Semplicismo infinito

di Donatella Cattadori

 

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Bisogna ammettere che leggere Eco è di ben altro interesse e stimolo, rispetto alla media delle letture e audizioni che ci vengono ammannite in questi tristi giorni dai "media". Se non altro, si ha l’impressione che lui non abbia già chiare e definite tutte le risposte; è problematico e problematizza, mettendo giustamente il dito su una delle piaghe quotidiane: il Semplicismo.

Ma, alla seconda lettura, il suo scritto mi è apparso un po’ meno sanamente razionale che alla prima. Perché? Sarà forse per il cospicuo elenco di luoghi comuni che sciorina? Sarà per il tono umoristico con cui si riferisce alla violenza di massa su bambine indifese che chiamiamo infibulazione? O sarà perché al semplicismo, pare, non c’è mai fine?

Ecco alcune domande di cui, secondo me, Eco presuppone di conoscere la vera risposta; ma poi non ci dà modo di capire come l’ha trovata, su quali basi poggia.

Perché bisognerebbe mettersi a "giudicare ciò che è bene e male"? Cosa significa "bene" e cosa significa "male"?

Mi hanno spiegato che esiste un pensiero umano in cui non trova posto la contrapposizione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Sarebbe più o meno così: nell’Uno, le cose che di volta in volta possono apparire buone o cattive, giuste o sbagliate, a me o a te, si scambiano i ruoli, si armonizzano e si completano (non pretendo di aver capito fino in fondo un concetto tanto estraneo a me e alla mia vita).

Altre domande: Perché bisognerebbe avere dei "parametri", un "sistema di valori"? Perché non fare ciò che si desidera quando si desidera, senza farsi problemi, con l’unico limite della propria forza e abilità nell’imporre agli altri il proprio desiderio?

Perché la "accettazione delle differenze" dovrebbe essere un parametro meno discutibile di altri? Chi l’ha deciso e come?

Non consisterà, l’unico torto degli antropofagi, nell’essere un’esigua minoranza senza bombe e senza soldi per comprarle?

Altre domande che mi pongo in questi giorni: se è vero che ognuno, a casa propria, può fare come vuole e il problema sorge solo quando si va a casa d’altri (mi pare che Eco, pur turbato dalla vicinanza con il legapensiero, non contesti quest’ipotesi) come mai polizia carabinieri ecc. hanno la possibilità di fare irruzione a casa mia per venire a controllare cosa sto facendo? E perché, maggiorenne capace di intendere e volere, non sono libera di rifiutare che venga trasfuso sangue estraneo nelle mie vene? Si può ancora chiamare libertà, quella che mi offre l’Italia, quando usa le tasse - che ho versato per opere di pace – per finanziare la guerra?

Com’è arrivato, Eco, e come arrivano gli altri "liberi" pensatori, a certezze assiomatiche (tipo: la democrazia è buona, le trasfusioni di sangue sono buone)? (è notevole in proposito l’esistenza di geometrie non euclidee…alla faccia delle "scienze esatte"!)

Ho un grosso dubbio: non sarà che l’essere umano "col cielo stellato sopra di sé e la coscienza morale dentro di sé" sta arrabattandosi come una mosca impazzita imprigionata sotto un bicchiere capovolto?

(forse è ovvio e forse no: io posso relativizzare assolutamente tutto ciò che è in me solo perché ho fede nell’assoluta verità che è fuori di me: il Signore Gesù Cristo)


"Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino" - Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi

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