| Juan g. Bedoya è lautore dellintervista qui riportata, pubblicata sul quotidiano spagnolo "el país" (6/2/2001). Titolo originale: "Jesús jamás habría pisado el palacio de un dictador como Pinochet" | Cultura - Recensione |
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GESÙ NON È UOMO DI CHIESA |
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"GESÙ, QUESTO GRANDE SCONOSCIUTO": IL NUOVO LIBRO DELLO SCRITTORE E GIORNALISTA SPAGNOLO JUAN ARIAS. |
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Da ADISTA n. 20 2001 |
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Rivoluzionario o caudillo. Fra i martiri o con gli inquisitori. Dalla parte dei poveri o con Cesare. Migliaia di scrittori si sono occupati della vita di Gesù, il leader cristiano nato 2000 anni fa a Betlemme o a Nazaret (nemmeno sul giorno e il luogo della nascita c'è accordo) e centinaia di Chiese annunciano il suo nome e predicano dottrine che egli neanche scrisse. Juan Arias (nato nel 1932 ad Arboleas, in Almería), che ha studiato teologia a Roma ed è stato per molti anni corrispondente di "El País" in Italia, presenta a Madrid la sua personale interpretazione su questo famoso ebreo della Palestina che è il Messia per alcuni e un semplice agitatore per altri. Il libro si intitola "Jesús, ese gran desconocido" ("Ge-sù, questo grande sconosciuto", ndt), edito da Maeva.
Dopo aver letto il suo libro, bisogna essere caduti da cavallo per credere che il Vaticano continui con gli insegnamenti di Gesù.
Né il Vaticano né nessuna delle Chiese che si fondano sul suo nome. Credono impossibile che Gesù fosse tanto allergico al potere. Sono arrivati a scrivere che era della classe medio-borghese e che consigliò di rispettare Cesare. Ma quando Erode gli mandò a dire che la smettesse di predicare, come il Vaticano ha fatto con Leonardo Boff, rispose: "Andate e dite a quella volpe...". Gesù è difficile da digerire per i burocrati delle Chiese.
Amico di poveri e prostitute, poco affabile, ribelle, radicale, sempre in discussione con i gerarchi della setta farisea... Farebbe carriera Gesù in Vaticano? Finirebbe sotto ispezione teologica del cardinal Ratzinger?
Non era neanche sacerdote. E no, non farebbe carriera ecclesiastica. Sarebbe condannato dal Sant'Uffizio? Per questo non è necessario essere radicali come Gesù. Perfino il moderato Paolo VI fu indagato dalla vecchia Inquisizione. Lo stesso Gesù si terrebbe al margine dell'apparato di potere di una Chiesa che, come sostengo nel mio libro, non ha voluto fondare.
Cosa penserebbe Gesù di Lutero e della sua riforma? Si immagina il profeta con una frusta nel tempio del Vaticano, fra tanta sontuosità e ostentazione?
Gesù fu un contestatore della sua religione, quella ebraica. Voleva purificarla da vecchie scorie, dalla durezza con i peccatori e gli emarginati, da legalismi e ipocrisie. Oggi sarebbe ugualmente critico con chi usa il lusso e l'ostentazione nella religione come lo fu contro la gerarchia del tempio del suo tempo, che si arricchiva con i sacrifici della povera gente, intimorita dall'idea di un Dio giudice e desideroso di sangue. Da qui la sua frase: "Voglio misericordia, non sacrifici". Potrebbe essere un buon motto per la Chiesa, anche oggi. È quello che i teologi del Terzo mondo dicono che manca alla Chiesa: compassione, cioè soffrire con chi soffre, più che compiacersi con i soddisfatti.
Il peggio è immaginare Gesù compagno di merende del sanguinario Pinochet, o in amicizia con Reagan.
Il ricordo più triste che ho di Papa Wojtyla, del quale ammiro che voglia morire sulla breccia e le sue ultime aperture ecumeniche, è stato quando civettò con Pinochet nel palazzo della Moneda ancora insanguinato dall'assassinio di Allende. Quella benedizione impartita alla folla dal balcone del palazzo con Pinochet vicino che dava anche lui la benedizione, è stato un boccone amaro da digerire. Gesù non avrebbe mai messo piede nel palazzo di un dittatore. Solo per essere condannato a morte, come successe davanti a Pilato.
Guardiamo ai primi cristiani perseguitati nelle catacombe a Roma, o che bruciavano la città, almeno metaforicamente. Non stavano chiedendo a gran voce che l'imperatore Nerone gli applicasse la legge sull'immigrazione?
La Chiesa primitiva aveva la forza rivoluzionaria che tutte le immigrazioni comportano: idee nuove e culture differenti che minacciano le culture egemoniche di alcuni popoli che si sentono superiori. Gli dei nuovi che porta con sé lo straniero fanno sempre paura. Il diverso è un pericolo per chi si sente in possesso della verità. In una sola cosa Gesù non fu un ebreo di razza: nella sua accoglienza verso chi veniva da fuori Israele, i gentili, verso i popoli che con condividevano la fede dei suoi padri. Il suo cuore era universale.
Perché gli ultimi Papi parlano tanto della Vergine, una figura non preminente nei vangeli, e tanto poco di Gesù?
Perché la Vergine non crea loro problemi. Hanno fatto di lei una caricatura di donna sottomessa e fuori del mondo, e non la donna forte e battagliera che probabilmente è stata. Di lei non si sa praticamente nulla. È stato più facile creare il mito. Gesù crea più problemi. È difficile parlare di lui. La scena della donna adultera salvata dalla lapidazione da Gesù, che tanto piaceva a Pasolini, è stata proibita per secoli.
Le donne hanno un ruolo fondamentale nella vita di Gesù. Mentre Pietro lo rinnega codardamente tre volte nella notte della detenzione, le donne si sono fatte avanti in ogni momento. E Gesù tratta la donna come uguale. Da dove attinge la Chiesa le barbarie sulla donna-peccato, sulla donna senz'anima? In base a quale principio si sostiene che la donna non può essere sacerdote?
Dal momento che il grande peccato per la Chiesa è il sesso, la donna, che viene vista come la grande tentazione sessuale, finisce con l'essere una minaccia. E si crea il mito della verginità per difendersi da tale pericolo. La maggior rivoluzione Gesù l'ha realizzata nel campo del femminile. Ha rotto tutti i tabù del suo tempo. Ha messo la donna a simbolo e metafora del regno di Dio e l'ha amata senza reticenze. L'esclusione della donna dal sacerdozio non si sostiene né teologicamente né biblicamente. È un polverone che alza il Vaticano. Rispetto alla difesa dei diritti umani della società moderna è l'ultimo retaggio di intransigenza.
Chi eleggerebbe Gesù come suo successore?
Nessuno, Gesù non ha mai pensato a un successore. Né, nelle prime comunità, gli apostoli e i vescovi avevano una successione. Non c'erano gerarchie, solo carismi.
"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996 |