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(In rosso ed in grassetto la risposta di Gloria
Capuano, punto per punto, alla lettera di Viola Strasbourg)
CROCEFISSI? DOVE? Roma Lunedì -14 gennaio
- 2002
Cara Gloria Capuano,
ti dirò subito qual è la mia fede, in modo da permetterti
di decidere immediatamente se io abbia o no il diritto di esprimere
la mia opinione in merito ai crocifissi: sono cristiana evangelica.
Spero che il "tu" non ti infastidisca; lo uso per semplicità,
perché le formule cosiddette di cortesia rendono la forma
scritta pesante e involuta, aumentando i rischi per la nostra
sintassi - ohimè - sempre vacillante. Sono protestante,
cittadina italiana, figlia e nipote e pro-pro-pro-nipote di italiani.
Ripeto: ti preciso tutto questo perché tu possa fare le
tue valutazioni e decidere se riconoscermi il diritto ad avere
ed esprimere opinioni.
- Perché tanta violenza? Perché
non accorgerti che attribuendomi il diritto di decidere se tu
possa avere o non le tue opinioni mi offendi, sicuramente senza
averne le intenzioni?
Ti dirò, per me tutti hanno diritto ad avere ed esprimere,
privatamente e pubblicamente, le loro opinioni. Ne hanno diritto
indipendentemente da nazionalità, razza, lingua, opzione
religiosa o irreligiosa o di fede. Ne hanno diritto semplicemente
perché sono esseri umani.
Anch'io la penso così.
Quindi dissento completamente da te, già su questo punto,
quando tu ritieni una opinione "inopportuna" solo perché
espressa da una mussulmana.
Prego distinguere la libertà
e il diritto all'opinione dalla sua opportunità. Es:
se sei ad un funerale dove tutti piangono, tu puoi anche dire
agli astanti "non piangetelo perché era un mascalzone",
forse però, quand'anche vero, senz'altro sarebbe inopportuno.
E fin qui mi fermo all'idea di opportunità senza contemplare
quella di idoneità.
La signora musulmana non ha espressa un'opinione, ha compiuto
un'azione di forza in un contesto dove per tale azione lei era
la meno idonea oltre che inopportuna; io non entro in una moschea
con le scarpe perché per mia opinione togliermi le scarpe
è irriverente nei confronti di un ambiente sacro e seccante
per ragioni igieniche, al massimo lo dico, anzi lo sussurro,
ma mi adeguo non tanto per sottostare a una regola, quanto per
non mortificare la sensibilità altrui. Questo in soldoni.
(Per lo stesso motivo le musulmane in Italia farebbero bene
a togliersi il velo.)
Ma il punto fondamentale su cui dissento da te è la presenza
dei crocefissi negli ospedali. I crocefissi sono statue (o statuette),
sono cose.
Seconda violenza. Tu puoi pensare che
i crocifissi siano cose, il fatto è che da una enorme
quantità di persone sono simboli d'amore e sorgente di
conforto; credimi non è piacevole e causa sofferenza
sentirli definiti come cose.
So bene che per i cattolici romani queste cose sono importanti
oggetti di culto e proprio per questo auspico vivamente che i
cattolici romani si tengano i crocefissi nei loro luoghi di culto.
Appenderli in ospedale, o nelle scuole, o nei tribunali, ecc.
equivale senza ombra di dubbio ad un tentativo di trasformare
tutti questi luoghi, dove si dovrebbe trovare solo la laica e
civile convivenza, in luoghi del culto cattolico romano.
Qui opererei un distinguo: non accomunerei
gli ospedali con gli altri luoghi. Su i crocifissi in Ospedale
sento in me una certezza; per spiegarmi meglio, mi appare una
inutile crudele interferenza di chi cristiano non è o
lo è seguendo diversi rituali, il volerlo togliere quando
a loro non costerebbe nulla ignorarlo.
Prova ne siano le preghiere cattolico-romane urlate quotidianamente
nei corridoi degli ospedali dagli addetti ai "servizi religiosi",
preghiere cui un degente (o visitatore o medico o infermiere)
non cattolico romano non ha modo di sottrarsi.
Quanto più fastidio danno a
tutti in ospedale le porte sbattute, il vociare, o il fumo del
resto proibito, (e a ben altro livello in Islam immagina la
tragedia di colui al quale desse fastidio la preghiera del muezzin).
Pensiamo piuttosto al degente solo, senza familiari, nessuno
che lo vada a trovare o che chieda di lui, quale conforto possa
trarre da quella preghiera che gli dice di non essere dimenticato
anche da Dio.
I crocefissi in posti che sono proprietà pubblica offendono
la laicità dello stato
La laicità dello Stato risponde
a un legittimo timore storico e va difesa, ma non con un esercizio
impietoso nei confronti di degenti in ospedale, e ciò
è vero in sé, e resterebbe vero anche se lo affermasse
Bin Laden in persona.
Eh no! Bin Laden prima di fare affermazioni
di questo genere, introducesse la laicità dello Stato
nel mondo musulmano, solo dopo potrebbe erigersene a paladino
fuori dell'Islam.
C'è poi un altro punto importante da sottolineare. I cattolici
romani vivono sempre tanto costantemente circondati da queste
statue o statuette (alcuni le portano - addirittura - appese al
collo, realizzate in metalli preziosi!) che non le vedono più.
Sono decisamente e drasticamente d'accordo
contro la banalizzazione di ciò che esigerebbe sobrietà
e rispetto, tipico della nostra civiltà mercenaria. Ma
non sono solo i cattolici a "impreziosirsi" con monili
raffiguranti la croce.
Sono, di solito, incapaci di prestare attenzione a questi oggetti;
Non eccediamo in generalizzazioni,
non mescoliamo il sacro con il profano, non proiettiamo su gli
altri quel che i loro occhi non vedono, e "non gettiamo
con l'acqua sporca anche il bambino". Intendo dire che
c'è anche chi in certi oggetti ripone il conforto di
una continuità del contatto religioso in cui crede.
ma se provassero a guardarli veramente, forse prima o poi vedrebbero
anche loro ciò che appare a prima vista ad ogni altro essere
umano. Vedrebbero un'immagine orribile: l'immagine di un uomo
seminudo inchiodato al legno, morente tra spasimi atroci.
Questo è vero. Vedrebbero l'immagine
di un uomo vittima dell'odio fine a se stesso. Solo che per
gran parte dei cristiani non è una immagine orribile,
è piuttosto un' immagine di una dolcezza infinita che
ha trasceso la caducità sofferente del corpo, a dimostrare
il massimo di un sacrificio per l'umanità da Chi avrebbe
potuto astenersene avendone il sovrannaturale potere.
Chi si stupisce che i crocefissi destino orrore dovrebbe cominciare
a riflettere, a farsi qualche domanda sulla propria insensibilità
e incapacità a comprendere una reazione che è veramente
e pienamente umana: l'orrore per la morte, per la condanna a morte;
l'orrore per il supplizio cui un essere umano viene sottoposto
da altri esseri umani; l'orrore per la crocifissione.
Tu accanendoti contro l'immagine del
crocifisso sembri crocifiggerlo, non volendo e incomprensibilmente,
una seconda volta. Non confondere l'orrore della morte con l'orrore
per la condanna a morte o per ogni genere di supplizio.
La morte non dovrebbe incutere orrore, è in atto una
grave carenza culturale tutta occidentale in proposito. Se fosse
accettabile l'orrore della morte, a maggior ragione lo si dovrebbe
provare per la nascita, perché si dà vita a un
condannato a morte. Ed è la condanna a morte il massimo
dell'inciviltà.
Vorrei tanto che tu potessi vedere un lavoro da me realizzato
contro la guerra e la tortura nel 1980, ti troverei mia grande
alleata perché oso dire al Cristo " Tu oggi non
lo faresti, lasciarsi crocifiggere è adeguarsi alla violenza
della nostra civiltà!" Questa frase non è
piaciuta, ma era una provocazione dettata dal grande dolore
nel contemplare l'inutilità (apparente) della crocifissione
alla vista della perdurante crudeltà dell'uomo. Forse
però non la condivideresti.
Notiamo poi che questa forma di esecuzione di una condanna a
morte, la croce, pare essere proprio un'invenzione di quella civiltà
romana di cui ci vantiamo di essere eredi. Il "diritto"
romano ha inventato la croce;
Ne siamo sicuri? Se la buttiamo sul
culturale "non schiodiamo più" perché
si procederebbe a colpi di citazioni e servirebbe solo ad aizzare
un rivendicazionismo tutt'altro che pacificatore.
ma ovviamente era riservata ai non romani, ai non cittadini!
Per i cittadini romani c'era il giusto processo e la garanzia
di non essere sottoposti, neppure in caso di condanna, a sevizie
degradanti. Una morte rapida e pulita per il civis colpevole,
torture e croce per schiavi e stranieri.
Anche se non ci fosse nulla da eccepire
risponderei, e con ciò? - Non appiattiamo la prospettiva
storica, stralciamo da essa i significati che possono -OGGI-
aiutarci a cambiare. Ma da eccepire c'è, anche se per
me nulla aggiunge o toglie: non mi pare che siano stati i romani
a inventare la crocifissione, visto che non se ne conoscono
le origini. Un Alessandro Magno (356 - 323 a.C. ) tanto magnificato
dai nostri programmi di storia (almeno ai miei tempi scolastici)
crocifisse ben duemila prigionieri fenici (oltre ai trentamila,
soprattutto donne e bambini, fatti schiavi) cifre strepitose
rapportate all'epoca; francamente non so se avesse imparato
dai romani, all'epoca forse come popolo irrilevanti; so vagamente
che la crocifissione era piuttosto comune soprattutto nell'oriente
semitico, e che i romani pare l'abbiano importata dai cartaginesi.
Come vedi si va fuori tema, e le polemiche sul crocifisso risalgono
a quando i pagani accusarono i cristiani di idolatria appunto
nei confronti dell'Oggetto crocifisso.
Tutto questo a me pare desolatamente sterile e tipico di certa
litigiosità umana utile ad altrui strumentalizzazioni
di massa. Il tragitto è tutt'altro dal crocifisso tolto
o permesso, è quello della cultura dell'amore che ha
fatto finalmente dire al Pontefice "non c'è pace
senza perdono" in sostituzione del "non c'è
pace senza giustizia", che non mi convinceva affatto e
che forse ha contribuito ad aizzare animi già esasperati..
Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne, fatta uomo, è
stato sottoposto a questa morte orribile, e vi è stato
sottoposto, lui, semita come gli arabi, da soldati romani. Anche
su questo, cara Gloria, dissento da te. So che per molti, oggi,
Gesù ha l'irrealtà di un "simbolo ed esempio";
ma per me Gesù è realmente uomo, ha realmente sofferto
sulla croce ed è realmente morto tra spasimi atroci. Per
questo non posso guardare le vostre statuette di Gesù morto
o morente senza orrore. E per questo depreco che così spesso
(lo fai anche tu nel tuo scritto)(dovrei
verificare) la persona di Gesù venga confusa
con oggetti del culto cattolico romano.
I presupposti di partenza sono gli
stessi, il punto di arrivo è diverso. Non puoi applicare
agli altri che vedono il crocifisso secondo un antico consolidato
modo di sentire, la tua personale intolleranza alla vista di
un qualcosa che ti spaventa e ti fa inorridire, mentre a me
invece insegna la pietà. Il tempo ha sedimentato la componente
emotiva dell'Evento, e ne ha lasciato soltanto il significato,
che è quello del grande amore per l'umanità.
Grazie a Dio la mia chiesa si riunisce di fronte ad una croce
vuota, da cui il corpo di Gesù è già stato
staccato, e che non è affatto oggetto di culto.
Rispetto la "tua" chiesa,
anzi mi piace anche, ma è una variante per me formale
più che sostanziale che non dovrebbe portare a una guerra
sul crocifisso. Una croce con il corpo o senza corpo io la vedo
nello stesso identico modo, anzi, non la vedo, la sento.
Quella croce vuota mi ricorda costantemente che Gesù non
è più morto: gli angosciosi legami della morte non
l'hanno potuto trattenere! È risorto! È asceso al
cielo! Siede alla destra del Padre! Gesù regna, vincitore
della morte!
D'accordo, anche se questo eccesso
di esclamativi mi preoccupa.
Ma non vorrei mai che questo segnale, questa croce vuota disegnata
sul muro, venisse utilizzata per "marcare il territorio"
in luoghi diversi da quello, di nostra proprietà e di cui
noi stessi paghiamo le spese, in cui ci riuniamo per il culto
al Signore risorto.
Hai usato i termini "marcare
il territorio" tipico del mondo animale.
Ma la croce non riguarda il mondo animale e non è un
oggetto materiale né è un simbolo in senso laico.
Tutto dipende da che cosa ha in se stesso chi osserva e partecipa;
è dunque tutta una questione di modo di essere; ciò
che per qualcuno a una croce è legittimamente calzabile
un potere religioso che interferisce nel potere laico, per altri
è soltanto il sublime segnale di un comune sentire. Tuttavia
se paure storiche angustiano tanto i laici è bene parlarne,
ma con i dovuti tempi di riflessione. Salvo che per gli ospedali;
sicuramente, in essi, l'ingerenza laica a me pare del tutto
fuori luogo. Lì la "crocifissione" dell'uomo
insidiato dalla malattia, è in atto, l'Uomo crocifisso
diventa compagno nel dolore. Gli altri siano generosi.
L'unica croce con un valore reale è quella che fu eretta
duemila anni fa sul Golgota; la nostra unica possibilità
di salvezza dall'orrore della morte è passata per l'orrore
di quell'unica morte. Care sorelle e fratelli cristiani di ogni
confessione, non mediteremo mai abbastanza sull'altissimo prezzo
del nostro riscatto: dobbiamo gratitudine a coloro che ci ricordano,
col loro orrore pienamente umano, di quale orribile morte il nostro
peccato ha gravato l'Uomo/Dio. Dio ci guardi dall'abituarci all'immagine,
anche mentale, del Signore crocifisso! Dio ci guardi dal fare,
di una immagine del tormento inflitto al nostro Signore, un oggetto
dell'arredamento normale dei nostri ambienti di vita e lavoro!
Attenzione, l'esaltazione non aiuta
l'obiettività e neppure la tolleranza. Quanto all'arredo,
ancora una volta, senza averne l'intenzione, hai recato offesa
a chicchessia veda nel crocifisso esattamente quello che ci
vedi tu cioè tutto fuorché l'arredo, ma che nondimeno
gli è caro vederlo ovunque e dovunque e non
nei
luoghi specializzati per l'uso.
Spero e confido che a tutti quelli che si dicono cristiani lo
Spirito tracci (spiritualmente) una croce (spirituale) sul cuore
(non sul petto o sul muscolo cardiaco, ma sulla sede della loro
volontà cosciente, sul luogo dove vengono prese le decisioni).
Io spero e prego che ogni punto di
vista in merito si svuoti da qualsiasi forma di fanatismo o/e
di manipolazione e interpretazione umana di ciò che umano
non è.
E spero - umanamente, ma spero - che tutti i cittadini e le cittadine
italiane imparino a praticare la laicità nel quotidiano,
invece di predicarla agli integralisti islamici.
Non vedo perché. Io invece vorrei
con gli altri praticare la religiosità nel quotidiano
solo però che questa in ogni sua variante od espressione
si spogli da rigidezze, estremismi, giustizialismi, superstizioni,
arbitrarie attribuzioni, profane rivalità, e altro ancora,
per scoprirsi unico valore identificativo del credere nel divino,
amore del prossimo.
Ti ringrazio del tuo intervento che mi ripropone ancora una
volta quel che a me appare un grave problema, il dubbio o la
realtà che le religioni vengano inficiate e imbastardite
dalla "cultura", quale ambiguo coacervo della presunzione
umana. Ciò che le porta ad essere contro il loro destino,
fonti di violenza.
Viola Strasbourg
Cordiali saluti
Gloria Capuano
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