascoltare e non reagire subito, ma rispondere per esempio "voglio pensarci su seriamente. E' evidente che questo è molto importante per te. Parliamone domani sera...". Se un dialogo non c'è stato, farsi aiutare da qualcuno di esperienza (psicologo, pastore, educatore...) per conoscere meglio queste dinamiche, senza avere la pretesa di sapere già tutto. Se noi adulti non siamo in grado di contenere le nostre emozioni di disappunto o peggio di ira, i nostri figli non considereranno salutare un dialogo con noi e non si apriranno. Quindi ascoltare molto ed osservare, senza condannare, ma chiedere "come ti fa sentire fare così...?", o "che cosa ti fa sentire in questo modo". Non chiediamo la massima franchezza se non siamo pronti a sentirci criticati, anche a sproposito! E' meglio prendere tempo, piuttosto che esplodere, perdendo così l'opportunità di continuare un dialogo delicato. Infine, almeno per queste brevi battute, imparare a rispettare l'adolescente in quanto persona, indipendentemente dalla nostra approvazione o meno delle sue scelte. Mai umiliare, ma condividere a dosi appropriate le nostre valutazioni sul comportamento considerato inappropriato piuttosto che sulla persona, che deve poter continuare a sentirsi amata comunque. |
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"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996 |