Cultura - Recensione |
A scuola con la Bibbia |
BRUNETTO SALVARANI, A scuola con la
Bibbia. Dal libro assente al libro ritrovato, EMI, Bologna 2.001 |
Ma non si tratta solo di un problema
dei cristiani, se è vero che la Bibbia è stata definita, accanto al filone grecolatino
della classicità, il Grande Codice della cultura occidentale (William Blake,
formula ripresa nel Novecento dal critico letterario Frye), lalfabeto colorato
della speranza (Marc Chagall, che nella Bibbia era cresciuto) e limmenso
vocabolario (di nuovo Claudel). O semplicemente Ha-Miqrà, cioè
Oggetto di lettura, per gli ebrei. Si potrebbe a buon diritto affermare che
metà della nostra letteratura, dellarte, della musica, della filosofia, è sorta
per esaltarne le ragioni e prendendola a modello, e laltra metà per liberarsi del
suo peso o addirittura attaccarla frontalmente. Di qui, la gravità del fatto che la
Bibbia non sia praticamente studiata a scuola, che costituisca un vero e proprio
libro assente nella cultura dellitaliano medio, che anche gli educatori
e i docenti salvo lodevoli eccezioni non ne sappiano nulla, o quasi. E che
non sia prevista una lettura a-confessionale, pure possibile e per certi versi doverosa
per chiunque voglia capire qualcosa del mondo che lo circonda.
Come si può capire qualcosa, infatti,
della Divina Commedia, della produzione pittorica di un Giotto o un Masaccio,
della filosofia medievale o del canto gregoriano (per fare appena qualche esempio) senza
fare i conti col loro principale Codice? E come dar torto allo scrittore di oggi Erri De
Luca, quando dichiara che il Dio di Israele è il più grande personaggio letterario
di tutti i tempi? O allex Ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro,
che è giunto a definire la Bibbia unautentica bomba conoscitiva, da punto di
vista didattico?
Ecco il duplice obiettivo del volume di
Brunetto Salvarani, biblista laico, propugnatore di una teologia biblica in chiave
narrativa e per anni fra gli animatori del Comitato Bibbia Cultura Scuola: da
un lato, rilanciare con forza un dibattito che ha un ruolo decisivo per una società
aperta e consapevole della propria identità culturale, poiché, credenti e non, non
possiamo non dirci figli della Bibbia; e dallaltro, fornire spunti, materiali,
testi e riferimenti bibliografici a quanti, non specialisti insegnanti, educatori,
donne e uomini di cultura - intendano avvicinarsi, anche per la prima volta, al
Grande codice, per coglierne le direttrici fondamentali. Il libro è suddiviso
in due parti, di cui la prima descrive appunto il Libro assente, quello che
pure ha permeato di sé la storia dellarte, della letteratura, della musica e
persino del cinema occidentali; mentre la seconda racconta del Libro
ritrovato, quello che riemerge nellimmaginario collettivo a partire dal suo
riutilizzo in termini di grandi miti (dallEsodo allApocalisse) e di grandi
personaggi (da Abramo a Gesù, passando per Giobbe, Geremia, Giuda, Pilato e tanti altri).
Scorrono così, pagina dopo pagina, centinaia di nomi illustri che alla Bibbia hanno
guardato con partecipe attenzione, da Leopardi a Kafka a Pier Vittorio Tondelli, da
Gregorio Magno a Kierkegaard a Nietzsche, da Roublev a Michelangelo a Matisse, da Bach a
Schoenberg a Franco Battiato, e così via.
Impreziosisce lopera unapprofondita introduzione di mons.Gianfranco Ravasi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana e biblista di rango, che ha avuto il merito di evidenziare per primo nel nostro paese la necessità di un impegno serio sulla divulgazione della Bibbia a livello popolare.
"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996 |