II grande gioco del Bamum forzaitaliota
di Franco Cordero ("La Repubblica", 5 settembre 2003)
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C’era un oratore da banchetto, pronto e infallibile anche sullargomento più ostico che i commensali scegliessero a sorpresa: a esempio, «femore»; e lui volava. «Il femore, o signori, è un osso darmoniose proporzioni». Loquela innocua, spendibile nelle cerimonie nuziali, funebri, accademiche. Fioriscono anche elocutori meno dediti allarte pura. Eccone uno nelle cui ballate spesso figura Berlusco felix (così i contemporanei chiamano Lucio Cornelio Silla, al quale riesce ogni impresa). Lanno scorso avevo raccolto due detti memorabili: una similitudine (laffarista barzellettiere paragonato a De Gaulle) e larticolo dove, a proposito del conflitto dinteressi, enumerava tre effetti negativi. Primo: finché sia malvista dallEuropa, Mediaset non acquisirà mai i "gioielli televisivi" continentali; Deo gratias, direi. Secondo, la Rai è succuba della sinistra. Infine (salto acrobatico), i pubblici ministeri sono strapotenti e impuniti. Stavolta, fulmineo, risponde ai motivi della sentenza Imi-Sir e Lodo Mondadori stroncandola (Corriere della Sera, 8 agosto). Hanno cinque colpe gli autori: predicano valori morali; dipingono limputato; rievocano le polemiche esplose durante il processo; rivendicano limparzialità; scrivono storia. Roba da "giustizia militante", "tribunali speciali", "Stato etico" (i modelli novecenteschi sono corti moscovite 1936-38, il Volksgerichthofnazista, i nove scherani in divisa nera che condannano i "traditori" fascisti a Verona, 10 gennaio 1943). Poi spiega come motivino le sentenze i "buoni sistemi giuridici". Indi declama punti interrogativi: cosa legittima gli ayatollah togati al mestiere storiografico? (lui compone historiettes divulgative); può un giudice dolersi degli attacchi subiti?; non è "conflitto dinteressi" pari al berlusconiano? Ormai nei circoli neutrali è mala physiognomìa avere riflessi morali e una testa che pensa. Irriconoscibile. Ha cambiato stile, dalla prosa notarile al canto impetuoso e ventila lidea duna falsa giustizia milanese. Forse qualche credulo beve ma ogni lettore sveglio fiuta il trucco, svelato nellintervista al presidente del collegio (p. 10). Perché due atipiche pagine introduttive? Risposta: "uno scatto dorgoglio"; avevano taciuto anni interi sotto infami contumelie. Risposta limpida, noncurante dei commenti obliqui. Lex ambasciatore pilucca nelle due pagine, ignorandone 535. Se cerca una macchina critica dottima fattura, legga quelle sui reperti, dalle minute datti giurisdizionali sequestrate negli archivi davvocati-ombra ai conti bancari esteri: Corte dappello e Cassazione diranno se resti qualche dubbio; spacciarle come fiction politicante è gesto falsario. Lo lasci aglinteressati o al personale dei Barnum forzaitaliota. Gli argomenti della seconda metà tagliano il fiato: a Milano cè un tribunale montagnardo; condannando elude la questione del come mai avvenissero tante baratterie. Qui pesca nel Foglio 7 agosto, fonte quasi biblica: delinquevano tutti, politici, imprenditori, finanzieri, "persino alcuni magistrati" (infatti, sedevano alla sbarra nelle aule milanesi); correva una "contabilità perversa" tra economia e politica; burocrati corrotti; imprenditori davventura perseguivano impunemente disegni impensabili nel mercato. Ha descritto benissimo limpero televisivo fondato sul privilegio. Allora è una fandonia la ghigliottina con cui "i comunisti", manovratori della magistratura eversiva, decapitano lItalia liberal-cattolica affossando una virtuosa classe politica: nei primi anni Novanta il malaffare pullula dovunque un pubblico ministero scavi; anzi, basta grattare col dito; e ripullula nel terzo millennio sotto lala liberista (perciò gli homines novi vogliono procure ministeriali, affinché nessuno disturbi glintegrati). Resta lultimo quarto, sbalorditivo. Che la malattia richiedesse terapie politiche, laveva detto Craxi (eponimo del sistema). Oggi lascolteremmo. Se vuol essere fedele alla sua missione storica, B. rilanci lidea: ha tutti i titoli; "vecchio imprenditore", conosceva a menadito i giri. Non è perfida ironia. Gli consiglia mosse clamorose: promuovere un bagno collettivo; esca "dal pantano in cui rischiamo" daffogare; "vol[i] più alto"; "molti gliene sarebbero grati". Se ho capito bene, raccomanda una bevuta nel fiume Lete, pochi sorsi del quale estinguono le memorie. Lavarsi significa oblio delle cose antipatiche. Fingiamo che B. sia vero imprenditore, dagli esordi adamantini, senza passato piduista, uomo duna sola parola, incline al rispetto delle norme, lettore dErasmo e Tommaso Moro, mai volgare: che i network non nascano dal privilegio negoziato sotto banco; i relativi programmi coltivino le anime; lagonista dArcore non falsifichi bilanci, né frodi il fisco; convertendo lazienda nel partito, salvi lItalia dal drago comunista; e siccome guarda solo linteresse collettivo, sia inutile ogni cautela normativa. Nei mondi virtuali il passato fluttua: ci vuol poco a cambiarlo, ancora meno se cooperano gli oppositori; insomma, torniamo allaprile 1994 quando, unto dal popolo, destina alla giustizia lon. P., ora condannato a 11 anni dal "Tribunale speciale". Peccato che lincantesimo non attecchisca. Pochi italiani bevono dal Lete. Mentre S.R. predica bagni pro divo Berluscone, la campana economica suona a morto: secondo calo stagionale delPil; è la prima volta dopo 11 anni; e da 2 pontifica lo pseudo-taumaturgo insuperabile nellarricchirsi in barba alle regole. Sebbene voli sulla mongolfiera dun Ego mostruoso, sente lacqua alla gola: infatti, cova misure straordinarie; gli presterà man forte lhard boiled ex-ministro deglInterni, reso famoso dal turpiloquio su un morto davanti al quale dovrebbe stare col cappello in mano, chiedendo umilmente perdono. Parliamo ancora dei tropismi: sono movimenti dun organismo, pianta o animale, causati da stimoli esterni; se ne vedono tanti nel bestiario politico. Ne abbiamo alcuni sotto gli occhi. Giovedì 7 agosto, apparsi i motivi della condanna, «Il Foglio» intavola una disperata difesa: così facevano tutti, come nellopera; e B. non è anacoreta. Vero ma le tangenti sono colpe veniali davanti alla giustizia venduta, specie quando porti al corruttore un impero editoriale. Stride la conclusione: che meriti una corona perché rampava meglio dei concorrenti, tanto da accumulare tesori diventando anche presidente del consiglio; siamo già a Tortuga, isola pirata? Lindomani canta lex-feluca. Dalle stesse colonne, sabato 9, varia lantifona uno la cui rubrica emette fiamme: in posa zarathustriana assale "i moralisti a senso unico"; su, allestiscano un girotondo sullo scandalo Cirio; "meditate gente, meditate" sull Italia antica", organicamente malavitosa. I corollari emergono da soli: al diavolo i moralismi; fidatevi del self-made man dArcore, liberista sui generis dal quale lo scandinavo non compra nemmeno unautomobile usata; il futuro nasce dalle sue lanterne. Se le risorse dialettiche del circo criptoberlusconiano sono tutte lì, mala tempora currunt. Labbiamo visto così tremebondo da disdire lappuntamento veronese con Schroeder allArena: temeva i fischi; ormai vive nel virtuale. E come strepita lignivoro (ivi, 24 agosto) sul fatto che, Lui assente, lorchestra esegua glinni nazionali, con profitto morale del futuro antagonista. Lunedě, 08 settembre 2003 |