Le Biffate
Biffi:«Dario Fo un buffone»

A cura di Domenico Manaresi

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Bologna, venerdì  9 novembre 2001

Avete mai visto un cardinale arcivescovo “arrampicarsi sugli specchi”??  Leggete qui di seguito l’articoletto n.3 tratto da il Resto del Carlino in cui potrete constatare come è buffo Biffi che dà del buffone a Dario Fo, eppoi - con stile berlusconiano – cerca di far credere che non ha mai detto quanto scritto negli articoletti n. 1 e 2… o – quanto meno – che è stato frainteso dai soliti giornalisti cattivi…

Shalom a tutti, ma proprio a tutti…anche e specialmente a coloro che hanno l’abitudine di lanciare il sasso e poi nascondere la mano…

Domenico Manaresi

 

1)-Il Resto del Carlino di Lunedi 5 Novembre 2001

Dario Fo, un buffone»

I cristiani devono essere intolleranti? Sì, secondo il cardinale Giacomo Biffi, se per intolleranza si intende il rifiuto delle idee sbagliate: ad esempio, quelle portate avanti da certi «catechismi ideologici» che si sentono in televisione, oltretutto da chi non ne avrebbe assolutamente titolo: come «chi ha vinto il Premio Nobel soltanto perché è capace di fare il buffone, e sentenzia su tutto»; chiaro, e duro, riferimento a Dario Fo.

Invece il credente non deve mai essere intollerante se questo significa rifiutare o condannare le persone, che vanno sempre rispettate.

Biffi ha espresso queste idee sabato sera, ai ragazzi della diocesi dai 14 ai 16 anni che si erano riuniti nella cripta della Cattedrale per incontrarlo, all'inizio del cammino per giungere alla «Professione di fede», cioè ad una espressione pubblica e consapevole della propria fede cattolica. Il cardinale ha risposto ad alcune loro domande, fra cui c'era appunto quella sull'intolleranza, «della quale – si diceva –spesso i cristiani sono accusati». E ha poi fatto anche una distinzione sul termine «integralismo», altro difetto spesso attribuito ai cristiani. «Per integralismo – ha detto – si intende di solito il mescolare la politica e la religione», magari per giustificare atti orribili come il terrorismo: ma «in questo senso oggi fra i cristiani di integralisti non ce ne sono: lo sono invece coloro che mettono insieme due parole inconciliabili come “guerra” e “santa”, o in nome del loro Dio uccidono». Non fra i cristiani quindi, semmai fra i musulmani. Invece se per integralista si intende «chi pensa di avere ragione» allora la questione è semplice, ha spiegato Biffi: bisogna vedere se ce l'ha o no; e la «misura» per saperlo sono le parole di Cristo, «il più grande integralista della storia», visto che non si è limitato a dire «io possiedo la verità», ma addirittura «io sono la verità».

Poi Biffi ha spiegato ai ragazzi che occorre sì rispettare tutti i credenti nella varie religioni, ma «ciò non significa che tutte le religioni sono uguali: cristianesimo è credere in un fatto, la risurrezione di Gesù». E ha esercitato la sua graffiante ironia su varie «credulonerie» del mondo odierno, come gli oroscopi («se ne leggete cinque, sono tutti diversi: e allora a quale si crede?»), la pubblicità; poi sul «mondo di maniaci sessuali», nel senso di una sessualità distorta, esibita in tutti i contesti ossessivamente, «nel quale vi trovate a vivere»; e infine appunto sulle «catechesi ideologiche», espresse nel contesto di dibattiti così squilibrati che «in essi quattro che esprimono le idee del “padrone del vapore” si contrappongono a uno solo, che così la figura dello scemo».

di Chiara Unguendoli

 

2) Il Resto del carlino di martedì 6 novembre 2001

Fo: «Cardinale, venga a vedere il mio San Francesco al Duse»

«Certi personaggi della Chiesa dovrebbero ricordarsi di Galileo Galilei. Boicottato, vituperato, costretto a bruciare tutti i suoi studi. Salvo poi fare ammenda qualche secolo dopo».

Si meraviglia Dario Fo del fatto che il cardinale Biffi, intervistato da un gruppo di adolescenti, abbia parlato di lui come di «una persona che ha vinto il Nobel solo perché sa fare il buffone e sentenzia su tutto» — anche se in termini rigorosamente teatrali «buffone» per uno come Fo può essere un complimento — ma soprattutto non manda giù, l'inventore del «grammelot», l'intolleranza nei suoi confronti.

Nell'ultimo numero della rivista i gesuiti di «Civiltà cattolica» gli hanno dedicato un servizio di 12 pagine in termini più che elogiativi. Gruppi teatrali di tutto il mondo, anche di ispirazione cattolica, mettono in scena i suoi lavori.

«Il cardinale — aggiunge Fo dopo averci pensato su — manca di generosità, mi sembra orribilmente pesante. Biffi è sicuro di avere la verità in tasca, io invece mi chiedo: chi decide quali sono le idee giuste e quali quelle sbagliate? Ecco perché mi viene in mente Galileo. E mi viene in mente anche il Cartesio dell'Elogio del dubbio».

«Il suo esame - prosegue il Nobel, già a Bologna perché questa sera al Duse metterà in scena per la prima volta «Lu Santo Jullare Francesco» — mi sembra molto superficiale. Sono certo che monsignor Biffi non ha mai visto un mio spettacolo e non conosce i miei testi. Al massimo avrà visto qualche pezzetto in televisione. Per questo lo invito a teatro e sarei felicissimo se accettasse. Potrebbe rivedere le sue idee e forse potremmo anche parlare insieme di San Francesco».

Il poverello di Assisi ha affascinato l'attore perché, studiando e rileggendo i testi dell'epoca, lo ha trovato un vero e proprio affabulatore, con qualità mimiche e gestuali eccezionali. E poi perché — nella rilettura di Fo — Francesco era un «uomo contro», che amava definirsi «giullare al servizio di Dio», nella tradizione medievale dei folli in Cristo che attraversava l'Europa dalla Russia al Mediterraneo, per rimarcare la propria lontananza dalla tradizione ufficiale della Chiesa. E per quel suo essere, sempre e comunque, dalla parte dei minori.

Amato da morire ma altrettanto intensamente detestato «da quei due o tre fascisti noti, ma mai da un uomo di chiesa», Dario Fo non lesina un suggerimento acidulo. «Un vescovo — dice — dovrebbe essere un po' più 'fine' nei suoi giudizi. Non dovrebbe andare giù con l'accetta, quella stessa accetta che mozzava le teste nei secoli passati. Ma non c'è niente di cui sbalordirsi: questo è un tempo di crociate e non se ne è accorto solo il vescovo di Bologna. Manca la dialettica e la democrazia viene cacciata dalla porta. E anche, a pensarci bene, dalla finestra».

di Nicoletta Rossi

 

3)-Il Resto del Carlino de di martedi 6 novembre

Buffone” si riferiva al mestiere

Ecco il comunicato con cui ieri la Curia ha chiarito il pensiero del cardinale Biffi:

«Il termine 'buffone' collegato al nome proprio non è presente nelle parole effettivamente pronunciate dal Cardinale e ne è perciò una estrapolazione non corretta.

a) quanto alla forma: il sostantivo buffone è stato usato come identificativo di una attività artistica, non come epiteto attribuito ad una persona fisica, come invece titolo e testo inducono a pensare.

b) quanto alla sostanza: perchè detto collegamento si presta a portare il lettore a conclusioni che non coincidono con il pensiero e con l'intento del Cardinale. Nel rispondere a un giovane che lo interrogava, l'Arcivescovo ha infatti messo in guardia dai 'catechismi ideologici' offerti dalla televisione, dove il presentatore o anche 'premi Nobel' si sentono autorizzati a sentenziare su tutto — persino sulle questioni di fede — indipendentemente dall'ambito scientifico o artistico per il quale hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento.

c) Questo e non altro era il senso delle parole del cardinale Biffi».

Il titolo poteva forse prestarsi ad equivoci, il testo sicuramente no.

 


 

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