Controcorrente : Sostituire il Card. Giordano anche dopo la sua assoluzione


GIORDANO: UN RITIRO OLTRE I GIUDICI

Lo richiede la costruzione di una Chiesa altra, più aperta, più "cattolica", meno "romana" e certamente molto più vicina al sogno di Gesù Cristo
Di Lorenzo TOMMASELLI

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Nel dicembre dell’anno scorso dopo quattro ore di camera di consiglio il gup del tribunale di Lagonegro ha assolto con formula piena l’arcivescovo di Napoli Michele Giordano dall’accusa di concorso in usura, reato per il quale la procura aveva chiesto tre anni di reclusione

Dal punto di vista umano sincera è la solidarietà nei confronti dell’uomo per la fine di un lungo periodo di sofferenze, anche se il suo atteggiamento non sempre è stato all’altezza della situazione, specie nella prima parte della vicenda, quando, nonostante le promesse iniziali di silenzio e di riserbo, Giordano non si è astenuto da un comportamento sopra le righe nei confronti dei magistrati, certo non esenti da ingenuità e da errori.

Infatti, a parte la spettacolarità esibita nella prima fase delle indagini, è apparsa evidente la macroscopicità di alcune delle contestazioni rispetto ai fatti reali. Va bene per l’appropriazione indebita ed i favoritismi, ma non poteva non essere chiaro agli inquirenti che usura ed associazione a delinquere non sono mai risultate dagli atti fin dall’inizio.

Comunque, al di là delle vicende processuali, decisamente sconveniente risulta il fatto che un vescovo decida di stornare fondi della comunità per aiutare il fratello in difficoltà e che affidi ai propri nipoti incarichi di consulenza professionale; vicende, queste, che già sarebbero state sufficienti a motivare un rapido e dignitoso ritiro.

Ma la richiesta al vescovo di farsi da parte conserva intatta la sua validità anche dopo la sentenza di assoluzione e si fonda soprattutto su di un dato evidente: l’inadeguatezza e l’assenza di spessore del ministero di Giordano in una realtà così complessa come quella di Napoli.

Prima del suo arrivo, la diocesi aveva vissuto negli anni Settanta, ad opera del card. Ursi, lo sforzo di portare anche a Napoli le istanze del rinnovamento conciliare, che venivano a mettere in discussione un cattolicesimo tradizionalmente conservatore come quello partenopeo. Il predecessore di Giordano ha cercato, con sensibilità pastorale e pur tra incertezze ed esitazioni, di promuovere, tra l’altro, una valorizzazione del laicato ed un conseguente decentramento di funzioni e compiti nella vita della Chiesa, tra cui l’istituzione del diaconato permanente, nonostante la tenace opposizione di buona parte del clero.

L’episcopato di Giordano invece sin dall’inizio si è caratterizzato per un’involuzione di stampo clericale, che è stata come una pietra tombale sul faticoso cammino intrapreso da Ursi. Il magistero del nuovo vescovo è da subito risultato privo di slancio e di evangelica audacia, come invece la situazione di Napoli e della sua provincia richiedevano e richiedono.

I gruppi di potere curiali ed i settori più tradizionalisti del tessuto ecclesiale hanno ripreso ed accresciuto la loro influenza a scapito delle forze più vive della comunità. Siamo ben lontani da una pastorale veramente incarnata nei problemi della gente e da un vescovo che sia defensor et procurator pauperum, come dimostra la contestazione dei disoccupati a Giordano nel giorno dell’Immacolata.

Nei rapporti con i fedeli Giordano, protetto da una scorta degna di miglior causa e tutto chiuso nella sua pompa istituzionale, mostra quell’atteggiamento di paternalistica benevolenza e di sussiego più adatto ad una pubblica autorità che ad un pastore. Nell’azione ministeriale si limita ad una pigra amministrazione dell’esistente, cullandosi, magari sugli allori delle festività popolari e, per ultimo, del Giubileo.

Su tutto ciò tace ed ha sempre taciuto larghissima parte del mondo non solo ecclesiale, ma anche politico, intellettuale e della società civile, mentre non si sono contate, non solo in occasione del processo, le dichiarazioni di solidarietà e di stima, che spesso sono scadute nella piaggeria. Si pensi ad una pubblica affermazione di un alto esponente del mondo accademico partenopeo, che definì il ministero episcopale di Giordano a Napoli come uno dei più importanti e significativi in questo secolo!

Anche se nella comunità ecclesiale non sono molti a parlare ed a parlare chiaramente – tranne pochissime e lodevoli eccezioni – notevole e continua è stata ed è la tensione che essa ha vissuto e vive, o meglio la sua parte più consapevole e propositiva, umiliata dal sentirsi senza una guida forte ed autorevole e sola in prima linea nell’affrontare problemi come disagio sociale, disoccupazione, camorra e magari pronta ad essere esibita come fiore all’occhiello di tutta la comunità per il suo impegno, che finisce per tacitare la cattiva coscienza di molti.

Certo, dopo l’assoluzione non è realistico prevedere a breve un trasferimento ad altro incarico di Giordano, nei confronti del quale la solidarietà della CEI e del suo presidente è stata decisa e senza riserve. La speranza, virtù ardua da concepire in questo momento ma prezioso talento da far fruttare, è riposta in una maturazione della comunità, che, se si aprirà allo Spirito, potrà mettere in moto un processo ecclesiogenico, di cui oggi è molto difficile intravedere i contorni, ma che potrà favorire anche a Napoli la costruzione di una Chiesa altra, più aperta, più "cattolica", meno "romana" e certamente molto più vicina al sogno di Gesù Cristo.

 


"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

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