XXXII domenica
UN ANEDDOTO RIDICOLO E UN ANNUNCIO GRANDE

di p. Ottavio Raimondo, missionario comboniano

Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna (2 Mac 7,1-2.9-14)
Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene (2Ts 2,15-3,5)
Dio non è Dio dei morti ma dei vivi (Lc 20,27-38)
 
Gli si avvicinarono alcuni sadducei i quali dicono che non c’è risurrezione.
Coloro che si avvicinano a Gesù in quel momento si chiamano “sadducei”. Oggi potremmo chiamarli gli “arrivati”. Persone incapaci di accogliere il nuovo, difensori dello status quo, tutti intenti a difendere i loro privilegi anche a costo di alleanze ambigue pur di stare sempre dalla parte delle ricchezze e dei ricchi siano essi i conquistatori romani o gli intellettuali ellenisti.
Prima si erano avvicinati altri: il popolo, i capi dei sacerdoti, gli scribi, gli anziani gli “informatori” che si fingevano persone giuste.
A tutti Gesù parla di Dio Padre da cui proviene la sua autorità (1-8), del Dio che lo ha inviato (9-19); del Dio di cui deve essere riconosciuta la signoria (20-26); del Padre il cui amore è vita per sempre (27-39); dello stesso Dio di cui Gesù è il Figlio (41-44).
Non ci fermiamo di fronte all’aneddoto ridicolo che i sadducei raccontano. Andiamo più in là e accogliamo riconoscenti il grande annuncio: - Dio non è Dio dei morti ma dei viventi.
 
Quelli che sono giudicati degni della vita futura… sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Non interessa il come della risurrezione e delle vita futura. Interessa per chi e per che cosa vivo qui ed ora; se sono capace di amare e se accetto di essere amato.
Da questo vivere in Dio e per Dio, da questa capacità di amare e di lasciarsi amare nasce la fede e l’annuncio della vita eterna.
Credere la risurrezione è una questione di amore.
Chi ama dà il meglio e Dio che ti ama con amore di Padre ti dà il meglio: la sua stessa vita che non ha limite né di tempo né di spazio.  
Alla vigilia del suo dare la vita pur di essere fedele al Padre e alla missione ricevuta, Gesù non poteva darci una notizia più bella: siamo Figli di Dio e di Dio abbiamo tutte le caratteristiche.
Né per i patriarchi, né per te Dio è il custode della vita per un tempo passeggero lasciando poi il posto alla morte. Dio ama con un amore più forte della morte, un amore che è vita per sempre.
 
Dio non è dei morti ma dei viventi: perché tutti vivono per lui.
Non si può credere in Dio senza credere anche nella risurrezione che è il trionfo del Dio dei viventi.
Ma come può credere in Dio chi crede nel possesso? Colui o colei la cui vita è ricerca di dominio dell’altro.
Illuminante è l’affermazione del teologo Moltmann: “Gesù non ha portato nel mondo una nuova religione. Ha portato una nuova vita. Non ha fondato il cristianesimo e non ha stabilito un potere ecclesiastico sulle nazioni… Cristo è il ‘si’ divino alla vita. Questo ‘si’ conduce alla guarigione dei malati, all’accettazione degli emarginati, al perdono dei peccati e alla salvezza della vita handicappata dai poteri della distruzione”.
Aveva ragione quella mamma che dava questa testimonianza: - Ero in lacrime di fronte al corpicino di mio figlio di 8 anni annegato il giorno prima. Sono giunti alcuni giovani e hanno cantato la speranza, la vita. In quel momento ho sentito una voce che mi diceva: “Tu non hai potuto fermare la morte. Io sono più forte della morte e in me tuo figlio è vivo. La morte non me lo ha portato via”.
 
p. Ottavio Raimondo, missionario comboniano 348-2991393 oraimondo@emi.it


Luned́ 01 Novembre,2010 Ore: 18:18