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L'inchiesta: Le interruzioni di Gravidanza in Campania |
Un fenomeno in netto calo sul piano nazionale, indice di situazioni di disagio e di ignoranza. |
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La Casa delle Libertà, se andrà al governo, cancellerà la legge sull'aborto. Questa la promessa fatta al cardinale Sodano da Berlusconi. Facciamo il punto su quella che è stata una delle conquiste del movimento femminista degli anni '70. Quale ruolo per le chiese cristiane. |
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| Giovanni Sarubbi |
Le Interruzioni di Gravidanza in Campania - Dati Istat
Livello territoriale |
Tasso di natalità (nati vivi per 1000 abitanti) |
Numero medio di figli per donna in età feconda |
Tasso generico di IVG - provincia di residenza (per 1000 abitanti) |
Tasso generico di IVG - provincia di intervento (per 1000 abitanti) |
Tasso di IVG per 1.000 donne in età feconda (15-49) - provincia di residenza |
Anno |
1999 |
1996 |
1998 |
1998 |
1998 |
| Caserta | 12,0 |
1,6 |
2,2 |
2,9 |
8,6 |
| Benevento | 9,2 |
1,3 |
2,4 |
2,6 |
10,0 |
| Napoli | 12,8 |
1,6 |
2,5 |
1,9 |
9,2 |
| Avellino | 9,7 |
1,4 |
2,8 |
3,2 |
11,4 |
| Salerno | 10,6 |
1,4 |
2,2 |
2,8 |
8,9 |
| Campania | 11,9 |
1,5 |
2,4 |
2,4 |
9,3 |
Avellino è il centro d'elezione per gli aborti in Campania. Lo è sia perché qui esiste una struttura sanitaria all'avanguardia nel settore, quella dell'ospedale Capone, dotato di tutte le apparecchiature più moderne, che attira pazienti da tutta la regione perchè in grado di effettuare 33 interventi la settimana; sia perché è alto il numero di donne irpine che ricorrono a tale pratica. E' il dato che emerge dalle ultime statistiche rese note dall'Istat relative al 1998. Si tratta di una tendenza che è confermata dai dati sulle interruzioni di gravidanza degli anni 1999 e 2000. Circa 1500 erano state le interruzioni di gravidanza del 1998 praticate presso l'ospedale Capone; altrettante ce ne sono state nei due anni successivi, con il 5% in meno nel 1999 ed un 5% in più nel 2000.
Finora si era sempre creduto che la questione aborto fosse, per l'Irpinia, un problema d'importazione dalle altre provincie della Campania. Questo è sicuramente vero per gli aborti praticati presso l'ospedale Capone che effettua interventi per circa il 60% su donne non irpine. I dati Istat confermano che il maggior numero di aborti della Campania viene realizzato proprio presso l'ospedale Capone di Avellino che, grazie alla qualità della sua attività, ha, di fatto, abolito la piaga dell'aborto clandestino, ampiamente esistente prima del 1978.
Ma i dati Istat disegnano un quadro diverso perché tengono conto di tutte le interruzioni di gravidanza effettuate a livello provinciale al di la della provincia dove l'intervento è stato effettuato. La provincia di Avellino è così prima in Campania per numero di aborti sia rispetto alla popolazione residente, con circa 3 aborti ogni mille abitanti, sia rispetto alle donne in età fertile con 11,4 aborti ogni mille donne nella fascia di età da 15 a 49 anni.
Seconda nella graduatoria regionale è Benevento, terza la provincia di Napoli. I dati confermano, e può sembrare paradossale, che le zone interne sono quelle dove maggiore è il ricorso all'aborto perché minori sono le informazioni sui metodi contraccettivi.
E' quello che sottolinea il dott. Riccio responsabile del reparto IVG dell'ospedale Capone, che tiene a precisare come gran parte della propria attività sia dedicata in particolare all'aspetto prevenzione, sia rispetto a malattie quali il tumore del collo dell'utero, sia rispetto alle problematiche della contraccezione.
"L'ospedale Capone, è diventato un punto di riferimento a livello regionale - afferma il dott. Riccio - perché possiamo vantare un trattamento sanitario a livello mondiale. Dall'approvazione della legge (1978) ad oggi, in 22 anni, abbiamo praticato oltre sessantamila interventi senza alcun rischio per la donna, mentre le statistiche mondiali parlano di un decesso ogni ventimila interventi".
L'aborto, dice il dott. Riccio, è un problema sociale perché la maggioranza delle donne che abortiscono vivono situazioni sociali difficili, per le quali non vi sono aiuti concreti. Non è un caso che, sempre secondo l'Istat, la maggioranza delle donne che al sud ricorrono all'aborto è coniugata, mentre al nord è esattamente l'opposto. E' il sintomo della situazione di disagio che vivono le famiglie del sud dove un figlio in più corrisponde a maggiore povertà. In sostanza alla condanna morale di chi abortisce, non corrisponde un impegno sociale concreto quali l'educazione sessuale dei giovani e l'aiuto alle famiglie.
Dovrebbe far riflettere il fatto che la maggioranza delle donne irpine che abortiscono lo fanno ricorrendo a strutture sanitarie extraprovinciali, pur fornendo l'ospedale Capone un'assistenza sanitaria che non ha nulla da invidiare a quella dei migliori ospedali del nord Italia.
L'aborto viene vissuto come una vergogna da nascondere agli occhi dei vicini o dei parenti soprattutto quando si tratta di gravidanze frutto di rapporti extraconiugali o di ragazze madri. Non a caso proprio in Irpinia vi è il più alto numero di ragazze madri della Campania, abbandonate dai rispettivi genitori se per caso queste decidono di non abortire.
In Irpinia, in sostanza, il comportamento collettivo è caratterizzato da un'ipocrisia di fondo: dietro ad un apparente perbenismo vi sono comportamenti che vanno in direzioni del tutto opposte, com'è del resto tipico di tutta la provincia italiana.
Qual è il ruolo delle chiese in tali situazione? E' giusto che queste intervengano sulle leggi dello stato, come sembra voler fare oggi la Chiesa di Roma?
Non ci sono, ovviamente, indicazioni statistiche sulla religione di appartenenza delle donne che abortiscono. E' del tutto logico però ipotizzare che le donne che abortiscono rispecchino la realtà religiosa dell'Italia dove la religione prevalente, almeno anagraficamente, è quella cattolica romana. Che la legge sull'aborto sia stata voluta e difesa in primo luogo dalle donne cattoliche è un dato che risulta, con molta evidenza, dai risultati sui referendum abrogativi della legge promossi proprio dalle organizzazioni cattoliche che risultarono nettamente sconfitti. Non credo ci possano essere dubbi sul fatto che le donne che abortiscono sono, nella loro maggioranza, cattoliche, come cattolici sono quei genitori che abbandonano le ragazze madri o abbandonano alla nascita i figli di queste ragazze. Si può anzi affermare che è proprio nella cultura "cattolica" la radice di comportamenti che definire ipocriti è dir poco. Le chiese, ed in particolare quella di Roma, vivono dunque, sulla questione dell'aborto, un problema tutto interno e cioè non solo l'incapacità a trasmettere in modo corretto il messaggio evangelico, ma anche l'incapacità ad aiutare chi è in difficoltà.
In sostanza ogni aborto praticato da un cristiano, a qualsiasi confessione appartenga, non è un delitto dello Stato, ma un fallimento della rispettiva chiesa di appartenenza che deve interrogare se stessa, la propria capacità di trasmettere in modo efficace il messaggio cristiano che è certo un messaggio di vita e non di morte, di amore e accoglienza invece che di violenza e abbandono.
Alle chiese spetta quindi il compito di educare i propri membri a comportamenti eticamente corretti nel rispetto del messaggio cristiano. Tutto il resto, quale l'ingerenza nelle leggi dello stato Italiano, non serve ad altro che a rendere, se possibile, il male ancora peggiore di quello che attualmente è. Non può sfuggire a nessuno, infatti, che un'abolizione dell'attuale legislazione sull'aborto, proposta dalla Casa delle Libertà e condivisa dal Vaticano, non farebbe altro che favorire un ritorno alla pratica dell'aborto clandestino, che farebbe dormire sonni tranquilli a qualche monsignore di curia ma che certo non aiuterebbe minimamente i cristiani a crescere nella loro testimonianza di fede.
Per approfondire l'argomento, consulta un rapporto dell'Istat del 6 marzo 2000 relativo alla situazione nazionale.
"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996 |