Arafat non è andato alla Messa di Natale.

Betlemme varrebbe
bene una messa

di Viola Strasbourg

 

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Bella scoperta, direte voi: ne ha parlato tutto il pianeta! (almeno stando a quello che dicono i nostri giornalisti). Se ne ha parlato così tanta gente, forse potrò dire qualcosa anch’io.

Quel che ho da dire è una domanda e vorrei tanto sapere se sono la sola in tutto il pianeta, a pormela.

Come mai Arafat voleva assolutamente andare alla messa di Natale a Betlemme?

Non credo sia una domanda oziosa. Ci han sempre detto che Arafat è mussulmano e di solito i mussulmani a messa non ci vanno, nemmeno per Natale.

E poi perché proprio a Betlemme? Forse perché non c’era nemmeno un prete cattolico romano in tutta la Striscia di Gaza? Forse è così; francamente non so niente della diffusione del cattolicesimo romano in Palestina.

Non so nemmeno se Arafat abbia o no chiesto, visto che Betlemme gli era interdetta, di poter andare a messa da qualche altra parte; non so se l’abbia chiesto e tantomeno se gli sia stato negato. Forse è così, è possibile.

Ma lasciando perdere il luogo, torniamo al punto essenziale: perché un capo di stato mussulmano di una nazione prevalentemente mussulmana vuole andare alla messa di Natale? Voleva forse vedere il presepe e baciare il piedino al bambinello? (Veramente non so se anche a Betlemme facciano baciare il piede della statua rappresentante Gesù bambino, come mi dicono si faccia ancora praticamente ovunque, in Italia). In effetti i presepi a volte sono dei veri capolavori di arte popolare e non si può considerare del tutto impossibile questa ipotesi. Ma non è nemmeno molto probabile, mi sembra.

Forse voleva andare ad accompagnare la moglie? Ci hanno detto che è cristiana, senza precisare se sia o no cattolico-romana; ma si sa che per i giornalisti italiani i due termini sono intercambiabili. Però nessuno ci ha detto se il divieto israeliano era rivolto anche alla moglie. Perciò non sappiamo se lei non è andata a messa per stare a casa a fare compagnia al marito, o se perché anche lei ha subito il divieto di Sharon. Se la moglie di Arafat è davvero cattolica, se anche a lei è stato impedito di andare a Betlemme, e se non aveva nessuna possibilità di andare a messa da un’altra parte, sono veramente spiacente per lei: è un fatto grave, che ad una persona venga impedito di partecipare al culto della sua religione. Mi piacerebbe sapere se qualche giornalista ha rimarcato questo particolare; mi pare di no, ma non leggo tutti i giornali.

O forse Arafat sta meditando di diventare cattolico romano. Questa sarebbe una cosa grossa. Qualcosa di cui veramente parlerebbe tutto il pianeta. Però, se è vero quel che ci dicono i soliti bene informati, sono già sette o otto anni che Arafat va alla messa di Betlemme, e ancora pare non abbia chiesto il battesimo. Bè, non ci sarebbe niente di strano, se Arafat volesse meditare una decisione di tale portata anche per dieci anni, o più, se ne sente il bisogno.

Purtroppo devo confessare di avere malignamente sospettato anche un altro genere di spiegazioni. Sarà che la politica italiana ci ha abituati ad aspettarci sempre il peggio da tutti, sarà la mia ostilità inveterata per la religione in pompa magna e per l’apparato mediatico che la sostiene (e ne è sostenuto), sarà la mia cattiveria, sarà un misto di tutto questo e di altro…ho sospettato che Arafat volesse andare a messa, la notte di Natale, a Betlemme, per ragioni squisitamente tattiche di natura politico-diplomatica! Che volesse andarci solo per farsi vedere, come le signore impellicciate della mia ubertosa Padania! Che volesse andarci per mostrarsi sugli schermi televisivi di tutto il pianeta (o quasi) mentre alcuni prelati rivestiti dei loro abiti di scena gli rendono omaggio come capo di stato! E inoltre che volesse andarci proprio "alla faccia" di Sharon!

Già, Sharon. Con i risultati sempre più disastrosi conseguiti nella lotta al terrorismo e con la crisi economica sempre più disastrosa ad impoverire tutti gli abitanti della regione (compresi gli ebrei israeliani), Sharon non trova di meglio che fare i dispetti ad Arafat! Con la logica conseguenza di un autogol clamoroso: quella sedia (molto elegante, avete notato?) vuota con la keffia sopra ha avuto un impatto molto più forte di quanto ne abbia mai avuto la faccia di Arafat (bisogna ammetterlo: quanto ad effetti spettacolari, i preti cattolico-romani sono imbattibili!)

Vorrei terminare con un augurio per l’anno nuovo: che a nessun essere umano venga mai più impedito di professare la propria religione e che nessun essere umano usi mai più la religione, propria o altrui, come strumento di lotta politica.

Viola Strasbourg


"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

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