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ISSN 2420-997X

www.ildialogo.org Viene un tempo, ed è questo...,di Enrico Peyretti

Viene un tempo, ed è questo...

di Enrico Peyretti

Appunti dall'assemblea di Chiesa di tutti chiesa dei poveri, "Viene un tempoo ed è questo"


Metto a disposizione gli appunti dell'assemblea di sabato 2 dicembre 2017, sperando di avere inteso sufficientemente bene.
A tutti, saluti e coraggio. Enrico

Dall'assemblea della rete “Chiesa di tutti chiesa dei poveri”, tenuta a Roma sabato 2 dicembre, mi porto alcune idee promotrici, che cerco di condividere. 
Una parola di Giobbe, citata da Pino Ruggieri, mi viene anzitutto alla mente: «All'uomo sfinito è dovuta la pietà, anche se si è allontanato dal timore di Dio» (6,14). L'umanità è sfinita. Nella sua – pur disegualissima – potenza tecnologica e militare, ha in mano la propria morte, la distruttività piena, della propria vita e della natura, che è la sua casa e corpo comune. Minaccia se stessa con armi finali. Il peccato che stiamo commettendo come umanità, si chiama genocidio, in diversi luoghi e modi: non l'uccisione di alcuni soltanto, ma di popoli umani in quanto tali. Stiamo creando corpi e intelligenze artificiali che, ci dicono gli esperti, potranno sostituire l'azione umana, non solo con l'aiutarci, ma anche col  manipolarci. 
L'umanità è sfinita? Ci vuole pietà attiva per essa, anche se non vuol saperne di Dio, anche se smarrisce le ragioni della vita. L'impegno della pietà attiva, che è amore, non cede alla potenza del nulla. Infatti, sentiamo di essere oggi non in una fine, ma tra una fine e un principio. Quelle parole, messe a titolo di questo incontro nazionale, «Viene un tempo, ed è questo...» (dal vangelo di Giovanni, 4,23), annunciano una fine e un principio: la fine della reclusione di Dio (nome che allude ad ogni significato grande dell'esistenza) in un particolare tempio, rivale di un altro tempio. Quelle parole dicono che la luce sorgiva e vitale si può intravedere, ognuno e insieme, nella interiorità umana e nelle opere conseguenti. L'umanità è sfinita, ma non è finita la risorsa profonda della sua vita buona, promotrice. Non è finita la coscienza. Le persone e le correnti, di ogni cultura e linguaggio e prospettiva, che cercano il bene della vita, possono intendersi. 
Per quanto riguarda i cristiani, arrivano oggi, nella guida pastorale cattolica di Francesco papa, i frutti di lunghi travagli, raccolti e rilanciati dal Concilio. È finita la cristianità, la pretesa di una sovranità della chiesa sulla terra, su una società identificata collettivamente con la comunità dei discepoli di Gesù. È dato un nuovo annuncio di Dio, la cui sostanza è misericordia: il Dio mostrato da Gesù è nonviolento. Dio non è più l'imperatore dell'universo, rappresentato in terra dai potenti. Queste ed altre cose importanti ho ascoltato nella relazione di Raniero La Valle.
È naturale, storicamente, che ci siano dure resistenze dottrinali, politiche, sociologiche, psicologiche. Ma intanto i cristiani delle diverse confessioni si riconoscono sempre di più reciprocamente nella fede essenziale. E le religioni si ascoltano, si stimano, si riconoscono nell'azione del bene e della pace, non senza atroci abusi contrari alla loro essenza spirituale e pratica. 
Lo storico Daniele Menozzi ha guardato la storia cattolica dalla monarchia papale di Gregorio VII, a Francesco, che  oggi erode quel sistema, verso una chiesa sinodale, una “ecclesiologia di comunione” di tutto il popolo di Dio. Francesco sottolinea la nonviolenza come metodo. Il contrasto tra chiesa e modernità è proseguito in alcuni modi anche dopo il Concilio, da parte degli intransigenti, ma con Francesco la chiesa cerca, insieme a tutti, le soluzioni ai problemi del tempo. Il vangelo si comprende nel divenire. La chiesa non è più una cittadella assediata, ma un “ospedale da campo” per i feriti della storia.
Dopo il dibattito, Menozzi ha detto che Francesco dà una risposta alla crisi sociale, nella quale si intrecciano problemi del mondo e problemi della chiesa. Se con Pio IX, nell'800, mondo e chiesa si divaricarono, sono tornati a intrecciarsi con Giovanni XXIII, che voleva servire la pace, non tenere un potere. Oggi un intreccio positivo sta nel servizio universale della chiesa all'umanità e alla sua sopravvivenza. Francesco ha entrambe le anime: che sviluppi il servizio all'umanità minacciata. 
«Oggi è un nuovo inizio», ha detto Pino Ruggieri, teologo. Se non comprendiamo, siamo come il figlio maggiore, in Luca 15, che non comprende la misericordia del padre. Francesco non riforma la curia, irreformabile, ma il papato: invita a fare festa con gli esclusi, comunica la gioia del vangelo. Non è dottrina, né disciplina, ma «potenza di Dio che agisce nel cuore dell'uomo» (    ). È scandalo per chi confonde il vangelo con la dottrina-disciplina (necessarie, ma non eterne come il vangelo). Il vangelo è più della Scrittura, è la forza dello Spirito di Dio che parla come amico e si intrattiene con gli uomini. Il vangelo è Gesù stesso. I segni dei tempi, le beatitudini, si costituiscono quando ci carichiamo della sofferenza degli altri. La predicazione di papa Francesco sta valicando la chiesa cattolica e trova l'incontro con le persone spirituali. La chiesa è già unita, se è vangelo di Gesù.
Rosanna Virgili, biblista, ha distinto bene escatologia da apocalittica. Questa cristallizza sia la fine sia il presente, il quale resta pura attesa. Francesco non porta un annuncio apocalittico, ma la sensibilità profetico-sapienziale. Non fa una lettura politica dell'attesa, ma si contrappone al potere, porta una istanza critica, non annienta il potere ma ne fa una critica costruttiva. La critica politica è lievito nel presente, che apre spazi escatologici, mentre invece l'apocalittica chiude il futuro. 
Quello di Luca è un vangelo nelle case, della laicità. Così Francesco: vangelo-ascolto-accoglienza-apertura alle trasformazioni. Dice parole che non sono nei vangeli, eppure sono vangelo. È attesa escatologica che abbraccia il mondo, abbatte muri, fa dialogo inclusivo con tutte le religioni a servire l'umanità. Fa critica costruttiva, giudizio sapienziale, fa una spogliazione della dottrina, un cristianesimo umano, una chiesa in uscita, che lascia la propria casa, gli schemi teologici, e apre il futuro. Dovrà venire qualcosa, che ora non si può definire, e verrà dall'ascolto. Francesco annuncia una salvezza come misericordia, in gestazione, non definibile.
“Per una civiltà senza genocidio” è stato il tema di Luigi Ferrajoli, giurista. In questo cambiamento d'epoca, il genocidio è sull'orizzonte, è la fine della ragione. Nella chiesa di Francesco c'è spazio anche per i non credenti (come Ferrajoli si dice), intorno al valore pace e uguaglianza. È stato ribaltato il patto di convivenza stipulato nel mondo negli anni tra 1945 e 1949, quando si rifondò la democrazia. Nella sfera del decidibile è regola la maggioranza, ma i valori sono sottratti alla maggioranza. Sono costituzionalizzati, al di sopra della politica, come il patto di convivenza. 
Oggi sono in atto processi de-costituenti, proprio mentre è massima la distruttività delle armi e dell'economia. C'è un ribaltamento tra politica ed economia: i mercati sono sovrani assoluti, irresponsabili.  La UE è de-costituita: i governi statali decidono con metodo pattizio, i poteri privati non guardano ai beni comuni. L'ideologia unica liberista mercifica tutto: tutto ha un prezzo, mentre per Kant «ciò che ha dignità non ha prezzo», e viceversa. I diritti portano all'uguaglianza, il privato alla diseguaglianza. Avviene una spoliticizzazione della società. Dunque occorre una svolta generale in politica, economia, diritto.
La grave diseguaglianza mette a morte una quantità di persone: è genocidio. Avviene un genocidio del popolo immenso dei migranti nel mondo. Lo ius migrandi, creato per i colonizzatori e per il capitalismo, deve valere per tutti. Leggi che discriminano persone per la loro qualità di migranti, e non per azioni delittuose, inquinano la civiltà giuridica e legittimano un genocidio. L'ecocidio rischia di diventare irrimediabile, mentre la classe politica vede solo i tempi brevissimi. La diffusione invasiva delle armi, convenzionali e atomiche, è un tributo pagato alle lobbies delle armi. Sono da mettere al bando, come le droghe. Solo papa Francesco, e nessun altro, solleva questa questione. 
L'alternativa di ragione, contro questi pericoli, è il patto di convivenza, fondata sull'uguale valore di tutte le differenze, e la riduzione delle diseguaglianze materiali. Avviare un processo costituente nel pianeta, assumendo l'uguaglianza come garanzia. Sottoporre alle leggi i poteri privati nell'economia, che oggi sono sovrani assoluti, impersonali: sono legittimi, ma solo se sottoposti a limiti (v. Costituzione italiana). Non è utopia, ma alternativa realistica la costituzionalizzazione del principio che il diritto è superiore all'economia. La novità oggi è che si manifesta un interesse comune dell'intera umanità alla propria sopravvivenza, per cui è necessaria una “politica interna” del mondo informata all'eguaglianza.
Dopo il dibattito, Ferrajoli ha aggiunto che è scomparsa la politica dall'alto perché è scomparsa dal basso: i cittadini devono “concorrere” alla politica. Il motivo per cui la politica è subalterna alla finanza è che non ci sarebbero alternative. I partiti si alternano a fare la stessa politica, differenti solo nominalmente. È necessario e difficile ristabilire il rapporto degradato tra società e sistema politico. Anche la chiesa ha in ciò una funzione.
 
Dal dibattito seguito alle relazioni raccolgo qui solo alcuni spunti. 
Lavorare per una chiesa sinodale, far vivere anche localmente un permanente sinodo dei discepoli, accanto a quello dei vescovi, che si avvalga delle migliori riflessioni sui problemi ecclesiali e parli, decida proposte chiare, in armonia e spirito evangelico.
Sul tema della pace, le chiese italiane premano forte per la ratifica del trattato che mette al bando le armi atomiche, e vale come spinta per un continuo cammino di disarmo. Chiedano gli elettori ai candidati, come condizione del loro prossimo voto, questo impegno primario, in un programma coerente.
Il posto delle donne nella chiesa sia completo. Impossibile pensare ancora ad assurdi e scandalosi motivi di discriminazione nei ministeri. 
La scarsità di preti, divisi tra più parrocchie in modo assurdo, porti a distribuire le responsabilità pastorali tra i laici, per un vero rispetto e servizio al popolo di Dio.
L'assemblea non si conclude – dice Raniero La Valle - , ma continua nelle comunicazioni in rete (www.chiesadituttichiesadeipoveri.it) e nelle realtà locali. Qui sono state dette parole molto serie: genocidio, ecocidio, poveri, diseguaglianze. Non è retorica dire che siamo in una svolta nel cammino positivo dal Concilio a Francesco. La preziosa predicazione di Gesù è una grande corrente che continua. Il mondo è maltrattato, ma si salverà, c'è un annuncio di vita. L'assemblea ha assunto l'appello contro il genocidio. 
Manca la comunicazione coi giovani, su problemi che riguardano loro più di noi anziani. Dobbiamo trovare le vie per intendere le loro attese, linguaggi, espressioni.
Sono stati sollevati problemi ecclesiali: è proprio vero che l'ordinazione delle donne susciterebbe uno scisma? Mettiamola sul tavolo!
È finita la cultura dell'intransigenza della chiesa verso il mondo! Essa deve dire il vangelo come i tempi richiedono. La questione di come si leggono e traducono i testi sacri, dentro la vita del popolo di Dio è responsabilità anche dei laici, della chiesa tutta, è uno dei nostri impegni. 
Bisogna dare il senso della inedita attuale alternativa vita-morte, anche con parole inedite nel linguaggio corrente, come kathekon, ben inteso. Il problema è dire chiaro che oggi si perde la regola di convivenza tra gli umani. Però c'è una regola possibile: la resistenza positiva, non distruzione ma costruzione di vita. 
Il punto sulla pace è attivare la sensibilità alla situazione, come avvenne per i missili di Comiso, così oggi.  
Siamo ad un tornante. Non siamo apocalittici, ma assumiamo la responsabilità.
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Martedì 05 Dicembre,2017 Ore: 19:34
 
 
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Indice completo articoli sezione:
La chiesa di Papa Francesco


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