La Giornata della Memoria A scuola di Antifascismo Il discorso del presidente Nicola Mancino ad Avellino, la lettera di Elisa Springer ai giovani di avellino e la cronaca della manifestazione conclusiva della iniziativa del comune per l'intitolazione del Parco della Pace a Giovanni Palatucci |
La lettera di Elisa Springer ai giovani si Avellino Cè un dolore: il dolore di coloro che hanno sofferto e soffrono, che hanno subito e subiscono le atrocità della guerra, di coloro che muoiono e di quelli che, invece, vivono con la morte nel cuore. Ed esiste un silenzio. Il nostro silenzio che ci ha accompagnato, dolorosamente e tragicamente in questi 50 anni. Noi, oggi, proviamo a dare voce a questo silenzio, in un mondo dove tutti gridano. E necessario riflettere, meditare per riconoscere il dolore della Memoria e della vita offesa. Perché non si dimentichi di quali crimini orrendi si è macchiato luomo di questo secolo, luomo dei miei giorni con i suoi silenzi senza pietà, senza amore, senza parola, senza memoria. Noi fummo testimoni e vittime! Allora io, Voce della Memoria, ricordo agli altri il dovere di non tacere, ricordo perché gli altri non dimentichino. E ai ragazzi dico cercate Voi di costruire ciò che luomo ha voluto distruggere: la Speranza, la Pace, la fratellanza, un Mondo Migliore! E questa la Memoria. E questo il significato del 27 gennaio, Giornata della Memoria! Shalom! Elisa Springer |
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Il discorso del presidente del Senato della Repubblica Nicola Mancino Autorità, Signore e Signori, nel rivolgere a tutti i presenti il mio
più cordiale saluto, desidero innanzitutto esprimere il mio compiacimento per
liniziativa, assunta dallAmministrazione Comunale di Avellino, di ricordare
Giovanni Palatucci anche attraverso lintestazione di un parco alla Sua memoria. Mi è particolarmente caro che la nostra
città, che già sentì il bisogno - ormai più di un decennio addietro - di intitolargli
una strada cittadina, abbia voluto rievocare degnamente Giovanni Palatucci, figura di uomo
e di funzionario il cui ruolo, consapevolmente svolto fino alle estreme conseguenze, è
stato fondamentale nel salvataggio di migliaia di ebrei perseguitati. Questa occasione permette, insieme alle
tappe della vita di Palatucci - così bene illustrate negli altri interventi - di
ripercorrere anche le delicate e terribili vicende di uno dei periodi più bui della
nostra storia civile. Gli anni del suo impegno come giovane funzionario della pubblica
amministrazione coincidono, infatti, con la parabola di un regime destinato ad un epilogo
tragico per sé e per il popolo italiano: un itinerario di efferatezze e di sofferenze,
quale nessuna epoca del mondo ha mai conosciuto, che diventò sempre più stridente con la
coscienza di chi credeva fino in fondo nei valori delluguaglianza e
dellumanità. *** Se nessun eroismo o sacrificio individuale
poté impedire una tragica deriva morale e civile, resta - deve restare nella memoria
collettiva - la percezione della portata e del valore di testimonianze alte, come quella
del Commissario dellUfficio Stranieri e poi reggente della Questura di Fiume, che
permisero non solo a tantissime persone di salvarsi ma, come è stato scritto, anche di
assistere e curare lo spirito e lanimo di uomini che in quel periodo storico
non venivano più considerati individui, ma esseri inferiori da eliminare. Con il passare del tempo, diventa forte la
preoccupazione che sulle vicende del razzismo europeo e dellOlocausto possa cadere
il velo delloblio. Questa preoccupazione è resa più acuta dalle punte avanzate di
un revisionismo, che non sempre tende alla ricerca di nuove fonti e alla loro
interpretazione, quanto piuttosto ad affermazioni improbabili, che conducono
oggettivamente allannebbiamento e allindebolimento delle radici stesse della
nostra convivenza collettiva. Perciò ricordare è ancora più importante: Il futuro
di un popolo - ha ammonito Schlegel - è frutto sempre della memoria del passato. Più
grande sarà questa, più sicuro sarà il suo futuro. *** Solo poco più di sessantanni fa,
come in un incubo che abbiamo ancora difficoltà a spiegarci, lodio religioso,
razziale ed etnico, cominciava a trasformare le basi di società avanzate per le loro
conquiste economiche e le loro tradizioni culturali. Nessuno avrebbe pensato allItalia
come a un paese antisemita, visto che da noi il razzismo non era così diffuso come in
alcuni altri paesi dEuropa. Molti, tuttavia, ne avevano sottovalutato i sintomi,
pensando di trovarsi di fronte a piccoli incidenti di percorso, a minacce destinate a
cadere nel vuoto. A partire dagli anni 20,
lantisemitismo aveva cominciato ad attraversare la società italiana mantenendosi,
tuttavia, fino alla metà degli anni 30, a livello di una propaganda giornalistica
che presentava sempre più lebreo come ultima trincea dellantifascismo, quindi
come elemento antinazionale. Il crescendo continuo fino alla promulgazione delle leggi
razziali fece sì che prevalessero alcune correnti ideologiche, già presenti nella nostra
storia, mentre la debolezza della reazione della società civile italiana facilitava
lapprovazione di una legislazione ingiusta ed estranea alla tradizione giuridica del
nostro paese. La politica razzista fu senza dubbio
eterogenea e contraddittoria, fondata, come apparve, su elementi di razzismo biologico
mescolati a quelli di un razzismo nazionale basato sulla identità italiana. Ne scaturì,
tuttavia, come in una tragica sequenza, quel percorso a tappe che avrebbe conosciuto il
suo traguardo nelle camere a gas dei lager: innanzi tutto la definizione dei soggetti da
perseguitare, in secondo luogo lespropriazione, ossia la perdita progressiva di
diritti civili e di beni, poi la concentrazione con larresto e il trasferimento in
ghetti o in campi di prigionia; quindi la deportazione nei campi di sterminio europei;
infine, la distruzione fisica e la morte. Un itinerario destinato a culminare
nellunico modo ritenuto possibile dalle parole ammonitrici di Heine, il grande poeta
ebreo tedesco: chi brucia i libri finisce presto o tardi per bruciare gli
uomini. Quando si accetta che un determinato
gruppo di persone venga privato dei suoi diritti e della sua stessa dignità umana, si
apre la strada a conseguenze terribili. Le norme contenute nelle leggi razziali
erano lo sbocco obbligato verso la radicalizzazione di un sistema politico totalitario:
non erano ancora il punto finale del pensiero e dellazione razzista, ma non erano
più, certamente, neanche il punto di partenza - a questo molti non avevano saputo o
voluto vedere. *** Mentre Giovanni Palatucci era da pochi
mesi a Fiume come commissario, il 14 luglio 1938, con la pubblicazione sul Giornale
dItalia del Manifesto della razza, venivano poste le basi teoriche,
pseudoscientifiche, della successiva persecuzione: agli italiani di razza europea-ariana
si contrapponevano gli ebrei, di numero infinitamente minore, da discriminare. In pochi mesi, mentre lorizzonte
individuale e familiare per molti diventava più buio, lItalia conosceva alcuni dei
punti più bassi della sua storia morale e civile, segnati da date tristemente impresse
nella nostra coscienza collettiva: settembre 1938, provvedimenti legislativi di espulsione
degli ebrei dalle scuole e di espulsione degli ebrei considerati stranieri; 6 ottobre,
dichiarazione sulla razza che stabiliva i criteri di segregazione degli ebrei dalla
società civile e la loro identificazione sul piano razzista e religioso; 17 novembre,
provvedimenti per la difesa della razza italiana con cui gli ebrei erano definitivamente
esclusi dalle scuole e dalle università, dagli impieghi nella pubblica amministrazione,
nelle banche, nelle assicurazioni e nellesercito, i matrimoni misti e ogni forma di
commistione con il resto della popolazione vietati. Tra le conseguenze della legislazione
antiebraica, pesanti e durature, anche lesodo dallItalia di molte personalità
del mondo della cultura e della scienza. Quella persecuzione violentava uomini e
donne, identità e coscienze, rapporti sociali e affetti, spezzando ogni legame con la
società circostante e rinchiudendo persone e famiglie in una sorta di nuovo,
insopportabile ghetto. La conversione in legge dei provvedimenti per la difesa della
razza da parte della Camera con voto segreto e allunanimità e da parte del
Senato sempre a scrutinio segreto, ma con dieci voti contrari, segnò la rottura, per la
prima volta, dellunità nazionale circa il valore della cittadinanza. Nel mondo della scuola, già alcuni mesi
prima, provvedimenti di natura amministrativa avevano decretato il divieto di iscrizione
alle scuole di ogni ordine e grado degli studenti ebrei stranieri; era stato sanzionato il
divieto di conferimento di incarichi o supplenze a insegnanti ebrei e di adozione di libri
di testo di autori ebrei. Una discriminazione particolarmente odiosa cominciava così a
investire il campo della cultura e dellistruzione. I successivi provvedimenti legislativi,
con lesclusione di tutti gli studenti e gli insegnanti di razza ebraica
dalle scuole elementari e medie e dalle università, sancirono labisso creato tra la
libera circolazione delle idee e la scuola italiana (da notare che, relativamente
allesclusione degli studenti ebrei dalle scuole pubbliche, lItalia fascista
addirittura precedette la stessa Germania nazista). Proprio oggi, significativamente, a
Modena, una donna riceverà, dopo sessanta anni, il diploma di ammissione alle scuole
medie che allora non le fu consegnato perché ebrea. Allora, lespulsione di 96 professori
universitari ordinari e straordinari, di più di 100 aiuti e assistenti universitari, di
oltre 200 liberi docenti, di 279 presidi e professori di scuola media, di molti maestri
elementari avrebbe segnato non solo la fine di una consolidata, plurisecolare tradizione
culturale ma anche la prosecuzione di un inarrestabile, doloroso itinerario. Lallontanamento degli ebrei dal
territorio nazionale o il loro internamento in campi di lavoro obbligatorio, le retate a
cominciare da quelle nel ghetto di Roma, gli eccidi come quelli delle Fosse Ardeatine
scandirono lepilogo di un regime rifiutato nei suoi presupposti e contrastato nelle
sue scelte da chi ne avvertiva linconciliabilità con i principi di libertà e di
umanità. Nel clima fosco di quegli anni, la
testimonianza di Giovanni Palatucci rimane esemplare, a dimostrazione della straordinaria
forza di un uomo mite che avrebbe potuto - come molti fecero - imboccare la facile strada
del compromesso, ma scelse, invece, quella della coerenza e del coraggio. Egli, come ha
scritto lebrea austriaca Rozsi Neumann, da lui salvata, in tempi tanto
difficili..., è andato oltre il comandamento Ama il prossimo tuo come te stesso. La
sorte cui Palatucci andò incontro, ignorando perfino le insistenti, riservate
sollecitazioni del Comitato di Liberazione Nazionale, è stata il coronamento di una vera
e propria missione civile. Nei giorni convulsi della liberazione, il
giornale del Comitato toscano di liberazione La nazione del Popolo, avrebbe
scritto: La politica razziale non fu un episodio occasionale, e le sue presenti
rovine hanno travolto non i soli perseguitati, ma la vita intera del nostro Paese... il
razzismo è la base stessa del nazismo, un suo momento necessario, un suo sinonimo; e non
potremo dirci veramente liberati dallombra funesta del fascismo fino a che non
avremo spazzato dalle nostre anime e dai nostri costumi fin lultimo ricordo della
distinzione razziale. Il problema coinvolge tutta la nostra civiltà e non deve, oggi,
essere taciuto.. Il secolo scorso è stato quello delle
più grandi speranze e delle più cocenti delusioni. Ha visto la nascita e la fine di
alcune democrazie, laffermarsi di feroci dittature di destra e di sinistra, i
crimini più terribili, fino al genocidio di milioni di innocenti, uomini, donne e
bambini. I campi di concentramento - come del resto
i gulag - rimangono il simbolo più eloquente delle conseguenze di una volontà di dominio
portata ai suoi estremi, che diventa persecuzione e sterminio e annienta vita e dignità,
come ci ricordano le immortali parole di Primo Levi: Considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì
o per un no. La nascita dellItalia democratica,
con le sue irrinunciabili libertà, con le sue conquiste civili, con il rifiuto di ogni
forma di nazionalismo, con la sua costante tensione europea ha segnato, insieme alla fine
della follia di ogni pretesa supremazia di razza, la riappropriazione dei valori umani, la
coscienza rinnovata dei diritti fondamentali della persona, il risorgere, nel sentimento
popolare della tolleranza, del rispetto di tutte le fedi, del confronto tra le diverse
posizioni come condizioni per la pacifica convivenza civile. *** La giornata della memoria, che
per la prima volta viene celebrata proprio oggi, è estremamente importante: per misurare
i progressi compiuti lungo la strada della democrazia, ma anche per rievocare molti
episodi del nostro passato recente e contribuire a mantenere e rafforzare la memoria
storica contro ogni oblio e rimozione. Oggi, un po dovunque, le libertà
fondamentali ed il rispetto della dignità individuale tendono ad imporsi, insieme ai
valori democratici. Troppo spesso, tuttavia, la persona umana è calpestata e degli uomini
si uccidono perché non hanno la stessa origine etnica o le medesime convinzioni
religiose. Anche nelle nostre democrazie, dove il
rispetto della dignità e dei diritti umani ci sembrano fatti scontati, il pericolo
permane. Dobbiamo vigilare affinché le difficoltà e i problemi, che pure esistono, non
aprano la strada a nuove intolleranze. Le mine oggi esplosive della xenofobia e
del razzismo - mi scuserete per lautocitazione, peraltro inevitabile - dimostrano
quanto sia stata preveggente, anni fa, la legge che porta il mio nome. Questi fenomeni
attraversano unEuropa resa inquieta da quanto accade dentro e fuori i suoi confini,
a causa delle ondate migratorie, del ritorno dei nazionalismi locali, dei contrasti tra le
etnie e i credi religiosi. Di fronte a tutto ciò, dobbiamo
riflettere sul fatto che la civiltà democratica e le libertà non sono dati acquisiti per
sempre: quando il rispetto dei diritti delluomo e dei popoli non sono posti al
centro delle regole e dei comportamenti collettivi, vi possono essere rischi di nuove
cadute. E la storia ci ha mostrato quali conseguenze disastrose questo possa avere. È limpegno civile quotidiano e
tollerante - afferma George Mosse - lantidoto vincente contro il razzismo. Il
nostro compito, perciò, è evitare il ripetersi delle vicende del passato. Questo sarà
possibile, però, solo se non sottovaluteremo quei sintomi spesso nascosti dietro episodi
minori, talvolta perfino banali. La solidità delle nostre istituzioni e il consenso
democratico di cui esse sono circondate non ci devono far chiudere gli occhi davanti al
riaffacciarsi di simboli, di slogan e di atteggiamenti razzisti o nazisti e alle
manifestazioni inneggianti alla violenza. Oggi, come ieri, limpegno
individuale e collettivo di quanti credono nei valori della democrazia e della libertà
deve essere in direzione della diffusione di un messaggio di tolleranza contro le
terribili conseguenze della crescita di tutte le intolleranze. Di recente, anche il Santo Padre ha
chiesto che si intensifichino gli sforzi per costruire una comunità nazionale
improntata al dialogo, alla collaborazione, allaccoglienza e alla fraterna
solidarietà. Il richiamo alla lotta contro ogni forma
di discriminazione è oggi più che mai attuale per costruire quella convivenza tra razze,
nazioni, popoli diversi che sarà alla base della futura società multietnica. Silvia Forti Lombroso, una signora
veronese la cui famiglia ha conosciuto discriminazioni e persecuzioni, ha scritto:
Noi siamo della gente che per lunghi anni è stata ferita, calpestata, calunniata, e
ha dovuto trovare in sé ed in sé sola, la forza di non soccombere. Questo martirio che
noi abbiamo sofferto, ancora più nellanima che nel corpo, questi nostri morti
dilaniati, queste madri torturate, questi bimbi trucidati, e tutte le lacrime sparse, e le
gioie perdute, e i focolari violati, tutta questa marea di furore e di sangue, tutto
questo cumulo di rovine e di stragi che fu in Europa la persecuzione razziale, servirà a
qualche cosa, servirà a una causa comune? Oggi possiamo dire, con serenità, che il
sacrificio di quanti si sono battuti per difendere la vita e la dignità altrui non è
stato inutile, perché èservito alla causa della libertà e della democrazia nel nostro
Paese. |
La Scheda: Chi è Giovanni Palatucci. La scheda che riportiamo è tratta dal sito http://web.tiscalinet.it/gliebreiacampagna Che contiene un'importante documentazione su tutta l'attività di Palatucci. Ci sembra importante sottolineare la seguente frase che sbugiarda le affermazioni del responsabile di Alleanza Nazionale di Avellino sull'essere Palatucci "l'eroe del fascismo dal volto umano": "Prende contatto con i partigiani italiani e, sotto il nome di Danieli, concorda con loro un progetto, da far giungere agli alleati, per la creazione, a guerra finita, di uno Stato libero di Fiume". Palatucci, dunque, ha fatto parte, a pieno titolo, della resistenza italiana al fascismo e al nazismo. |
"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996