- Scrivi commento -- Leggi commenti ce ne sono (0)
Visite totali: (255) - Visite oggi : (1)
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori Sostienici!
ISSN 2420-997X

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito

www.ildialogo.org “..và, vendi quello che hai e dallo ai poveri..,di p. Aldo Bergamaschi

11 ottobre 2015
“..và, vendi quello che hai e dallo ai poveri..

di p. Aldo Bergamaschi

Pronunciata il 12 ottobre 2003

Marco 10,17-30
In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli:
Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai sì può salvare?”. Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”. Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna”.
Un passo evangelico chiaro, chiarissimo, eppure ostico da digerire. Metterò l’accento solo su alcuni punti. Questo passo che ho letto è noto come l’incontro di Gesù con un giovane ricco (potremmo dire figlio di papà) che dirà di avere osservato i comandamenti fin dalla giovinezza. Non doveva essere proprio giovane, penso avesse più o meno l’età di Gesù. Stupisce la maniera di presentarsi: si getta in ginocchio (prendete ciò che dico adesso con ironia), e scambia Gesù per un monsignore! Gesù raddrizza subito il significato del gesto.
Poi il modo di parlare, una litania di equivoci: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” Gesù sottolinea il primo grosso equivoco, lo corregge: “Dio solo è buono”. Dio solo è buono è la prima proposizione di un sillogismo, quindi ecco come doveva concludere il nostro amico: Dio solo è buono; ma io sono Dio; dunque io sono buono. La bontà di Gesù, e la bontà – aggiungo – del cristiano, ha una radice sicura, cioè: non è buono perché fa delle opere buone, ma fa delle opere buone perché è buono. Uno può essere un gaglioffo e fare delle opere buone. Il cristiano è buono perché crede in Gesù Cristo risorto ecc.
Il giovane, secondo l’educazione farisaica, vuol sapere cosa deve fare per avere la vita eterna.
Traduciamo la parola fatidica: per avere la felicità. Il problema è un altro, non bisogna inseguire la felicità, ma la perfezione. Purtroppo questo è un errore molto comune. Per Gesù il fine della vita non è la felicità, ma la gloria di Dio attuata alla quale, mediante la perfezione, farà seguito la felicità come risultato. La felicità non può essere presa come fine, tanto che ognuno la mette in finalità molto diverse. Noi vorremmo il diploma senza lo studio e gli esami, infatti si sono verificati casi che i diplomi vengono comprati.
Gesù mette avanti il primo test: con i comandamenti come ti trovi? Li elenca, se non che – ho riguardato bene il testo – nell’elenco Gesù ne mette uno che non è nel testo da noi conosciuto, ed è “non frodare”. Questo lo ha messo Gesù e ci riporta al caso di Zaccheo, che ricco si accuserà dicendo: “restituisco il quadruplo di quello che ho frodato”. Mi chiederete che diversità c’è tra il rubare e il frodare. Rubare vuol dire: allungare le mani; frodare invece vuol dire: allungare il cervello. Quel giovane non ha capito la forza della precisazione e la sua risposta è formalmente in ordine.
Queste cose – dice – le ho osservate fin dalla mia giovinezza. Gesù lo fissa e lo ama: è una persona pronta per capire il suo Messaggio di perfezione. Trovo anch’io delle persone in particolare giovani pronti come lui. Capisco come Gesù si sia commosso, perché non è facile trovare delle persone che almeno osservano i comandamenti; e tenta di introdurre il suo Messaggio. Se proprio vuoi la perfezione – aggiungo: se vuoi essere cristiano – c’è un salto di qualità da fare: “Và, vendi quello che hai dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo”. Ecco ciò che produce la salvezza, cioè la perfezione che inizia con uno spogliamento.
Io credo che le ricchezze di cui noi siamo i possessori siano tutte sporche. Incomincio da me, dai miei confratelli, dai conventi, dalle curie, per non parlare del mondo politico. Tutto il danaro che c’è in giro purtroppo è sporco. Gesù dice che sei vuoi essere perfetto prima di tutto vendi questa ricchezza che è sporca, magari ereditata dal padre il quale da qualche parte avrà allungato le mani o il cervello come vi dicevo. “Poi, vieni e seguimi”. Spogliarsi di tutto non è ancora la perfezione, è la premessa, la perfezione si costruisce seguendo Gesù Cristo.
Vediamo ora la polemica di Gesù nei confronti dei comandamenti. Essi – i comandamenti – non ci danno la perfezione, oso dire: né umana, né cristiana; ci tolgono solo dal rango degli animali. Che si debba dire: non uccidere, non rubare… queste cose chi le fa? Alcuni animali fanno queste cose; ma gli uomini! Gesù getta un’ombra sui comandamenti. Mi ricordo quando ero ragazzo, i predicatori basavano la loro predicazione sui comandamenti. La libertà dalla ricchezza, in quanto simbolo della nostra malvagità, non veniva prospettata dai comandamenti, la ricchezza anzi era il segno di benevolenza divina. Il caso più clamoroso è quello di Giobbe. I moralisti cristiani vi diranno che per Gesù la via normale per giungere alla vita eterna è l’osservanza dei comandamenti. No, Gesù precisa che questa è solo la via ebraica, che è venuto a contestare o perlomeno a completare.
Riguardiamo in faccia ora il nostro giovane, si rattrista, se ne va afflitto: aveva molti beni.
L’operazione è finita, abbiamo trovato il bubbone, purtroppo quando si tocca il punto dolente dei rapporti socio-economici, si saggia la consistenza spirituale di una persona e di una comunità.
Quell’uomo era una persona religiosa, ma non era un cristiano. Se Gesù gli avesse detto: recita il rosario, fai digiuni e altre devozione, fai l’offerta per il terzo mondo, certo avrebbe accettato, perché tutto ciò andava d’accordo con il mantenimento delle sue ricchezze.
Dovrei analizzare ora l’insegnamento che Gesù rivolge ai suoi discepoli esterrefatti. Mi sembra di vedere un chirurgo che al termine di una operazione difficile si toglie i guanti, abbassa la mascherina e inizia lo studio del malato o della malattia. Avete visto dove era il bubbone – dice ai discepoli – quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze potranno entrare nel regno di Dio. “É più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
Questo passaggio veniva interpretato così da don Primo Mazzolari: quella parolina “cammello” in realtà ha un duplice significato “camelos” che vuol dire sia “cammello” come “gomena” cioè la corda che tiene la barca unita alla riva. I ricchi possono salvarsi? Può passare una corda per la cruna dell’ago? In quanto corda no, ma se noi la sbricioliamo e la riduciamo alle sue componenti che sono piccoli fili, allora possono passare. Interpretazione benigna per dire che: si salveranno se rinunceranno alle loro ricchezze e le faranno passare a piccole dosi dandole a chi non ne ha.
Non ho toccato l’ultima parte del Vangelo, ma vi metto la pulce nell’orecchio. Pietro dice: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Autori molto validi mettono in dubbio l’autenticità di queste parole, poiché ricavare il centuplo da queste azioni si verrebbero a giustificare le ricchezze della Chiesa. Non ho tempo di raccontarvi l’episodio di S. Francesco su questo punto nel dialogo con il vescovo, lo rimando a un’altra volta.



Domenica 11 Ottobre,2015 Ore: 10:34
 
 
Ti piace l'articolo? Allora Sostienici!
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF -- Segnala amico -- Salva sul tuo PC
Scrivi commento -- Leggi commenti (0) -- Condividi sul tuo sito
Segnala su: Digg - Facebook - StumbleUpon - del.icio.us - Reddit - Google
Tweet
Indice completo articoli sezione:
La parola ci interpella

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito


Ove non diversamente specificato, i materiali contenuti in questo sito sono liberamente riproducibili per uso personale, con l’obbligo di citare la fonte (www.ildialogo.org), non stravolgerne il significato e non utilizzarli a scopo di lucro.
Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.
Per tutte le NOTE LEGALI clicca qui
Questo sito fa uso dei cookie soltanto
per facilitare la navigazione.
Vedi
Info