L'inchiesta

A proposito delle bocciature al Luigi Amabile di Avellino ovvero

Quando la scuola viene vissuta come una caserma!

Ad Avellino come nei primi anni sessanta

Sergio Grande

Inchieste Il Dialogo Home Page Scrivici

                            

"A giugno la maestra boccia sei ragazzi. Disobbedisce alla legge del 24 dicembre 1957 che la invita a portarseli dietro per i due anni del primo ciclo. Ma la maestrina non accetta ordini dal popolo sovrano. Boccia e parte per il mare."

Questa celebre frase, tratta da "Lettera ad una professoressa" della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, pur essendo stata scritta circa 35 anni fa, sembra ancora attuale. A leggere le notizie di cronaca riguardante le bocciature in alcuni istituti cittadini, come l’ITC "Luigi Amabile" di Avellino, sembra che nulla sia cambiato nel rapporto fra la scuola italiana e gli alunni che la frequentano. Da un lato gruppi di insegnanti arroccati nella gestione del loro potere, dall’altro gli alunni e le famiglie a subire decisioni quasi sempre palesemente ingiuste e per di più inutili ai fini educativi.

All’Amabile di Avellino è successo qualcosa di abnorme. La percentuale di bocciati delle prime classi, che ora fanno parte della scuola dell’obbligo che è stato elevato a 15 anni, è stata in media di circa il 30 per cento, con punte del 40 per cento. Percentuali alte anche nelle altre classi, con punte di oltre il 50 per cento in molte sezioni del quarto anno. Fra le altre, significativo il caso di una quarta che è stata dimezzata, con otto bocciati su 15 alunni. Questa classe si era impegnata durante l’anno scolastico nel progetto "Ig Students" per la promozione di una nuova impresa a partire da un’idea. Esperienza sicuramente interessante, che ha fatto crescere i ragazzi e che andava sicuramente premiata, ma così non è stato.

La cosa più grave di quanto accaduto all’Amabile, secondo quanto raccontano i ragazzi, è che ad essere bocciati sono stati anche molti ripetenti. Questi, pur possedendo magari intelligenze brillanti e sicure capacità di apprendimento, sono stati dichiarati dagli insegnanti che li hanno bocciati "disadatti agli studi", meritevoli di una "lezione", come ai tempi della "Scuola di Barbiana", sol perché, proprio grazie alla loro intelligenza, hanno messo in difficoltà insegnanti incapaci a stabilire un giusto rapporto umano, prima che educativo, con i giovani e le loro aspirazioni. Per questi ragazzi pluriripetenti la prospettiva è ora quella dell'abbandono degli studi con la conseguente emarginazione sociale.

Stando alle cronache giornalistiche, all’Amabile si è bocciato addirittura in educazione fisica che, da qualche anno, è diventata materia valida ai fini del passaggio alle classi successive.

Nel vicino liceo scientifico pochissimi invece i bocciati, ma la situazione non è meno grave. Tantissimi, più della metà degli alunni, quelli cui invece è stato affibbiato un "debito formativo" da recuperare nel successivo anno scolastico. Forti dubbi e accuse di favoritismi, sempre a sentire i ragazzi, anche sui criteri adottati dal corpo insegnante per decidere chi promuovere senza debiti e chi invece no.

Questi dati mettono in rilievo uno scollamento profondo fra alunni e scuola. Non è un caso se, al momento della chiusura della scuola, il 100 per cento degli alunni abbia festeggiato l'evento con grandi manifestazioni di giubilo, quasi si trattasse della liberazione da un carcere duro. Manifestazioni di giubilo, fra l'altro, riprese e trasmesse da molti telegiornali nazionali e locali.

Possibile, ci chiediamo, che non possa esistere un metodo di valutazione degli alunni obiettivo, che non dipenda dagli umori o dal carattere degli insegnanti e dalle raccomandazioni? E' possibile che ancora oggi ci sia chi consideri la scuola come una sorta di "carcere minorile", nei quali i ragazzi debbano essere tenuti non per la loro edificazione o per stimolare il loro spirito critico e la loro intelligenza, ma per il loro "inquadramento", per "insegnare" loro esclusivamente a dire signorsì, come fossero tanti piccoli soldati?

Una scuola che boccia i propri alunni boccia innanzitutto se stessa, la sua capacità di aprire un dialogo positivo con le nuove generazioni. Su questo non possono esserci dubbi. Insegnare non può essere soltanto un modo di portare a casa uno stipendio, come da troppo tempo avviene. Prima che una riforma dei corsi o dell'autonomia scolastica, le bocciature, cioè i "fallimenti" della scuola, pongono con forza la necessità della riscoperta dell'insegnamento come vocazione da parte di una classe docente sempre più demotivata e staccata dalla realtà in cui vive.

 

"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996