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Un'immagine del concistoro del 17 febbraio a Piazza S. Pietro

Controcorrente

Punti Cardinali

di Lorenzo Tommaselli*

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Dopo il Concistoro del 17 febbraio scorso la Chiesa cattolica ha serrato ancora di più le sue fila esprimendo un Collegio cardinalizio modellato ad immagine e somiglianza del pontefice regnante. Pochissime le nomine di rilievo e molte quelle di prelati provenienti dalla Curia, per cui sembra avverarsi sempre più l’amara constatazione di quel grande profeta che è stato e che è ancora oggi p. Ernesto Balducci: “Sui sentieri dei profeti oggi marciano i ragionieri”. Sintomatica è stata anche la vicenda del battagliero presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Karl Lehmann, escluso con ostinazione dal cardinalato da Giovanni Paolo II ed inserito nella lista in un secondo momento. Avranno avuto certamente il loro peso anche le pressioni dell’episcopato tedesco, che per la terza volta ha riconfermato nel suo incarico l’arcivescovo di Magonza, esprimendogli polemicamente quella fiducia che il papa ed il card. Ratzinger hanno dimostrato a più riprese di non nutrire.

In Italia anche il card. Ruini è stato riconfermato per la terza volta alla guida della CEI, ma con una procedura profondamente antidemocratica, che impedisce ai nostri vescovi di eleggersi direttamente il loro presidente. È stato, infatti, nominato direttamente dal papa, che questa volta ha proceduto senza neanche tener conto della terna di nomi proposti, all’interno della quale, di solito, è scelto il presidente e della quale Ruini non ha mai fatto parte in questi anni.

Il tutto alla faccia della più volte strombazzata collegialità episcopale, negata sempre più nei fatti a fronte di un radicato centralismo di governo nella Chiesa, nella quale potere e volontà di esserci a tutti i costi allignano a danno della profezia e della semplicità evangelica.

Pienamente inserito in questo piano di reconquista è il potente e determinato segretario del Comitato del Giubileo, mons. Crescenzio Sepe, elevato anche lui alla porpora e nominato alla guida di Propaganda Fide, quel corposo dicastero che accorpa competenze e poteri di molti altri e che, in completa autonomia di gestione, amministra notevoli somme di denaro. E, a proposito di soldi, si è saputo che, per festeggiare questa nomina, sono stati spesi nel paese d’origine del neocardinale decine di milioni erogati da vari enti ed istituzioni (per maggiori chiarimenti vedi www.lospettro.it). Tale disdicevole dispendio di denaro poteva tranquillamente avere un’altra e più evangelica destinazione, per es., i poveri del suo paese, quei poveri che, secondo il Signore, avremo sempre con noi e per i quali, pare, è stato annunziato preferenzialmente il Regno di Dio.

Quello che colpisce ed indigna non è tanto il fatto che cerimonie e festeggiamenti così costosi siano stati organizzati, ma che il cardinale, il cui motto episcopale è, ironia del caso, in nomine Domini, li abbia accettati anche con un certo compiacimento, senza invece respingerli con brusca nettezza.

Naturale riesce l’accostamento con un altro pastore della terra aversana, quel don Peppino Diana, parroco di Casal di Principe, vicino veramente ai poveri ed agli oppressi, sistematicamente ignorato dalla sua diocesi e dimenticata vittima della violenza camorristica.

In tutto questo grigiore burocratico e questa conclamata opulenza, in un’atmosfera ecclesiale (e non solo), nella quale l’attenzione ed il riferimento al vescovo di Roma hanno da tempo assunto accenti di vero e proprio culto della personalità, dov’è il sogno di Dio per un’umanità nuova, quel progetto per il quale ha dato la vita l’Uomo di Nazareth “nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito” (cf. Rom.,1,3-4)? Come non vedere la sclerosi sempre più galoppante che sta diffondendosi nella strutture della Chiesa e che la sta rendendo sempre più un apparato di potere destinato alla sua autoconservazione, un arido museo, secondo l’efficace metafora del beato Giovanni XXIII, invece che un olezzante giardino, segno di speranza e di liberazione per tutti?

Se la Chiesa non serve, non serve a niente, ricorda di continuo mons. Gaillot, coraggioso missionario del Regno e vittima anch’egli, insieme a tanti altri, dell’involuzione autoritaria del potere ecclesiastico.

Dio voglia che, nel ricordo del beato Giovanni XXIII, l’azione e l’esempio di tanti come mons. Gaillot, preti e laici, siano di stimolo e di incoraggiamento per quanti continuano, contra spem, a battersi per una Chiesa altra ed a credere nel sogno e nelle promesse di Dio, che sono diventate sì in Gesù Cristo (cf. 2Cor,1,20).

*Docente di scuola superiore

E-mail:tommasellilg@libero.it

 

 

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