Le Biffate
«Non è tempo di crociate»

A cura di Domenico Manaresi

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Bologna, sabato 10 novembre 2001

Sono tanti, molto più del previsto, gli amici che mi hanno chiesto di avere fotocopia dell’intervista al prof. Giuseppe Alberigo apparsa nella pagina Cultura de ""Il Resto del Carlino" del 31 ottobre 2001.

Decido allora di trascrivere tale intervista e inviarla a tutti via e-mail.

Come potete vedere, di Biffi si parla ben poco, ancorché in modo non certo servile e forse un po’ "duro", ma con sincerità ed esprimendo concetti condivisi (a cominciare dal sottoscritto) da molti "christifideles" laici e chierici. Ciò non toglie che queste poche parole siano state sufficienti perché sia l’inserto domenicale "Bologna7" di "Avvenire" del 4 Novembre 2001(inserto che è "fatto" dalla Curia di Bologna) sia l’ineffabile e anonimo "Rosso Malpelo" ne sollevassero un vero e proprio "casus belli"…

Tant’è. Io penso che non si debba "idolatrare" nessun "essere umano", ancorché vescovo, arcivescovo e cardinale…

Shalom a tutti, ma proprio a tutti… specialmente a coloro che si nascondono dietro pseudonimi… Domenico Manaresi

Mitt. Domenico Manaresi - via Gubellini, 6 - 40141 Bologna - tel&fax 051-6233923 – e-mail: bon4084@iperbole.bologna.it


Da: "Il Resto del Carlino" del 31 ottobre 2001

UNIVERSITA’ – A BOLOGNA L’ULTIMA LEZIONE DEL PROFESSOR GIUSEPPE ALBERIGO

«Non è tempo di crociate» di Achille Scalabrin

BOLOGNA — «Rammarichi? No. In fondo continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: lo storico». Insomma, un addio con il sorriso sulle labbra quello che il professor Giuseppe Alberigo, ordinario di Storia della Chiesa, e uno dei maggiori studiosi internazionali del Cristianesimo, darà oggi all'Università di Bologna, con la sua «lectio brevis». E' tempo di pensione per questo 75enne signore dai modi squisiti, di origine lombarda, bolognese d'adozione, ma è anche tempo per uno sguardo alla cronaca piagata dagli integralismi religiosi, dai conflitti che qualcuno vorrebbe di religione.

Avrebbe mai immaginato di veder resuscitare termini quali guerre di religione, crociate, professor Alberigo?

«Non credo — risponde l'ex assistente di Giuseppe Dossetti e Delio Cantimori — che si possa dire che l'attacco alle Torri gemelle di New York è espressione del conflitto religioso, solo perché le vittime erano in maggioranza di fede cristiana e i kamikaze di fede musulmana...».

Ma tra Cristianesimo e Islam rischiano di tornare rapporti molto conflittuali.

«I rapporti tra Cristianesimo e Islam occupano una bella manciata di secoli, quattordici, in cui c'è stato di tutto. Certo, le cose più famose restano le guerre, le Crociate. Ma quanti le hanno fatte per motivi di fede, e quanti perché gli faceva comodo? E quando Venezia muoveva le sue navi contro i Turchi per difendere le rotte del Mediterraneo, era un conflitto religioso o commerciale? Catalogare il rapporto tra Cristianesimo e Islam solo come storia di guerre è arbitrario e ignorante, perché ci sono state altrettante forme di convivenza, e dire convivenza è dire poco. Oppure significa dimenticare quando i luterani scampavano all'Inquisizione cattolica rifugiandosi nelle terre del Califfo, perché lì si rispettavano tutte le fedi».

Lei non teme allora il degenerare dei rapporti sotto l'onda degli integralismi?

«Io dico che la forzatura grave e pericolosa che oggi ci viene proposta è quella di vedere questi rapporti solo come conflittuali. Anche se, a mio avviso, bisogna dire che stiamo un po' tutti scoprendo l'universo musulmano, dopo l'11 settembre. Quella tragedia ci costringe, salvo qualche eccezione, a renderci conto che siamo un pezzetto del mondo, e che ci sono molti pezzetti o pezzoni che abbiamo fin qui ignorato: un mondo più grande, ricco e complesso».

Professor Alberigo, lo spirito missionario, di evangelizzazione che muove il papato di Giovanni Paolo II come si concilia con il dialogo con le altre fedi?

«L'enfasi posta dal Papa sull'evangelizzazione — a mio avviso — è oggettivamente e istitntivamente indirizzata verso quella che si chiama 'la scristianizzazione', non alle altre fedi. Il destinatario è soprattutto l'ateo o colui che — con un termine infame — viene chiamato il miscredente. Insomma, le altri fedi non hanno di che temere».

E' anche vero che il Papa già in passato si è rivolto al musulmani definendoli fratelli. Concetto che non sembra assimilato da tutto il corpo della Chiesa cattolica.

«Per niente, per niente. Basti pensare al cardinal Biffi, che chiede di discriminare tra immigrati cattolici e gli altri. E' chiaro che il cardinale di Bologna non muove da una fraternità... Ma io resto convinto di quanto Giovanni XXIII aveva visto con grande lucidità: ciò che unisce è sempre molto di più di ciò che divide».

Un nuovo Concilio ridarebbe nuove speranze alla Chiesa e ai fedeli, come lascia intendere il cardinal Martini?

«Un Concilio è un po' una scommessa, soprattutto il prossimo che avrebbe 4000 vescovi, e la maggioranza non europea. E' difficilissimo immaginarne i risultati, ma va detto che tutti i Concili sono imprevedibili, e questo è il motivo per cui la Curia romana è ostile all'eventualità di un nuovo Concilio: è un fenomeno che non può controllare. Ma a me pare che sia importante che ogni tanto venga convocato, sarebbe un elettrochoc, un momento di consapevolezza, anche per gli stessi vescovi, che forse sarebbero i primi a restarne sconcertati».

 Mitt. Domenico Manaresi - via Gubellini, 6 - 40141 Bologna - tel&fax 051-6233923 – e-mail: bon4084@iperbole.bologna.it


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