|
Il
95% dei 40 milioni di persone sieropositive nel mondo non ha oggi accesso ai farmaci
anti-Aids. La questione non è secondaria, perché oggi con le terapie combinate si riesce
a vivere in media 17 anni nel Primo mondo. In questi 17 anni, inoltre, la ricerca
scientifica può fare dei progressi e può quindi farne guadagnare altri. Oggi vi sono due
grandi famiglie di farmaci, ma siamo sul punto di trovare un'altra classe di farmaci che
intervengono bloccando l'entrata del virus nella cellula. In questo caso si riuscirebbe ad
aumentare la sopravvivenza. Nei Paesi del Sud del mondo, dove cioè vive il 95% delle
persone sieropositive, la media della sopravvivenza è invece di 5-6 anni.
Il costo delle terapie è di 10.000 dollari, e se ci aggiungiamo l'assistenza e la
diagnostica la spesa per una persona in Aids conclamato o sieropositiva sintomatica è, in
Italia, tra i 25 e i 30 milioni. Ma la spesa sanitaria procapite annua nei Paesi
dell'Africa subsahariana, dove vive il 70% delle persone sieropositive, è attorno ai 10
dollari. Questo è il divario di fronte a cui ci troviamo.
Queste cifre sono forse determinate dal volere divino? Ovviamente no. I 10.000
dollari della terapia sono la conseguenza di una condizione di monopolio: grazie alle
regole dell'Omc, infatti, un'azienda che immette un farmaco sul mercato può godere per
venti anni, il tempo di una generazione, della proprietà del brevetto su quel farmaco.
Opera cioè in condizioni di monopolio: è l'unica che può produrre quel farmaco ed è
quindi quella che stabilisce il prezzo. Poiché le terapie anti-Aids sono terapie
combinate in cui si usano 3, 4 o 5 farmaci, che poi sono quelli delle 4, 5 aziende che
producono farmaci anti-Aids, è chiaro che le aziende coinvolte stabiliscono insieme il
prezzo in una condizione di monopolio totale. Si dice che il limite di 20 anni per la
proprietà intellettuale del brevetto è per permettere alle aziende di recuperare i soldi
spesi per la ricerca. Ma la realtà è totalmente diversa. Per la ricerca le aziende
multinazionali spendono infatti non più del 20% dei loro bilanci, mentre spendono tra il
30% e il 39% per azioni di lobb'ing, cioè di pressione sul mondo politico e sul mondo
sanitario, per riuscire a piazzare i propri farmaci e ad assicurarsi canali privilegiati.
(...).
Il Trips, l'Accordo sui diritti di proprietà intellettuale, nell'articolo 6 e
nell'articolo 31, offre ai Paesi del Sud del mondo due possibilità. E cioè stabilisce
per i Paesi poveri e in stato di epidemia la possibilità di produrre farmaci senza pagare
le ro'alties alle multinazionali (registrazione forzata) e la possibilità di sviluppare
l'importazione parallela, ossia di acquistare farmaci da altri Paesi poveri che sono stati
in grado di produrli. È ciò che ha tentato di fare il governo Mandela, con la legge
Mandela del '97. Il governo sudafricano, cioè, non ha agito contro le regole dell'Omc, ha
solo sfruttato questi passaggi contenuti nell'accordo Trips. Ma Big Pharm e 39
multinazionali sono intervenute trascinando in giudizio il governo Mandela in quanto,
secondo loro, la legge avrebbe minacciato il loro diritto di proprietà. Cosa è avvenuto?
È avvenuto che abbiamo vinto. Ed è stata la prima grande vittoria del movimento
anti-globalizzazione. Abbiamo vinto non contro il farmacista della porta accanto, ma
contro il più grande impero industriale. E abbiamo vinto perché ci siamo mobilitati in
tutto il mondo e perché non ci siamo mobilitati solo nella nostra specificità. Hanno
vinto le associazioni di lotta all'Aids, non quelle che sono finanziate dalle
multinazionali del farmaco. (...). È una vittoria, ma una vittoria che, dall'autunno del
'97 in cui è stata presentata la legge al 18 aprile del 2001 in cui le aziende si sono
ritirate dal processo, ha portato con sé 400.000 morti di Aids in Sudafrica. (...).
Abbiamo vinto contro gli Stati Uniti che avevano chiesto al tribunale dell'Omc di
prendere provvedimenti contro il Brasile (che già produce farmaci anti-Aids) e poi si
sono ritirati. Non è finita. Abbiamo una battaglia ancora aperta contro gli Usa e le
multinazionali che vogliono bloccare l'azienda Cipla che produce farmaci anti-Aids a
prezzi bassissimi. Quando le multinazionali hanno detto al Sudafrica di essere disposte a
cedergli farmaci al prezzo del 10%, Mandela ha risposto di no per un principio
fondamentale: noi non vi chiediamo la carità, tanto più la carità che decidete voi
quando farla, come farla, a chi e con quanti soldi; noi chiediamo il rispetto dei diritti
e per questo abbiamo bisogno di una legge. Questa è stata la forza del Sudafrica.
Voglio ancora toccare alcuni punti. Il primo è quello del Fondo globale per la
lotta all'Aids. Noi non siamo a priori contro, ma diciamo che ci vuole trasparenza. Non è
possibile creare un fondo per aiutare le nazioni dell'emisfero Sud, senza però mettere in
discussione quei meccanismi e quelle regole che determinano la situazione di quei Paesi.
Perché, se si mantengono le regole dell'Omc sulla proprietà intellettuale e non si
toccano i profitti, il resto diventa una semplice elemosina. In secondo luogo, siamo
contrarissimi al fatto che nella task force che gestisce quel fondo siano rappresentate le
multinazionali: è un conflitto di interessi grande come una casa, superiore perfino a
quello di Berlusconi. In terzo luogo, non è accettabile che la gestione di quel fondo sia
condotta dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, perché la Banca
Mondiale, con i suoi programmi di aggiustamento strutturale, ha aumentato la povertà di
quei Paesi. In presenza infatti di servizi sanitari deboli, la Banca Mondiale è
intervenuta distruggendo questi e costruendo al loro posto servizi sanitari più
efficienti ma a prezzi proibitivi per la grande massa della gente del Sud.
Altro punto importante è che in questi giorni è in discussione l'Accordo generale
sul commercio e sui servizi. La proposta del G8, esclusa la Francia, è di far sì che
istruzione e sanità siano inserite, come tutte le altre merci, nel nuovo round di
revisione dell'Accordo, e cioè che, anziché essere considerate diritti umani, diventino
merci a tutti gli effetti. Con il risultato di costruire servizi finalizzati al profitto
anche sul versante della sanità e dell'istruzione e di permettere al pensiero unico di
dilagare completamente: pensiamo a un'istruzione in Senegal affidata ad una multinazionale
americana.
L'ultimo punto è il più brutale, ma noi siamo qui anche per dirci le cose che ci
fanno venire mal di stomaco. Noi usiamo i farmaci, ma non ci chiediamo come questi vengano
sperimentati. Le sperimentazioni dei farmaci vengono in gran parte fatte nel Sud del
mondo, dove su oltre 1.500 farmaci nuovi inseriti nel mercato dal '75 al '96, solo 13 sono
per le grandi patologie che distruggono le popolazioni di questi Paesi: malaria, morbillo
e via dicendo.
Nel Sud del mondo i farmaci vengono sperimentati senza rispettare la Convenzione di
Helsinki. Farò due esempi. Costa D'Avorio 1996: viene proposta una sperimentazione sulle
donne sieropositive, perché la Glaxo ha scoperto che la somministrazione di Azt per sei
mesi è in grado di ridurre di due terzi la trasmissione materno-fetale, ma, a causa degli
alti costi, vuole sperimentare l'Azt più a breve termine. Vengono selezionati due gruppi
di donne sieropositive. La regola della sperimentazione etica prevede che a un gruppo
venga dato il nuovo farmaco, in questo caso l'Azt a basso trattamento, cioè a breve
durata, e all'altro gruppo il miglior farmaco disponibile fino a quel momento, cioè l'Azt
a lunga durata. Invece a un gruppo viene dato l'Azt a trattamento breve, all'altro gruppo
nulla, in attesa di vedere la differenza tra la percentuale di bambini infettati nel primo
gruppo e quella dei bambini infettati nel gruppo lasciato senza alcun farmaco. Le donne di
questo secondo gruppo sono state quindi utilizzate assolutamente come cavie. Il risultato
è stato che l'Azt a trattamento breve riduce non di due terzi, ma del 50% la trasmissione
del virus. Quando le madri hanno partorito, è stato loro detto: grazie, signore, potete
andare, e non dimenticatevi di lasciare qui la boccetta dei farmaci. Che è come dire:
siete state delle macchine, ci avete detto quanti sono i bambini che si infettano e della
vostra salute non ce ne frega assolutamente nulla. Mentre i regolamenti della ricerca
etica prevedono che se un farmaco ha efficacia la persona che partecipa alla
sperimentazione ha il diritto ad usare il farmaco nel prosieguo della sua vita. Ma ancora
peggio: ai bambini che sono nati senza infezione non è stato dato neanche il latte
artificiale per evitare la trasmissione del virus, cosicché il 30% di quei bambini si è
infettato attraverso l'allattamento materno.
Nel '97, in Sudafrica, quando si è cercato di condurre una sperimentazione
selvaggia con due farmaci sugli adulti, senza garantire di continuare a somministrare i
farmaci alle persone che avessero partecipato alla ricerca, qualora questa fosse andata
bene, il comitato etico del Sudafrica ha bloccato la sperimentazione. Ma - ed è la cosa
che fa più male - a quel punto il presidente dell'associazione sieropositivi del
Sudafrica ha scritto una lettera alle associazioni del Nord che si erano ribellate contro
tale tipo di sperimentazione, dicendo: "questa è una posizione vostra. Il problema
è che quella che voi chiamate sperimentazione è l'unica possibilità per noi di aver
farmaci per un certo periodo di tempo. Sappiamo che non è etica, ma non abbiamo altra
possibilità". È un pugno nello stomaco. Che ci fa capire però come siamo
legittimati a batterci contro le multinazionali e a richiedere il rispetto dell'etica solo
nel momento in cui riusciamo anche a farci carico del problema del Sud del mondo.
Altrimenti le nostre sono solo parole. Noi dobbiamo invece unire anche in questo campo la
contestazione agli aspetti propositivi e costruire delle alleanze. |