- Scrivi commento -- Leggi commenti ce ne sono (0)
Visite totali: (319) - Visite oggi : (1)
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori Sostienici!
ISSN 2420-997X

www.ildialogo.org USTICA: Non continuiamo a farci beffa dei morti e del dolore dei familiari,di Mario Ciancarella

USTICA: Non continuiamo a farci beffa dei morti e del dolore dei familiari

di Mario Ciancarella

Ho lasciato trascorrere volutamente l'ennesimo anniversario per non essere collegato al coro greco di lamento, fatto ormai piu' di stupidita' che di arroganza del potere.
I poteri sono stati aiutati dalla nostra inconsapevole complicita' a costruirsi gabbie di impunita' ed intoccabilita' quasi sicuramente al riparo da qualsiasi tentativo di scardinamento, e se ne rimangono acquattati a godersi il sordido risultato di un velleitarismo di caccia alla verita' che ha perduto troppo spesso i tratta della ricerca scientifica e logica.
Provo tuttavia ancora una volta, nelle more di due giudizi decisivi della Magistratura sulla morte di Sandro Marcucci e sulla mia radiazione, a riproporre alcuni interrogativi ed esplicitare un possibile scenario mai preso in considerazione sia dal Magistrato sia dai giornalisti che liquidano ogni volta la prospettiva di una responsabilita' italiana, diretta consapevole e premeditata, nella strage con sciocche e artificiose domande “Ma perche' avremmo dovuto farlo?”. Cosi' e' avvenuto anche nel recente servizio di top secret in cui, dopo aver accreditato per tutta una serata una sconcertante versione di una hostess superocchiodilince - capace di riconoscere da 8000 metri di quota una portaerei americana sul Mar Tirreno (doppio sic) e senza tenere in conto comunque che quell'estroso avvistamento sarebbe avvenuto in un giorno diverso da quello della strage -, hanno liquidato cio' che era rimasto di una mia lunga intervista richiesta direttamente dall'emittente mai cercata da me, con queste turpi chiamate in fuorigioco che non rispettano neppure la logica.
Per capire Ustica amici miei, torno a ribadire che bisogna avvicinarsi alla strage con un atteggiamento medico sanitario: perche' per analizzare un qualsiasi male bisogna sapere riconoscere i sintomi di una “patologia” che induce gli organi a comportarsi in maniera difforme dalla ordinaria “fisiologia”, e partendo dalla indagine di quei sintomi allargandosi ad uno spettro piu' ampio di indagine diagnostica riuscire ad individuare perfettamente la natura della “patologia in atto” per verificare se si abbiano le conoscenze le metodiche e gli strumenti per fissare processi terapeutici che rendano credibile e sostenibile quel “mai piu'” che tutti si affannano a ripetere come una stanca litania ad ogni commemorazione.
Noi, signori miei, abbiamo la dotazione di uno strumento di salvaguardia che e' la Difesa Aerea, che ha delle sue specifiche liturgie e fisiologie, non eludibili, in ogni ora del giorno e della notte, per ogni giorno dell'anno.
Il potere militare ha sempre sostenuto e sempre sostiene la assoluta inviolabilita' dei nostri cieli. E se la ride ad ogni strampalato tentativo di attribuire a questa o quella nazione la responsabilita' della strage, perche' come disse il Generale Arpino di fronte alla Commissione Stragi (sulle ragioni della mancata individuazione dei responsabili di strage, diceva molto piu' correttamente il compito assegnatole) se avessero volato aerei francesi il nostro sistema di Diesa Aerea avrebbe certamente intercettato quei voli.
Dunque fa loro molto comodo che ci si accapigli e ci si perda dietro alle rogatorie internazionali francesi (risollevate da un Sen Cossiga che era stato la vera anima ispiratrice e dispositiva della strage) con domande peraltro poco significative, o sui velivoli statunitensi, o su qualsiasi altro intervento esterno perche' la loro arcigna e sicura difesa sara' sempre quella verita' indiscutibile “se i nostri cieli fossero stati violati nessuno avrebbe potuto sfuggire alla nostra intercettazione ed interdizione”. Per arrivare a quella conclusione cosi' raffinatamente costruita ed eseguita della soluzione bomba. A loro basta attendere che si infrangano sul muro della impossibilita' fattuale tutte le ipotesi di attacco esterno per riposare tranquilli nella loro presunzione di impunita'.
E ci sarebbe da porre piuttosto la domanda del come fosse allora possibile che un velivolo di nazionalita' ostile (il MIG libico della Sila) potesse aver interessato il nostro territorio spazio aereo arrivando a cadere non sul confine ma nella pancia stessa della nostra Difesa Aerea senza che venisse intercettato da quel sistema fisiologicamente predisposto alla individuazione di ogni penetrazione non autorizzata, per di piu' nel giorno in cui una grande esercitazione NATO, rinforzata da Forze Francesi (allora ancora fuori dal sistema occidentale di sicurezza e difesa), stava svolgendo operazioni di verifica della capacita' di interdizione di forze ostili dal lato sud dello schieramento difensivo occidentale.
Vediamo ancora: le autorizzazioni ai sorvoli ed alla destinazione di qualsiasi volo. Come avvengono? Il sistema fisiologico di rilascio di simili autorizzazioni funziona cosi': io decido di chiedere le autorizzazioni ad una certa destinazione ed al sorvolo degli spazi aerei intermedi. La Clearence, cosi' si chiama, per essere rilasciata dai Paesi sorvolati, necessita anzitutto del placet del Paese di destinazione. Se questo consente ogni Paese intermedio puo' a sua volta rilasciare il consenso al sorvolo (su rotte stabilite dal singolo Paese) o negare il sorvolo richiesto, costringendo in tal caso il velivolo richiedente ad un giro diverso e normalmente piu' lungo per poter raggiungere la destinazione prefissata, cercando di ottenere la clearence di sorvolo da altri Paesi.
Ora lo zombie 56 velivolo Tupolev sul quale volava Gheddafi chiese ed ottenne quel 27 Giugno 1980 la autorizzazione a volare alla volta di Varsavia. Ma si tratta - questo si' che andrebbe chiarito con i sigg. Francesi e Polacchi - di una autorizzazione impossibile.
Infatti la autorizzazione non e' un'automatica risposta affermativa al richiedente, ma si basa su valutazioni di opportunita' politico diplomatica e non per nulla e' sempre rilascita dai Servizi Informazioni (per l'Italia il SIOS Aeronautica comandato al tempo dal Generale Zeno Tascio) dei diversi Paesi. E quel 27 Giugno 1980 Gheddafi non avrebbe potuto attenere quella autorizzazione dal Governo Polacco neppure piangendo in greco, poiche' ospite del Ministro della difesa polacco era proprio in quei giorni il Ministro della Difesa Francese Bourges, che appena pochi giorni prima aveva avuto scontri durissimi con il governo libico per la guerra nel Ciad, in cui la vittoria aveva sorriso ai libici ed al loro candidato ciadiano alla presidenza del Paese, con la chiusura della ambasciata francese di 'ndjamena e reciproche minacce di uso della forza tra i due Paesi.
Se dunque Gheddafi avesse chiesto quella autorizzazione essa non sarebbe mai stata rilasciata.
A meno che il gioco non fosse rovesciato e Gheddafi fosse stato invitato da un suo potenziale alleato del patto di Varsavia, il Gen Jaruzelski, ad un tavolo riservato di trattativa diplomatica con l'avversario francese.
E' questa la vera domanda che andrebbe posta al Governo Francese per capire come mai dobbiamo registrare questo sintomo anomalo nella concessione delle autorizzazioni internazionali.
Era una trappola preparata per Gheddafi ma i nostri servizi andreottiani sottrassero il rais libico al destino cui era stato pensato di collegarlo: essere incolpato dell'abbattimento di un velivolo civile nei cieli italiani ad opera di un MIG di scorta al Tupolev che avrebbe eseguito un suo ordine. Il leader libico sarebbe stato bloccato al suo arrivo a Varsavia ed avviato alla sua sorte (Processo? Omicidio?) mentre le truppe organizzate in Libia dal Generale Shaibi ed asserragliate a Tobruk avrebbero rovesciato il governo di Gheddafi, subito dopo un pesante bombardamento realizzato contro Tripoli come azione di ritorsione Nato alla strage di civili compiuta dal pilota del MIG reo confesso.
Assurdo? Chi volesse potra' leggersi il documento sulla “Operazione Nortwoods” predisposta - ma mai realizzata dalla Cia per liberarsi del regime di Castro all'Avana, ove si contemplava al punto 8. de “I contenuti del piano” l'abbattimento di un aereo carico di studenti americani da attribuirsi ad un attacco castrista per suscitare l'indignazione nazionale necessaria a giustificare una ritorsione militare statunitense che rovesciasse il regime.
Se solo si indagassero con serieta' ed obiettivita' questi primi sintomi della pericolosa patologia politica che ha condizionato tutta la storia recente del nostro Paese potremmo sperare in una diagnosi efficace della vicenda stragista di Ustica. E solo cosi' si potrebbe rendere giustizia, facendo Verita', a quegli inermi cittadini uccisi per un potere torvo e pavido che ha ripetutamente negato ogni responsabilita'. E quando lo ha fatto lo ha fatto con la spocchiosa presunzione del Generale Arpino. E quando ha temuto di essere svelato nei suoi reali e putridi meccanismi di collusione politicomilitare non ha esitato a sentenziare la morte o l'estraneazione sociale ed umana per i suoi pericolosi antagonisti.
Non lasciamoci quindi affascinare dalle “piste sempre nuove” che ciascuno, sia esso giornalista o politico, sostiene solo per interesse personale ma chiediamoci e chiediamo incessantemente di essere edotti sulla vera natura dei sintomi e di pretendere diagnosi che non siano il frutto di costruzioni artificiose ma solo di una coerente indagine e della ricostruzione di un puzzle senza immagine di riferimento solo sulla base di tecniche di intelligence corrette e documentabili.
D'altra parte - torno a ripetere e poi mi taccio - se gli investigatori, di fronte ad atroci delitti familiari, come i casi di Pietro Maso o di Erika e Omar, avessero pregiudizialmente escluso la loro colpevolezza solo in ragione della loro familiarita' con le vittime e del loro iniziale dolore ostentato, invece che analizzare i sintomi che rendevano poco attendibili lr loro versioni ed i loro alibi, ebbene certamente ancora oggi quei casi non avrebbero saputo esprimere una responsabilita' diretta dei reali colpevoli.
Pensiamoci dunque quando Purgatori o chi per lui ci sciorina nuove versioni senza capo ne' coda e impariamo a chiedere loro di togliersi di mezzo come specchi opachi che impediscono di vedere la verita' che, come e' sempre, e' una e una sola e che negano di fatto Giustizia alle vittime di una strage infame.



Martedì 01 Luglio,2014 Ore: 12:15
 
 
Ti piace l'articolo? Allora Sostienici!
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF -- Segnala amico -- Salva sul tuo PC
Scrivi commento -- Leggi commenti (0) -- Condividi sul tuo sito
Segnala su: Digg - Facebook - StumbleUpon - del.icio.us - Reddit - Google
Tweet
Indice completo articoli sezione:
Storia


Ove non diversamente specificato, i materiali contenuti in questo sito sono liberamente riproducibili per uso personale, con l’obbligo di citare la fonte (www.ildialogo.org), non stravolgerne il significato e non utilizzarli a scopo di lucro.
Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.
Per tutte le NOTE LEGALI clicca qui
Questo sito fa uso dei cookie soltanto
per facilitare la navigazione.
Vedi
Info